Che paura, gli Stati Generali
Francesco Di Lorenzo - 24-03-2012
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2011-2012



1.

Il ministro Profumo ha annunciato per il prossimo settembre gli Stati Generali della scuola.

Il ricordo di quelli ultimi, di sicuro, avrà fatto correre un brivido sulla pelle di alcuni addetti ai lavori. Si era nel dicembre del 2001. Li convocò il ministro Moratti e in pratica inaugurarono (forse consolidarono) l'epoca berlusconiana, con tutti gli annessi e i connessi. Si disquisì sul futuro della scuola in un giorno è mezzo: gli interventi duravano un massimo di 6,5 minuti e, come in uno show televisivo, ordinati in una scaletta rigidissima. Alla fine, all'ora di pranzo della seconda giornata, tutti via dal palco per lasciare la scena a Berlusconi. Seduta a fianco, la ministra Moratti ascoltò una mezz'oretta di chiacchiere e proclami, tra cui la bellissima idea della scuola delle tre I (internet, inglese, impresa) e qualche barzelletta. Poi tutti a casa.

Praticamente, la commissione che in quella sede presentò le basi della riforma della scuola targata Moratti, dopo un paio di anni sconfessò molte delle decisioni prese dallo stesso ministro. Niente di eccezionale da questo punto di vista. Da noi è una specie di pratica. Come sono una pratica le riforme incompiute. Ed è inutile contarle (le riforme). Tant'è che lo tesso ministro in carica ha detto, "la scuola non ha bisogno di ulteriori riforme, già ce ne sono state troppe". Infatti. Questa volta gli Stati Generali dovrebbero servire a far parlare i ragazzi ( è sempre il ministro attuale ad averlo detto). Speriamo.



2.

Si ridiscute della riforma degli organi collegiali. Il disegno di legge del penultimo governo fu presentato dal sottosegretario all'istruzione Aprea. Si parlava, nel testo, di Consigli dell'autonomia scolastica al posto dei Consigli di istituto. Molte volte ricorreva la parola autonomia, anche per i nuclei di valutazione di cui ogni scuola avrebbe dovuto dotarsi. La questione controversa era la possibilità che le scuole potessero promuovere o partecipare alla costituzione di fondazioni finalizzate al sostegno economico delle proprie attività. Ma, allora, tutto fu bloccato dalla Lega sul problema del reclutamento degli insegnanti (su base regionale, cittadina, linguistica-dialettale, ecc.).

Ora, eliminato del tutto questo punto, si ridiscute il resto. All'interno delle forze che sostengono il governo sembra che qualcuno non sia d'accordo sulla possibilità che le scuole diventino fondazioni. E che questo sia il pomo della discordia. Staremo a vedere cosa succederà.

Le ultime notizie, intanto, dicono che si è trovato un accordo. O è stato eliminato anche il punto riguardante le fondazioni, oppure capiremo qualcosa su come è possibile fare opposizione a se stessi. E quali metodi di natura sinuosa e contorsionista si useranno per spiegarci il percorso.


3.

Il Miur ha chiarito che il contributo chiesto dalle scuole alle famiglie deve avvenire su base volontaria. Nessuna scuola può obbligare al versamento di una cifra stabilità autonomamente (e che non fa parte delle tasse obbligatorie). C'era stato il caso limite di un istituto in cui il mancato versamento incideva sulla valutazione del comportamento degli studenti. Ma, del resto, c'era stata anche la circostanza per cui i dirigenti che chiedevano contributi, perché senza fondi ministeriali, furono accusati di voler fare politica attraverso la scuola. Insomma, la situazione era abbastanza confusa.

Questa volta, invece, si dice chiaramente che i contributi volontari sono detraibili nella dichiarazione dei redditi. E le famiglie devono saperlo.

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