Senegalesi: non è stata pazzia
Giuseppe Aragno - 14-12-2011
Non è stata pazzia.
La mano che ha armato la pistola omicida troppe volte l'abbiamo ignorata, non di rado incoraggiata e talora per fini oscuri addirittura utilizzata. Andiamo a cercare nelle pieghe del potere, tra i banchi del Parlamento, tra lo sfascismo e il razzismo leghista e i suoi complici destri e sinistri. Controlliamo i calcoli di parrocchia, i complici silenzi, gli opportunismi elettorali, le radiografie rivoltanti alle costole d'una sinistra senza onore e senza dignità e troveremo la radice del problema, la formula del veleno che da troppo tempo ci intossica. Facciamo luce nelle zone d'ombra, nei vicoli bui del sottobosco travestito da classe dirigente. Lì troveremo l'indigenza culturale e la miseria morale che ha fatto e fa da brodo di cultura della tragedia infinita che viviamo.
Ma cos'è quest'Italia ormai? Diciamocelo chiaro, che ci farà bene, la verità è rivoluzionaria: un Paese che ha una scuola col "tetto" d'immigrati e di più non ne vuole, dio solo sa perché, mentre Cristo, che appendiamo al muro delle aule, invano si rivolta; una terra in cui un extracomunitario non si ricongiunge al coniuge, se prima la scuola non gli fa l'esame d'italiano, mentre un italiano analfabeta di valori può occupare tranquillamente un posto in Parlamento e nessuno si scandalizza. L'Italia oggi disprezza i suoi vecchi e li degrada al rango di parassiti, perché quarant'anni di lavoro e di ricchezza prodotta non bastano a frenare la barbarie del potere economico e ad imporre al ministro Fornero il rispetto che si deve a una risorsa preziosa, fatta di memoria che si trasmette coi valori d'un popolo e la sua storia di lotte e di progresso.
Un Paese così, un Paese di "senza storia" che ormai subisce e sta a guardare, buono sì e no a fare i conti coi soldi e con lo "spread", come se questo fosse la vita, titoli, banche monete e listino dei prezzi nella Borsa, un Paese così che altro può fare se non scrivere una dietro l'altra pagine tra le più nera della sua storia? Mai come oggi, tra accampamenti di rom devastati da tentativi di pogrom, immigrati estradati mentre chiedono asilo, o chiusi in campi di concentramento e lì dimenticati con la loro umanità piegata dal dolore, insegnanti che calibrano i voti in ragione del colore della razza, bambini costretti a digiunare in scuole in cui la mensa distingue tra chi può e chi non può pagare, mai come oggi è stato così evidente che le ragioni della democrazia non possono prevalere se l'economia governa la politica. Questa Italia ormai non ha anima, cuore e dignità. Chi ha predicato il dialogo con Casa Pound, ha raccolto il frutto della sua strumentale "tolleranza" e oggi non a caso fa il sottosegretario in un governo che nessuno ha mai eletto.
No, non è stata la pazzia a guidare la mano che ha sparato ai senegalesi. Da qualunque parte lo guardi, questo Paese non ha più nulla a che spartire con la democrazia. Nulla. Meno che mai il governo.
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 Marina Bolletti    - 18-12-2011
Ho fatto l'insegnante dal 1967 al 2003. Ora continuo a lavorare nell'ambito della scuola e delle biblioteche, anche in carcere. Non mi sento più di accettare che si usi il 'noi' in frasi di questo genere, come in questo articolo: ''la mano omicida......troppe volte l'abbiamo ignorata, non di rado incoraggiata e talora per fini oscuri addirittura utilizzata''. Ma che vuol dire????Qualcun altro forse l’avrà fatto: io, e con me tantissimi, sicuramente NO! Basta! E’ ora di finirla con le marmellate dei sensi di colpa inutili e preteschi, è ora di cominciare a parlare di responsabilità vere! E quando scrivete queste cose, per favore usate il 'loro' al posto del 'noi'.
Marina Bolletti – Padova

 Cristina Braila    - 19-12-2011
Caspita, collega Bolletti, quanto individualismo e mal dissimulata violenza verbale nel tuo commento! L'uso comune del noi per indicare le responsabilità storiche di un popolo ha una sua terribile, inesorabile logica. Noi, in quanto popolo, abbiamo la responsabilità storica di quello che ci accade. Le leggi razziali che ci siamo dati, le politiche discriminatorie e repressive nei confronti degli immigrati, il vergognoso trattamento riservato a chi chiede asilo politico, i campi di internamento, gli accordi ignobili con la Libia, che il governo Monti, salutato con tripudi di bandiere, si è affrettato a rinnovare così com'erano, tutto questo racconta ai posteri un'Italia che non ha alibi e non si può auto assolvere. I nostri nipoti, purtroppo, se scamperanno alla catastrofe ecologica che stiamo ignorando, diranno che gli italiani dei primi anni di questo secolo perseguitarono gli immigrati con leggi disumane. La cosa più terribile è che stavolta non c'è stata nemmeno una rivolta morale. Non abbiamo preso la via dell'esilio e non ci siamo fatti arrestare per difendere la democrazia e la civile convivenza. E' così, cara collega, e non c'è nessun altro modo per dirlo: noi.