L'indotto pedagogico della cultura del limite
Severo Laleo - 01-03-2012
Il governo Monti ha un procedere davvero diverso dai tanti governi della storia repubblicana. E' terribile, riesce, ad una parte, a infliggere, sbagliando di grosso e per l'ideologia dei conti, sofferenze reali a troppe persone senza tutele; e, dall'altra, riesce a seguire una linea di "civiltà", a volte, oltre i valori liberali. E' il caso del limite, a 300 mila euro, per gli stipendi dei manager di Stato.

Bravo governo Monti/Bertinotti! Sì, perché, se non erro, solo Rifondazione Comunista, anni addietro, riuscì a raccogliere firme per una legge di iniziativa popolare in questa direzione; a memoria, il limite era dato, allora, da un tetto stipendiale non superiore di dieci volte il salario minimo di Stato. Ma potrei sbagliare.

La notizia è di grande rilievo, non in sé, ma per il suo indotto pedagogico.
Dal grido "più soldi per tutti", comunque, anche navigando in cricca, al più mite "un tetto per tutti" (per la gioia degli homeless!).
Una rivoluzione!
Eppure, per dare un senso alla cultura del "limite", è d'obbligo avere un altro punto di riferimento, verso il basso.
Se è lecito, ed è lecito, fissare un limite alla "ricchezza" di una retribuzione, appare al pari lecito, ed è lecito, fissare un limite alla povertà/assenza di retribuzione: per realizzare mitezza sociale il governo Monti dovrà presentare, subito, una proposta, in proporzione, di reddito minimo garantito o di cittadinanza.
O no?

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