Vittorio Arrigoni. Chi ha vissuto davvero non muore mai
La Redazione - 14-04-2012
Trecentosessantacinque giorni. Un anno, quattro stagioni, una manciata di settimane. Un secolo o un istante. Il tempo non si misura sui calendari e chi ha davvero vissuto non muore mai. Non c'è sole che tramonti o buio di una notte che spenga le grandi "utopie": scrivono la storia. Per quanto la rabbia disumana e impotente del potere sappia colpire senza pietà, nessuno può cancellare il senso della solidarietà, la passione civile, la scelta serena di chi mette in gioco la vita per un ideale di civiltà e di giustizia sociale.

Un anno fa, il 15 di un aprile uguale a tanti, rapito nella notte, Vittorio Arrigoni, giornalista e militante schierato al fianco del popolo palestinese, fu ucciso nella Striscia di Gaza. La mano che pensava di cancellarlo così dalla lotta per un mondo migliore, lo rese invece veramente eterno. "Restiamo umani", ripeteva Vittorio, ed è questa l'eredità che lascia al mondo: qualcosa che non può morire come non muore la giustizia, nonostante si tenti di imbrigliarla.

Non c'è arma che uccida un'idea e mai come oggi, viva e dolente, la causa della Palestina unisce chi lotta contro l'ingiustizia e la violenza. Mai come oggi appare chiaro che chi pensava di uccidere Vittorio Arrigoni ha rafforzato la volontà di quanti lottano per i diritti e la giustizia sociale e invano si sono fatti altri morti e altro sangue s'è versato. Chi guarda lontano non fa fatica a vederlo: più cresce, rabbiosa, la morsa del potere, più chiara appare la sua debolezza. Non c'è forza armata, in grado di piegare la forza della ragione. E' legge della storia e non servirà a nulla trasformare il pianeta in un campo di battaglia.
Il mondo resta umano e non c'è modo di farlo cambiare.

Il nostro ricordo è il ricordo di molti, in questi giorni. Perchè certe parole, una volta ascoltate, una volta vissute, non ti lasciano più.
"Rimanere immobili, in silenzio, significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione in ogni capitale del mondo «civile», in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto".

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