Se la formazione rinnega se stessa...
La Redazione - 02-05-2012
Giunta a un docente con la richiesta esplicita d'una opinione, la notizia che un ateneo rifiuti di condividere l'iniziativa di un gruppo di studenti che ricordano con una targa Vittorio Arrigoni, denuncia una chiusura inspiegabile. La questione non riguarda in senso stretto la scuola, ma coinvolge indubbiamente il mondo della formazione, gli interessi dei nostri giovani, le chiusure autoritarie di chi governa le nostre istituzioni e i mille volti di una realtà di cui la scuola è parte. Se quanto scrivono gli studenti risponde a verità - e non c'è ragione di dubitarne - non abbiamo dubbi. Il rifiuto opposto dall'Università merita una riflessione e riteniamo utile, perciò, pubblicare il breve scambio epistolare che ci giunge e che crediamo illuminante.
La Redazione


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"Ci può dire che ne pensa, prof?
Dignità e ruolo dell'istituzione accademica: sono questi i motivi per cui oggi il Senato Accademico [Università Orientale di Napoli, NdR] ha risposto con un categorico NO alla richiesta degli studenti di procedere con l'attivazione della borsa di studio intitolata a Vittorio Arrigoni, da destinare ad uno studente palestinese. Già nei mesi scorsi il Senato si dichiarò contrario all'apposizione di una targa nell'aula Matteo Ripa, in ricordo dell'attivista italiano ucciso a Gaza; targa che poi è stata messa autonomamente dagli studenti in seguito alla raccolta di centinaia di firme e nel corso di un'assemblea molto partecipata.
Sarebbe questo il gravissimo crimine di cui ci siamo macchiati noi studenti e che avrebbe leso la "dignità" dell'istituzione accademica? Quel giorno non fu fatto altro che rispettare la volontà di centinaia tra studenti e docenti, di ricordare la figura di Vittorio, a fronte delle chiacchiere e delle promesse inconcludenti del Senato Accademico.
A noi pare paradossale parlare di "dignità" quando è in atto un vero e proprio ricatto, che influisce fattivamente sul potenziale percorso di studio di un giovane palestinese. Ricordiamo a tutti quelli che non lo sanno o che fanno finta di non sapere che, in Palestina, gli studenti, come tutti gli abitanti, devono quotidianamente oltrepassare i famigerati check point israeliani per raggiungere le proprie case, scuole, università, ospedali e posti di lavoro, con la disastrosa conseguenza che nel solo mese di marzo sono stati arrestati 37 studenti palestinesi, colpevoli di aver difeso la DIGNITA' del proprio popolo.
Un paradosso perché l'università Orientale, che si vanta tanto di essere un ponte tra diverse culture, non ci pensa due volte a stipulare convenzioni con le università israeliane che appartengono ad uno Stato che occupa illegalmente da più di sessant'anni la Palestina, .
Vittorio Arrigoni ci ha lasciato un'eredità importante: "restiamo umani". Un' eredità che però non tutti hanno voluto raccogliere, a partire dal Senato Accademico al quale oggi gli studenti hanno regalato un'ironica targa con scritto "al Senato Accademico, per la sua grande umanità...restiamo umani".
Ad oggi ribadiamo che invece noi resteremo umani e continueremo a portare avanti questa piccola battaglia. Non importa quanto ci vorrà, né quanto dovremo scontrarci con l'ottusità delle istituzioni accademiche: cara rettrice, la targa rimane lì dove gli studenti l'hanno messa e non ci fermeremo fin quando la borsa non verrà attivata!
Restiamo Umani!
Collettivo Autorganizzato Universitario


"Penso che la vostra lettera meriti una risposta.
Umano sei, non giusto, scriveva, ribellandosi al potere che si fingeva umano, un animo mite come quello di Parini nel 1775. Ce l'aveva con l'aristocrazia che, sorda e cieca, non ascoltò né lui né altri. Il poeta non era un rivoluzionario, ma i tempi in cui viveva preparavano la rivoluzione e nessuno poté sottrarsi al corso della storia. Non fu la ferocia di chi chiedeva, ma l'ignobile insensibilità di quanti avrebbero dovuto ascoltare a decidere della sorte di chi pensava che il potere imbriglia la volontà dei popoli sicché il mondo non cambia.
Cambiò, il mondo, cambiò com'era chiaro che sarebbe accaduto e teste a migliaia caddero sui patiboli, nelle piazze e sui campi di battaglia. Non lascio mai ai sogni e alle fertili utopie più spazio di quanto non sembri giusto alla mia ragione e alla mia onestà intellettuale e, quindi, non sosterrò che il cambiamento fu definitivo e la violenza produsse il regno della giustizia sociale. E' una cosa alla quale l'orgogliosa - o, se volete, superba - difesa della mia indipendenza di pensiero mi impedisce di credere fino in fondo. Cambiò, il mondo, però, e fu migliore di quello precedente. Non me lo nascondo: non c'è certezza che il gioco delle forze economiche e le debolezze dell'umano sentire rendano duraturo e intangibile un progresso, e nel corso del tempo vichianamente credo che le conquiste della civiltà possano cedere il passo alla barbarie in un succedersi di primavere e inverni della storia; così andrà, finché uomini vivranno e mi basta la consapevolezza - ce l'ho, ma non saprei dimostrare che ho ragione - che senza lottare si perde la sola vera ricchezza nostra, l'umanità, e perciò non si vive. Per favore, fatela la vostra battaglia e non pensate che sia piccola.
Non è piccola cosa quella per cui balzano in luce meridiana la rozzezza e l'insensibilità di chi governa un'istituzione millenaria come l'università. L'universitas, che da millenni, sia pure tra mille contraddizioni, è fabbrica di pensiero critico e immagina un uomo capace di seguire le sue inclinazioni con la consapevolezza che il presente è il passato di chi ci seguirà ed ha, perciò, natura squisitamente storica. Piaccia o no a chi siede nel Senato accademico, la trincea in cui si sono ridotti rinnega la funzione per cui esistono. Arrigoni e il suo messaggio non parlano evidentemente al popolo militante, ma invitano tutti a una riflessione critica sulla storia e a una così naturale inclinazione dell'uomo che, volendola fuori dalle sue mura, l'«universitas» contraddice la sua ragion d'essere: fare del sapere un patrimonio pubblico comune, ricordando che ogni scienza è tale, solo se ricorda d'essere umana.
Il vostro Senato accademico, chiuso nell'ostinato silenzio di chi non ha altre ragioni da opporre a chi gli chiede ascolto, se non quelle del potere, è fermo a una concezione del mondo che nacque a Trento con la Controriforma e impose l'abiura a Galilei, torturò e mise a morte col fuoco Giordano Bruno e creò l'indice dei libri proibiti.
Eccolo il vostro reato: avete portato un libro dannato al rogo nelle vostre aule. Arrigoni, da vivo, era un militante, oggi è un dito puntato contro il potere. E' vita del pensiero contro la morte per "ragion di Stato" e voi siete colpevoli di lesa maestà. La targa ad Arrigoni è il libero pensiero che pretende spazio. Siatene orgogliosi e non arretrate. Se il Senato Accademico dissente, abbia l'animo di lasciare testimonianza di sé: consenta che la targa stia dov'è e l'affianchi con un'altra che manifesti le ragioni della contrarietà. Giudicherà la storia se a un cittadino del mondo l'università possa negare la cittadinanza.
La crisi del nostro mondo non è tragica per ragioni semplicemente economiche, come ci vogliono far credere i cialtroni che l'hanno provocata e ora intendono farla pagare alla povera gente. E' una crisi assai più acuta, radicale e pericolosa: è crisi culturale. Questa scelta dell'università ne è la prova più tangibile e dolorosa. Quando il perno di una civiltà si riduce a riconoscersi nelle innovazioni del mondo economico e pretende di formare disciplinati soldati del capitale, invece che libere coscienze, non c'è altra via che la lotta. Siamo tornati molto più indietro di Parini e del suo 1775. "Umano sei non giusto", egli scriveva allora, ma non è umano oltre che ingiusto quello che accade in questi giorni bui. Tornano in mente i versi desolati di chi ha visto il volto della barbarie: "Alle fronde dei salici, per voto, / anche le nostre cetre erano appese, / oscillavano lievi al triste vento".
Il tempo della lotta per la democrazia non ha limiti e confini. Vive anche oggi e prima o poi trionfa. Strapperemo ai salici le cetre. S'è promesso per voto.
Giuseppe Aragno

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