Questa normalità fa male
Vittoria Menga - 28-01-2012
Siamo nel periodo dell'anno che vede il pullulare di iniziative per il giorno della memoria. Giustamente cerchiamo di non dimenticare quella banalità che ha reso il male un compagno quotidiano, accettato e quasi normale per tanti contemporanei di quella tragedia. Mi chiedo se basti riflettere sulle azioni che riguardano il passato. Chiediamoci che cosa può fare danni enormi, oggi, senza suscitare nessuna critica, nessun rigetto o nessuna ribellione. Io penso che il silenzio diventi consenso o forse incapacità di individuare il veleno che passa attraverso i canali mediatici, capaci di produrre assuefazione.

Tra uno spot e l'altro, apparentemente innocui, ecco farsi avanti una pericolosa visione della vita che arriva al consumatore a costo zero. Per comprare un'auto o un Suv è necessario dimenticare tutto ciò che si è imparato fino a quel momento. Rispetti le regole? Conosci il galateo? Usi le maiuscole e il congiuntivo? Cedi il posto gentilmente ad un anziano? Ebbene, dimentica tutto questo. Perché? Evidentemente è tutto anacronistico, inutile e superato. Che cosa serve per vivere oggi con successo? Una sola fede, un solo imperativo categorico: OSARE!
Che bello!! Che bella visione della vita! Tradotto in vita quotidiana, che cosa significa questo osare? Non rispettare le regole sociali, superare i limiti. Ognuno di noi può immaginare le conseguenze che questo modello può produrre sul comportamento individuale. Poi ci lamentiamo che i giovani sono ingovernabili, che lo sballo e la mancanza di misura si diffondano in tutti i campi. Perché non c'è una reazione di fronte a questi messaggi martellanti? Secondo me, perché viene sottovalutata la loro portata. E invece sono molto pericolosi e sollecitano l'individualismo e il gusto dell'eccesso, con costi sociali facilmente prevedibili.

Usciamo dal silenzio! Se non ora, quando?

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