Sulla sovranità alimentare
Colette - 16-11-2002
Resoconto dettagliato della conferenza sulla sovranità alimentare che ha visto l'intervento di José Bové.

La conferenza è coordinata da Gianni Fabbris (Altraagricoltura Italia) e da Hege Nerland (NBS/CPE - Norvegia). Il microfono passa a nove relatori fino a quando arriva il turno di José Bové, le cui argomentazioni, molto ben documentate, hanno fatto vibrare i tubi della strutture che decorano le volte della vecchia stazione che fungeva da sala conferenze.

Principalmente è stato affermato:
# il diritto dei paesi di decidere le proprie produzioni;
# il diritto degli agricoltori di non essere privati della terra e di
utilizzare le sementi che preferiscono ... [il diritto] delle popolazioni di disporre di cibo in quantità, qualità e varietà sufficienti.

Intervento di Lidia Senra (sindacato Labrego/Galego, Coordinamento agricolo europeo, Galizia, Spagna)

È forse concepibile un'Europa senza agricoltori? Eppure questo è
l'orientamento di una politica mondiale che mira a produrre gli alimenti al di fuori del luogo di consumo e a prezzi irrisori. Quando si parla di alimentazione, il diritto fondamentale per eccellenza di un paese è quello di produrre il proprio cibo. L'obiettivo della produzione industriale attuale è di accrescere il profitto di poche grandi aziende con la conseguente alimentazione insufficiente di una parte della popolazione mondiale e la scomparsa di 200.000 agricoltori europei.
Le associazioni e i sindacati degli agricoltori europei esigono una nuova politica, nel rispetto di quei diritti fondamentali che sono il diritto dei cittadini a un'alimentazione sana ed equilibrata, il diritto dei popoli di definire la propria politica agricola, il diritto degli agricoltori di poter scegliere le colture e le sementi.


Hector Mondragon (economista, Colombia)

La violenza in Colombia è diventata la norma. La terra è passata nelle mani dei grandi proprietari terrieri; in Amazzonia, si distrugge l'ambiente per costruire autostrade allo scopo di favorire scambi commerciali che vanno a profitto dei più abbienti. Nel 1946, all'estrazione del petrolio è seguita l'espropriazione di 12 milioni di agricoltori, due milioni dei quali sono rimasti completamente senza terra. Sono state impiantate grandi coltivazioni di canna da zucchero e cotone mentre le colture alimentari venivano abbandonate in nome di interessi speculativi.

"Alcuni anni addietro dissi: non date pesce, ma insegnate agli uomini a pescare, ora vi dico, sanno pescare, hanno solo bisogno di libertà, devono recuperare i loro diritti di coltivare la terra ".

Le organizzazioni agricole della Colombia pagano un pesante tributo alla difesa dei diritti dei campesinos:, sono 1.700 i loro leader assassinati.
Tutti i conflitti politici in atto portano all'eliminazione degli agricoltori. Della Colombia, gli Stati Uniti vogliono unicamente il petrolio e le grandi aziende americane e olandesi (Unilever) acquistano le terre dei produttori locali dopo averli ridotti sul lastrico.


Sergio Marelli, uno degli organizzatori del Forum mondiale che si è tenuto a Roma nel giugno scorso in occasione della conferenza mondiale sull'alimentazione della FAO.
Delle promesse ottenute in quella sede, nessuna è stata mantenuta.
Bisogna ripetere senza mai stancarsi... "più giustizia, il diritto universale di mangiare bene e in quantità sufficiente", i diritti dell'uomo non devono essere scelti come in un menù, le associazioni degli agricoltori esigono regole fisse e valide per tutti. Bisogna mettere fine al dumping, a questa politica che consiste nel sovvenzionare l'esportazione dei prodotti finendo col distruggere le produzioni agricole dei paesi meridionali.

Uno dei relatori, iscritto a un'associazione degli agricoltori italiani dà voce alla sua fiducia nell'efficacia del Forum di Firenze; secondo un agricoltore biologico italiano anche se l'agricoltura biologica è sufficientemente riconosciuta per la qualità dei suoi prodotti, non lo è sufficientemente per l'impatto che ha sulla politica poiché, essendo venuta alla luce in punta di piedi, sono le sue convinzioni che ora sono sempre più sostenute dai consumatori per il fatto che si preoccupa di promuovere le risorse locali. Axel Naida fa parte di una rete norvegese di lotta contro l'OMC. La rete coordina le azioni da mettere in atto per influenzare le decisioni che saranno prese a Città del Messico.

Antonio Noratti.
Una rete che organizza una campagna planetaria contro gli OGM e soprattutto lotta contro il CODEX, organismo che stabilisce i parametri internazionali di riferimento in materia di alimentazione e nel quale l'Europa svolge un ruolo determinante.

Marie-Paule Mesmo, fa parte del comitato di direzione del Coordinamento agricolo europeo: la riforma Fischler, se entrerà in vigore, non farà che accelerare la tendenza attuale di eliminare gli agricoltori in tutti gli stati del mondo, in particolare praticando una politica di esportazione in massa dei prodotti, asfissiando le modeste produzioni locali e strangolando i piccoli mercati interni... e, allo stesso tempo, un uomo su due non ha cibo a sufficienza.


Altri interventi sviluppano gli stessi temi mettendo in luce sfaccettature diverse poi, per ultimo, sale sul palco José Bové: la politica agricola comune altro non è che un'applicazione della politica dell'OMC livello europeo.

* 1978: viene varata la PAC per consentire all'Europa di essere
autosufficiente.

* 1986: l'agricoltura fa il suo ingresso nei negoziati del GATT e
quindi dell'OMC di cui ne assume la competenza; l'agricoltura diventa la posta in gioco per i paesi ricchi visto che, per mezzo suo, possono estendere il loro dominio sui quattro angoli della terra. Questa data segna la supremazia del commercio e del profitto sul diritto dei popoli di nutrirsi da soli.

* Al momento, la proposta Fischler rappresenta un allineamento della politica agricola europea con quella dell'OMC. Si tratta di una nuova forma di colonialismo verso i paesi del sud del mondo che consiste nel privarli della loro autosufficienza inondando quei paesi con prodotti d'importazione.

Gli agricoltori costituiscono la maggior parte della popolazione terrestre e 90% dell'agricoltura mondiale è attualmente consumata nel luogo di produzione, ma l'OMC vuole estendere a tutto il mondo le regole che governano il restante 10%. L'adesione della Cina all'OMC, avvenuta il novembre scorso a Doha, ha provocato una catastrofe di proporzioni enormi, fino a quel momento mai vista dagli agricoltori cinesi: l'allontanamento di oltre 250 milioni di agricoltori dalla loro regione e dalla loro terra... un evento così grave non si era mai verificato. Per il commercio si fanno a
brandelli gli equilibri sociali e ambientali.

Per il 2003, Fischler propone:
la riduzione dei prezzi dei prodotti la soppressione degli aiuti


È necessario che la politica agricola europea sia compatibile con le direttive dell'OMC, che le sovvenzioni all'esportazione siano smantellate (è stato detto a Doha). È falso, si tratta semplicemente di trovare un espediente che sembri rispettare le direttive dell'OMC senza però cambiare niente nel sistema delle sovvenzioni: invece di definirli "aiuti di sostegno al prodotto" si parla di "aiuti all'ambiente"... con un aiuto all'ambiente si presume che non si faccia dumping ed è possibile, così, dissimulare gli aiuti all'esportazione.
*Cancun, OMC, settembre 2003 : le decisioni che si sarebbero dovute prendere in quella sede, saranno, in effetti, adottate a Ginevra in marzo 2003. Fischler vuole avere la sua riforma e poco importa se le riforme non sono applicate, l'Europa vuole continuare a esportare materie prime in concorrenza con i paesi del sud del mondo sovvenzionandoli.


Qual è la politica dell'OMC:

*L'apertura delle frontiere con l'obbligo per i paesi di importare il 5% del suo consumo totale. I danni sono già evidenti: la metà del patrimonio zootecnico subsahariano è stato distrutto dalle esportazioni; in Thailandia, paese tradizionalmente autosufficiente per la produzione di riso, la perdita attuale di produzione si attesta al 30% ed è causata dalle esportazioni. Si possono moltiplicare gli esempi all'infinito, l'obbligo di aprire le frontiere può essere un suicidio per un paese fragile; possono essere colpite tutte le forme di agricoltura contadina a vantaggio delle multinazionali esportatrici.

*L'imposizione dei prezzi e dei prezzi più bassi. E un'aberrazione perchè non ha nessun fondamento economico, il prezzo non deve essere più basso possibile ma sufficiente da coprire le spese e il lavoro del produttore. Al di sotto di questo prezzo, si parla di dumping... ed è così che l'Europa vende le sue eccedenze agricole a paesi ampiamente capaci di essere autosufficienti. Prendiamo il latte,per esempio: bisognerà allinearsi al prezzo più basso, quello della Nuova Zelanda, ora questo paese non copre che l'1,7% della produzione mondiale. Come si può accettare che sia una percentuale di mercato tanto ridotta a dettare la legge del prezzo? La stessa cosa vale per i cereali: il prezzo è fissato a Chicago in base a una produzione che rappresenta il 5-6 % della produzione mondiale. Neanche i paesi ricchi possono, con questi prezzi, tener testa alla concorrenza.

*Ultimo punto : imporre l'abbattimento degli aiuti all'agricoltura. Le sole risorse di cui dispone un paese piccolo sono rappresentate dalla protezione delle sue frontiere, da una politica agricola che tenga conto delle sue necessità alimentari e della sua autosufficienza.

La situazione mondiale in cui viviamo denuncia già squilibri enormi.
Quali sono i principi difesi dal Coordinamento agricolo europeo?

*la sovranità alimentare

*il diritto alla protezione delle colture alimentari, non può esserci un
solo modello, il modello dell'agricoltura intensiva e industriale. Il 60% della popolazione mondiale è occupata nell'agricoltura
28 milioni di persone possiedono un trattore 250 milioni lavorano la propria terra sfruttando la forza animale 1 milione e 300.000 la lavora a mano.

*Tutti devono continuare a produrre e proteggere i mercati locali; le
infrastrutture sono al servizio della popolazione e non al servizio delle multinazionali e delle pretese dei loro commerci. Il Mali è il più forte produttore di cotone del mondo eppure solo l'1% della sua produzione rimane all'interno dei suoi confini, il resto prende la via dell'Indonesia per essere trasformato dall'industria locale a prezzi ottenuti unicamente con lo sfruttamento di quelli che lo lavorano.
*Difesa della biodiversità, diritto di mantenere le proprie sementi per non dipendere dalle grandi aziende che trarre il massimo dai brevetti acquistati per le sementi transgeniche: 3 o 4 grandi società ne controllano il mercato.
La logica degli OGM non è di natura biologica ma commerciale. A questo proposito vale la pena citare alcuni esempi. Le società hanno fatto man bassa delle due colture più importanti su cui si fonda l'alimentazione del bestiame: il mais e la soia. Adesso sono all'attacco del cereale più consumato nel mondo, il riso, e consumato in quantità massicce soprattutto in India, Asia e Giappone. Molto velocemente gli agricoltori di quei paesi non potranno disporre che di alcune varietà da seminare quando, invece, esistono oltre 200.000 varietà diverse di riso in grado di soddisfare i bisogni delle popolazioni delle regioni pianeggianti, montagnose secche o umide.

*Lotta affinché gli agricoltori possano continuare a produrre partendo dalle proprie sementi. Attualmente nell'America settentrionale e centrale, ci sono agricoltori in contrasto con aziende le quali reclamano i diritti su sementi che sono di proprietà degli agricoltori ma che sono state contaminate da OGM. In India le multinazionali assorbono le aziende sementiere locali e lo stesso accade in Africa e in altri paesi...

In Europa, sembra esserci speranza per gli agricoltori visto che dal 1999 una moratoria impedisce alla Comunità europea di rimettere in discussione il divieto agli OGM. La commissione di Bruxelles vorrebbe sollevare la moratoria perché l'America minaccia l'Europa di perseguirla per vie legali con il pretesto che impedisce l'ingresso nel suo territorio. L'Europa è già stata condannata 4 anni fa per aver rifiutato di lasciare entrare la carne di manzo americana agli ormoni.
In realtà ciò che ne ha impedito l'ingresso è la mobilitazione esemplare dei cittadini europei, l'80% dei quali rifiutano gli OGM ma le multinazionali godono del sostegno della ricerca pubblica che concede loro una specie di garanzia scientifica.
La distruzione degli OGM a pieno campo è legittima, siamo a favore di questa lotta, nell'ambito del diritto europeo che riconosce il diritto di vivere in un ambiente sano, nell'ambito della convenzione dei diritti dell'uomo. La nostra seconda lotta è per l'accesso alla Terra: la terra appartiene a chi la coltiva...per le migliaia di "senza terra" sparsi in tutto il mondo domani occuperemo un pezzo di terra e vi pianteremo un uliveto.

Il movimento sociale agricolo combatte affinché i diritti dell'uomo vincano sul commercio e la guerra.

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