Li chiamano impropriamente "no global"
Giancarlo Canuto - 16-11-2002
La speranza si è ritrovata in questi giorni a Firenze e si è sentita a casa propria in una città aperta all'incontro ed al dialogo, una città che con la cultura, l'arte, l'impegno civile e la passione politica ha sempre messo al centro delle sue tensioni e delle sue attenzioni i valori umani, i problemi del mondo, i drammi sociali e le domande di liberazione. Ignorando rozze provocazioni e smentendo sciagurate profezie, la speranza ha preso corpo a Firenze nelle puntuali denunce, nelle incalzanti argomentazioni e nelle concrete proposte di migliaia di giovani e meno giovani provenienti da tutta Europa che hanno vinto il pregiudizio, l'intolleranza, l'odio, il servilismo, la rassegnazione. E così il Social Forum Europeo ha avuto successo oltre ogni più rosea previsione, si è imposto all'attenzione generale ed ha indicato le vie di una "lotta alla globalizzazione dall'alto mediante la globalizzazione dal basso".

Li chiamano impropriamente "no global", li dipingono nei modi negativi più diversi e contraddittori, ne vogliono fare sempre un problema di ordine pubblico per non confrontarsi con le loro ragioni e le loro argomentazioni, cercano spregiudicatamente di capovolgere le questioni che essi pongono, misurano le cose che dicono e le cose che fanno col metro di una politica che ha divorato se stessa per trasformarsi in riti di potere e atti di arbitrio, li blandiscono con l'intento di assorbirli o li demonizzano per cercare di isolarli. Sono disorientati perché questo strano "popolo" che si oppone al liberismo ed alla guerra non è vincibile con le tradizionali armi della forza e del ricatto dal momento che non ha stabili strutture organizzative che si possono disarticolare né "capi" o gruppi dirigenti che si possano intimidire o comprare.

Il fatto è che i santuari del liberismo ed i loro grandi e piccoli sacerdoti temono quel "movimento dei movimenti" che sta dando ragione al cantautore Guccini il quale qualche anno addietro con una canzone su Che Guevara cercava così di scuotere le coscienze dei padroni del mondo: "ma voi reazionari tremate . da qualche parte un giorno, dove non si saprà, da qualche parte un giorno il Che ritornerà". Ed il "Che" è ritornato ma non è il capo di una rivolta, non fa la guerriglia e non vuole conquistare il potere per cambiare dall'oggi al domani il mondo. Il "Che" ha lo stesso cuore di quarant'anni fa, lo stesso disinteresse per il potere, la stessa voglia di debellare sfruttamenti ed oppressioni. Ma ha fatto esperienza e sa che i tempi sono cambiati e perciò egli stesso si è rinnovato ed ha mutato sembianze. Oggi è un soggetto collettivo ovunque presente ed ovunque in crescita che analizza, argomenta, disvela ingiustizie e disuguaglianze planetarie, fa appello alla coscienza dell'opinione pubblica mondiale, propone e testimonia logiche e comportamenti alternativi a quelli della cultura dominante. E' un "popolo" disarmato che si ribella ed opera con strumenti di intervento non-violenti.

Si fa finta di non capire che oggetto della contestazione del "movimento" non è la globalizzazione in sé ma "questa" globalizzazione a causa della quale - giova ripeterlo ai sordi ed ai distratti - il 20% dell'umanità consuma l'80 % delle risorse mondiali e viceversa; cresce il divario tra i paesi ricchi ed i paesi poveri e crescono anche gli squilibri all'interno dei Paesi industrializzati; il Sud del mondo versa ogni anno al Nord duecento miliardi di dollari per debiti mentre si riduce il flusso dei capitali privati verso i paesi poveri. Ed ancora: un quinto della popolazione mondiale è costretto a vivere con meno di un dollaro al giorno mentre Bill Gates ed altri tre miliardari americani possiedono una ricchezza pari al PIL di 42 paesi poveri con seicento milioni di abitanti; milioni di contadini rischiano di morire di fame per progetti mondiali di industrializzazione selvaggia dell'agricoltura; l'imperante modello di sviluppo in ogni parte del pianeta violenta la natura e devasta l'ambiente. Ciò che si denuncia è insomma quel liberismo che bandisce la solidarietà, abbatte le protezioni per i più deboli, assolutizza il mercato, rende servile il lavoro e mercifica la vita. Quel "pensiero unico" che, facendosi "potere unico", costruisce l'economia a misura delle multinazionali col flusso spregiudicato dei capitali, le tattiche regolazioni dei tassi e le strumentali oscillazioni di borsa; che sostiene le dittature amiche e tenta di svuotare in Occidente le democrazie partecipative; che alimenta il terrorismo invece di combatterlo seriamente rimuovendone soprattutto le cause; che pratica la guerra "infinita" e "preventiva" per piegare ogni autonomia e vincere ogni resistenza.

E sì, il "movimento" preoccupa per la ricchezza del suo pluralismo culturale ed organizzativo, perché mette in primo piano l'interesse generale dell'umanità non annullando gli interessi locali ma tenendoli insieme e valorizzandoli in un'armonica e superiore sintesi e perché è la prima esperienza politica di massa che non si pone il problema del potere e della sua conquista ma ne vuole capovolgere le logiche e mutare i meccanismi. E' un movimento che non si propone "rivoluzioni" ma "cammini" di radicale cambiamento fatti di denunce, di lotte, di proposte e di fattive sperimentazioni; un movimento che persegue obiettivi graduali e concreti, che sta creando crescenti problemi alle politiche dominanti e che sta già ottenendo significativi risultati. Ma il Forum europeo di Firenze ha detto in questi giorni anche un'altra cosa: che la rifondazione della speranza può avere una forte base ed un importante punto di riferimento nel vecchio Continente dove il discorso dei diritti per tutti e della pace come scelta di civiltà affonda le sue radici nella cultura democratica del movimento operaio e del solidarismo cristiano.

(GSF Puglia)
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 UN NO-GLOGAL PRATICO    - 18-11-2002
DON CHISCIOTTE COMBATTEVA CONTRO I MULINI A VENTO !!!!

 La Rosa Bianca    - 30-09-2007
Certo...
le parole sono belle... ma più che le parole i signori dei movimenti (e i loro maestri) dovrebbero pensare al loro stile di vita... nn sempre è coerente!

Come si dice: chi è senza peccato....