Cambiare la vita delle donne per cambiare il mondo
Valeria Savoca - 16-11-2002
Se un altro mondo è possibile, è necessario porre fine alle violenze, all'esclusione, alla povertà che condizionano la vita di milioni di donne, soprattutto nel sud del mondo, dove i diritti più elementari, alla sussistenza, all'istruzione, al riconoscimento di soggettività sono negati, violati, dove alla violenza delle culture e delle strutture del dominio maschile si sommano i guasti della globalizzazione neoliberista e l'avanzata delle destre.
Nella conferenza stampa organizzata ieri 7 novembre dal Coordinamento Europeo Diane Matt, incaricata del Coordinamento internazionale della Marcia Mondiale delle Donne e componente del Consiglio internazionale del Forum Sociale Mondiale, ha spiegato con queste parole la partecipazione della Marcia Mondiale ai Forum Sociali. Marcare i movimenti di massa a livello internazionale con una presenza femminile femminista non è solo naturale ma è necessario, infatti la presenza della politica di genere non è qualcosa che va tollerato, se davvero vogliamo cambiare il mondo dobbiamo comprendere la necessità di modificare, modelli, istituzioni, strutture, che anche secondo la portavoce internazionale della Marcia italiana, Nadia De Mond, limitano la rappresentanza sociale, politica e culturale di questa metà della popolazione a livello mondiale.
Il dominio economico e il controllo sociale sulle lavoratrici e madri, rischia di farsi feroce anche a livello europeo, dove la vittoria delle destre in diversi paesi e la presenza di governi di sinistra deboli o moderati mettono in discussione diritti ottenuti nell'ultimo secolo di lotte di donne, sindacaliste e militanti, come mette in luce Nelly Martin, del Coordinamento Francese della Marcia, che nell'organizzazione intersindacale francese e nella Marcia Mondiale cerca strumenti di difesa delle condizioni di vita in opposizione alle scelte liberiste e sessiste che rischiano di permeare la Carta dei Diritti della futura costituzione europea.
Il respiro "oltre ogni frontiera" è sottolineato da Mercedes Frias, dell'associazione Nosotras, che vede nella necessità di darsi obiettivi e percorsi di liberazione comuni , migranti e native insieme, uno degli elementi centrali accolti dalla rete internazionale della Marcia, gli stessi che con altre singole e associazioni cerca di attuare nella sua organizzazione a livello locale. Il suo "No all'Europa fortezza", la sua denuncia della condizione delle donne nel sud del mondo, che esse si trascinano pesantemente come migranti nei paesi del nord del mondo, rivendicano globalizzazione dei diritti e riconoscimento della soggettività di tutte le donne e di tutte le differenze. "Differenze" e non "differenza di genere" è ciò su cui si sviluppano le ricerche, gli studi delle giovani di Next Generation, organizzazione europea che si occupa della vita quotidiana delle donne, del femminismo, delle sue teorie e delle sue pratiche, a partire dalle donne come soggetti, contro il riduzionismo delle differenze.
Si tratta di differenze che si intersecano, che non possono essere negate, nè ridotte a un unico soggetto, Sarah Bracke e le sue compagne sembrano ammettere identità plurime, ma integrate e non escludentesi. Come non ammettere che il Social Forum Europeo non può fare a meno di loro?

discussione chiusa  condividi pdf