Controllo sociale, repressione e diritti negati
FSE - 16-11-2002
Per Bruno Paladini (Mat) i Trattati europei promuovono un progetto neoliberista in cui "il blocco della libera circolazione e la criminalizzazione del conflitto sociale sono elementi chiave".
Per Aliki Papadonichelaki (Greek Social Forum) limitando i diritti sociali e civili "l’Europa rinuncia a una sua caratteristica storica."
Dolores Jiuliano (Univ. Barcellona) mostra le varie forme storiche di stigmatizzazione dei movimenti sociali. Il consenso sulle leggi di “sicurezza” si basa su attitudini mentali indotte. Le donne sono tuttora tra le principali vittime di questo meccanismo.
Per Eva Forest (attivista diritti umani, Paesi Baschi) i Paesi Baschi sono un laboratorio dove l’UE “democratica” sperimenta la repressione contro i movimenti sociali: “la parola democrazia è diventata uno scudo per la violenza di stato”. L’esperienza della sinistra basca non è il terrorismo: “venite a vedere con i vostri occhi”.
Per Luigi Ciotti (Gruppo Abele) “il tema della sicurezza è il nuovo killer”: permette politiche di esclusione dei deboli, uccide ai confini della “Fortezza Europa”, mentre i forti si fanno leggi su misura per sfuggire alla giustizia. "Non c’è bisogno di sicurezza ma di vivibilità".
Per AAmer Anwar (Globalise Resistence, UK) “democrazia non è votare ogni 5 anni”, ma è partecipazione. Gli attivisti di GR rischiano l’arresto anche solo perché ospitano amici immigrati. Contro questa logica fascista: “no all’istituzionalizzazione del razzismo”.
Fatos Lubonja (Albania) considera che i discorsi europei sulla “multiculturalità” nei Balcani sono poco credibili quando si vede quel che accade nell’UE.
Dal pubblico arrivano testimonianze di attivisti contro i centri di detenzione in tutto il mondo.
Un attivista portoghese dice che l’Europa deve farsi carico del suo passato coloniale.
Anche in Francia c’è “tolleranza zero” contro i movimenti sociali, e impunità per i crimini finanziari “organici” al sistema neoliberista.
Un “franco-senegalese” dice che la legge Bossi-Fini è come le leggi razziali fasciste. Il dibattito si conclude con un intervento di sostegno alla protesta dei detenuti nelle carceri turche.
Infine, Paladini invita a creare delle reti internazionali per promuovere conflitto sociale ed estendere i diritti: “frontiere aperte a tutte-i”.

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