Vita da tartarughe
Federico Repetto - 06-09-2001
Federico Repetto ci ha fatto pervenire dalle Galapagos il seguente messaggio che per motivi tecnici è rimasto monco.


Trinidad de Galapagos, 3° scoglio a Nord Ovest

12 maggio 2001, h 2664 e 30' circa


La bassa marea mi permette di lavorare un po’ meglio con il mio computer oceanico. Quando rimane completamente sotto il livello del mare ha delle anomalie di vario tipo: si spegne senza preavviso, non si collega con le applicazioni, talora si collega da solo con la rete Echelon per un'interferenza con qualche sommergibile atomico di passaggio. In emersione invece funziona molto meglio. E poi io posso togliermi la maschera, così vedo meglio lo schermo e la tastiera.
"Ma come cavolo hai fatto a finire lì?", mi ha chiesto Marino Bocchi, che ha avuto con me qualche scambio epistolare su una world wide famous mailing list di insegnanti (didaweb@yahoogroups.com). E anch'io certe volte me lo chiedo, a bagnomaria nelle acque equatoriali del Pacifico, tra gli scogli ancora chiazzati di nero dall'ultima petroliera in avaria, quando vedo in lontananza le pinne dei pescecani (tutti quelli che seguono i programmi di Giorgio Celli sanno che non attaccano l'uomo se non sono inferociti dal sapore del sangue, però non si sa mai). Poi mi capita per esempio di vedere qualche scorfano dall'aria mite e inoffensiva (salvo per la spina avvelenata sulla schiena) che mi fa venire in mente Gasparri, o qualche sferico pesce luna che mi ricorda (in piccolo) Giuliano Ferrara, e allora il perché mi ritorna chiaro; e c'è anche una varietà di gambero, che cammina tutto obliquo, con delle antenne che mi ricordano - non so perché - i baffetti di Massimo D'Alema…
Ma mi devo spiegare meglio. Gli antefatti di questa storia risalgono ad un tempo lontano, quando molti dei lettori di Fuoriregistro vedevano ancora la TV dei Ragazzi o non erano nemmeno nati. Sì, lo confesso, io ebbi la ventura di vivere da ventenne anni formidabili (e lo furono davvero - non lasciatevi influenzare negativamente dal fatto che lo abbia detto per primo uno dei più grossi baüscia della storia della sinistra, Mario Capanna) (1).
Io credevo allora che non solo il genere dei felini domestici, quello delle tartarughe marine e altri generi animali particolarmente simpatici e fortunati, ma anche il genere umano avrebbe potuto liberarsi dallo sfruttamento e dall'alienazione. Queste strane idee (allora correnti) devono aver scosso i miei già precari equilibri psichici giovanili e preparato la patologia odierna. Però nel periodo successivo, detto del "riflusso", sembravo già tornato allo più tranquilla normalità. Verso il 76-77 mi sentivo un socialdemocratico inossidabile e un uomo coi piedi per terra (adesso invece li tengo in acqua). Mi era parso infatti che tutta questa storia del rinnovamento del genere umano non fosse una cosa così fondata scientificamente come dicevano alcuni (tra cui un certo professor Lodovico Geymonat, che sembrava che se ne intendesse), ma assomigliasse piuttosto al ritorno della vecchia profezia: "il leone e l'agnello dormiranno insieme" (anche se - come osserva acutamente Woody Allen - l'agnello non sarebbe riuscito a chiudere occhio).
Insomma dopo un periodo iniziale in cui ero uno studente che cercava la fusione mistica con la classe operaia e con la "internazionale futura umanità", attraverso varie fasi e metamorfosi, divenni dopo alcuni anni insegnante di storia e filosofia. Avevo in mente questa semplice divisione del lavoro: i politici riformatori (se riescono ad andare al governo) si occupano un po’ di migliorare la condizione dei più sfigati (o "meno avvantaggiati" che dir si voglia), mentre a me tocca insegnare educazione civica ai giovinetti e alle giovinette per edificarne l'animo, ma soprattutto svolgere il programma ministeriale per farli crescere, se non in bellezza e santità, almeno in sapienza. Amen.
Tuttavia, già in questo periodo in cui sembravo ancora un essere umano normale, il male che mi possiede cominciava a manifestarsi. Gli amici infatti trovavano strano che io passassi la maggior parte delle mie mitiche vacanze estive di insegnante (quattro - cinque mesi, secondo una leggenda metropolitana) e qualche volta anche quelle di Pasqua e perfino quelle di Natale facendo bagni di mare che duravano giornate intere, con lunghissime apnee. Ma il sintomo più vistoso era l'incredibile allergia che avevo per il nome e per l'immagine di Craxi(2): ogni volta che ne avevo sentore (ma valeva anche per Andreotti, Piccoli, Forlani, Cariglia, Biondi, Martelli, Signorile, e molti altri) ero assalito da conati di vomito e da un senso di nausea e di depressione che durava molto a lungo. Un prurito molto intenso mi colpiva poi tutta la schiena, che si desquamava progressivamente. Fu nell'84, quando il governo Craxi emanò il cosiddetto decreto Berlusconi, che - là dove la pelle si era desquamata - cominciarono ad apparire le prime placche cartilaginee, che cogli anni cominciarono a diventare sempre più solide e rigide.
Il lettore comincerà adesso ad intuire le circostanze in cui io decisi non solo di disconoscere la mia nazionalità italiana, ma anzi di dare le dimissioni dal genere umano, per ottenere dall'agenzia dell'ONU per l'ambiente lo status di tartaruga delle Galapagos. E dopo i fatti di Genova del G8 - in particolare dopo il pestaggio alla scuola Diaz - quando devo parlare con qualche visitatore italiano de temps en temps j'ai des crises et je ne peux plus contrôler mon langage. In this way, a pesar de my ignorancia del español, yo todo modo invento palabras y hablo como un cabròn, for not speaking italian de alguna manera. Me queda que hacer los gritos de la tortuga de Galapagos…(3)
Zum Glück, dopo un po’ ricomincio a parlare normale. Ma le difficoltà ce l'ho anche quando faccio lezioni di educazione civica ad una mia simpatica classetta di delfini e di balenottere: che fiducia posso trasmettere loro nel futuro dell'ecosistema e nell'equità del genere umano, che presume di controllarlo?
Vi dicevo appunto delle placche che già verso i tempi dei mondiali di calcio del 90 venivano consolidandosi sulla mia epiderm "Questo programma ha compiuto un'operazione non valida e sarà terminato. Se l'inconveniente dovesse....ou ò kb blob à' l-zk1\ ho theos soter esti (vielleicht) blob glub

--------------
Note di redazione (per i lettori più giovani)
(1) Capanna, noto ai più giovani perché in tempi recenti è stato deputato di Rifondazione Comunista, compì, intorno al 68 alcune straordinarie imprese al servizio della causa democratica: cacciò i CiEllini dalle assemblee aperte del movimento studentesco (con questa espressione si intendeva in origine un movimento di studenti basato sulla democrazia diretta e sulla più ampia libertà di espressione), per cui essi - presi da crisi mistica - si autoconvinsero di essere gli ultimi dei martiri cristiani e di avere doti profetiche, con gli esiti che sappiamo; si impadronì della sigla "Movimento Studentesco" e ne fece un partito politico organizzato e centralizzato, e, secondo alcuni maligni, piuttosto autoritario; fece stampare le opere di Stalin dalle Edizioni del Movimento Studentesco.
(2) Bettino Craxi è, si crede, lo pseudonimo di un brigante del Basso (o forse Bassissimo) Medioevo, Ghino di Tacco, sopravvissuto miracolosamente fino ai giorni nostri. Rubava ai poveri per donare ai ricchi, e in particolare a se stesso. Tifoso accanito del Milan, per quest'unico ed esclusivo motivo divenne intimo amico di Silvio Berlusconi. Riguardo ad altri soggetti la documentazione su di lui è incerta. Ci sono alcuni uomini di Fede che sostengono che egli, convertitosi all'islamismo e recatosi in Tunisia in pellegrinaggio per consacrare alla Madonna di Fatima tutte le sue ricchezze, sia stato involato al cielo da una legione di angeli (o di uri). Si tratterebbe comunque di un personaggio realmente esistito (o al massimo di due), e ciò - secondo molti storici - sarebbe provato da alcune sentenze penali dei tribunali italiani, a carico di Craxi Bettino, e da una serie di editoriali dell'Avanti!, a firma Ghino di Tacco.
(3) Traduciamo come possiamo l'ultima frase dall'improbabile spagnolo di Repetto: "Mi restano solo da fare i versi della tartaruga di Galapagos".

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf