I marziani al governo della repubblica
Giuseppe Aragno - 20-12-2011
In Italia il "dramma formazione" ha radici profonde e non a caso abbiamo un doppio record negativo: meno laureati rispetto alla media europea e un tasso di disoccupazione dei laureati che è più alto di quello degli altri paesi dell'Unione Europea. Non bastasse, chiunque provi a indagare si accorge che le quote più alte di lavoro precario si ritrovano, guarda caso, proprio tra i lavoratori laureati. Il paradosso è solo apparente e l'origine del problema non è la formazione, ma il capitalismo da rapina che fa da base al nostro sistema produttivo. I nostri "valorosi imprenditori" non guardano avanti, non è loro costume. Lo sguardo, se mai qualche volta si leva dal portamonete, è quello di chi si limita al piccolo cabotaggio, è abile tra le secche e gli scogli, ma non ha il coraggio di affrontare il mare aperto. E' fatale, perciò: la richiesta di manodopera è rivolta per lo più a profili professionali con basse qualifiche e il laureato non ha mercato. Si cerca l'operaio generico, quello che puoi ammazzare di fatica a basso costo e pazienza per l'incidente. Quando capita, del resto, c'è la foglia di fico d'un contratto più o meno regolare di sei euro all'ora per una giornata di lavoro che, di fatto, non ha limiti né mansionario e si applica a lavoratori perennemente ricattati dal binomio licenziamento-disoccupazione. Metter mano al mercato del lavoro, vuol dire anche, Ichino lo sa ma fa finta d'ignorarlo, interrogarsi su un sistema formativo ridotto ormai a vivere di contraddizioni profonde tra aspirazioni progressiste e spinte classiste, mortificato dalla precarietà e dalla sottoretribuzione dei docenti, lasciato da solo a far fronte allo sfascio della famiglia, a insanabili contrasti tra un'idea di scuola che formi intelligenze critiche e le fortissime tendenza aziendalistiche volte alla produzione di disciplinati "soldatini del capitale". E' perciò che da anni si batte in breccia sul ruolo e sulla funzione docente. Lo sapeva bene la scuola della Resistenza, che pochi mesi prima del 25 aprile, in un foglio stampato alla macchia, accusava il regime: "il fascismo teme il popolo, vuole il gregge, la massa, la folla da sfruttare e l'insegnante è asservito e domato con la miseria, ridotto a una vita grama e stentata che lo mortifica".
Vista così, da quest'angolo visuale, non è un caso che, mentre si tassa, si taglia e si privatizza persino l'aria che respiriamo, gli Ufo che hanno conquistato il potere e governano una repubblica ormai privatizzata, annuncino con tecnica solennità, nuovi "concorsi nella scuola" e facciano previsioni: trecentomila posti!
Sogni e promesse, si sa, non costano niente, e la domanda viene spontanea: perché non tornare all'ormai celebre milione? Giacché si trova, il signor ministro, sia largo di maniche: ne guadagnerà il consenso e il bilancio non ne risentirà. "Costo zero", come ripete ad ogni pie' sospinto l'arido linguaggio dei ragionieri che fanno ormai filosofia della storia. Trecentomila! Come saranno assunti? Col contratto di un'ora, di un giorno, di un mese, di un anno? A tempo determinato o indeterminato? Con l'articolo 18 ancora vigente, o per licenziarli il giorno dopo l'assunzione, se non si mettono in riga, come progetta Fornero che, dopo il massacro delle pensioni, segue a ruota Marchionne e si accinge a demolire il contratto collettivo nazionale, privatizzando il welfare? Che fa il ministro? "Aziendalizza" la scuola al meglio, precarizzando anche i docenti "privilegiati" che godono ancora delle "ingiuste" tutele dello Statuto dei Lavoratori e creando così una giungla in cui la tutela al licenziamento cambia da scuola a scuola? Come li pagherà, gli insegnanti, coi soldi del salario scippato a quei mangiapane a tradimento dai metalmeccanici? Dove li metterà? Tra le macerie sopravvissute alla sua amica Gelmini? E in classe, quanti alunni avranno: cinquanta, cento, centocinquanta? Saranno italiani, stranieri, clandestini? Avranno il "tetto d'immigrati"? Che scuola ha in mente il prof. Profumo, e quali uscite nella società? Rimarremo per caso al disastro procurato dal precedente ministro, grazie ai "disinteressati" consigli della conferenza dei rettori e ai misteri gloriosi di Giavazzi e Abravanel? Cosa gli hanno "suggerito" i suoi colleghi "baroni", protagonisti dello sfascio dell'Università? E il Vaticano, la Confidustria, Marchionne, la Fondazione Agnelli?
Trecentomila posti e nessun cenno ai precari. Il ministro nicchia sulle graduatorie a esaurimento che "vivono" ancora, tace sulle classi a 27 ore che affondano la scuola primaria e non fa cenno ai precari. Sono trascorsi solo pochi giorni da quando il "presidente" Monti ha "imparato" che in Italia c'è una marea di persone costretta a vivere con una pensione di 500 euro. Viveva evidentemente su Marte, il celebrato Monti. Ecco ora il turno di un altro marziano. Qualcuno, in Parlamento, per favore, se c'è chi viva qui da noi e abbia contatti col genere umano, spieghi a Profumo che esistono i precari in una scuola che di tutto davvero ha bisogno, meno che di vendere fumo e illusioni.

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