Il metodo Vales per tutti
Francesco Di Lorenzo - 03-03-2012
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2011-2012



Che sia stato un 'flop' il tanto decantato rilancio degli istituti tecnici e professionali è sotto gli occhi di tutti. Tant'è che il ministro Profumo, ad uso di famiglie e alunni, ha chiesto di ampliare le spiegazioni sulle possibilità e sugli sbocchi occupazionali che offrono tali istituti.

Naturalmente una richiesta del genere è 'tecnicamente' giusta e di buon senso. Peccato però che manchi di base. In parole povere, c'è poco da propagandare e molto da nascondere. Un fallimento, appunto. Ma andiamo con ordine. Nel 2007 fu istituita, dall'allora ministro Fioroni, una commissione per la riorganizzazione degli Istituti Tecnici e Professionali. Tale commissione fu confermata nel 2008 all'arrivo del ministro Gelmini, e finalmente, nel marzo 2010 partorì i tanto attesi Regolamenti di riordino degli istituti tecnici e degli istituti professionali. Nell'occasione, visto che c'erano, e per celebrare la grandeur Gelminiana, furono emanati anche i regolamenti relativi all'assetto ordinamentale dei licei (ma solo per confondere ancor più le già confuse acque).

A parte una riduzione e una semplificazione di settori e di indirizzi non sempre chiarissima, il topolino che fu allora partorito si è rivelato tale. La sovrapposizione di pezzi di riforme iniziate e mai concluse ha fatto il resto. Oggi, gli istituti tecnici e professionali italiani non hanno alcuna identità e negli ultimi due anni, alla faccia del grande rilancio, le iscrizioni nei due ordini di scuole sono diminuite drasticamente (naturalmente i dati di quest'anno ancora non ci sono, ma a parte un miracolo che è sempre possibile, segnali di tendenza diversa non si sono visti, e la prova è la richiesta di una maggiore propaganda fatta dal ministro).

La grande opera di rilancio, secondo gli esperti nominati, avrebbe dovuto marciare in parallelo con taglio delle ore di insegnamento, specie nelle materie professionalizzanti. Così, se con il vecchio ordinamento un perito meccanico doveva studiare nel corso del quinquennio 2904 ore, con il nuovo assetto dovrà farlo per 2475 ore. Un 'risparmio' di 429 ore, con un 15% in meno di matematica, una riduzione del 50% di diritto, ma anche con meno ore di meccanica e di altre materie specifiche. Negli istituti professionali va ancora peggio. Nel suo libro 'L'Italia che va a scuola', Salvo Intravaia si chiede e chiede: "Vi affidereste a odontotecnici di 'seconda generazione' con meno ore di Fisica, Chimica, Scienze dei materiali dentali all'attivo e meno ore passate in laboratorio?...O di un cuoco diplomato all'istituto alberghiero, con metà delle ore passate in cucina, rispetto al passato, ad esercitarsi tra piatti e fornelli?". Chiaramente, la risposta è scontata. Ma il problema è che l'industria, sottolinea sempre Intravaia, che già non riesce a trovare in Italia tecnici diplomati, tra poco dovrà rivolgersi all'estero perché quelli che la scuola italiana sforna non sono all'altezza.

Azzardiamo un'ipotesi, sapendo che da noi può capitare di tutto: vuoi vedere che i componenti della commissione che ha riorganizzato gli istituti tecnici e professionali hanno avuto tutti, per la loro grande impresa, un avanzamento di carriera? Speriamo proprio di no!

Intanto, proponiamo di valutarli con il metodo e con i criteri del Vales.

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