La «cupola dei rifiuti», con la benedizione del Pirellone
Andrea Tornago - 12-12-2011
Dallo Speciale brace brace brace



Sono due i nomi illustri di imprenditori bresciani che compaiono nelle intercettazioni dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Franco Nicoli Cristiani: uno è Mauro Papa, amministratore della società «Ecoeternit» che gestisce una discussa discarica di amianto a Montichiari. L'altro è Alessandro Faustini, proprietario del «gruppo Faustini» di Brescia, una potenza nel campo dei rifiuti e della pavimentazione stradale.
Nicoli Cristiani e l'imprenditore bergamasco Locatelli, entrambi arrestati per smaltimento illecito di rifiuti e corruzione, si incontrano con Mauro Papa il 14 ottobre 2011 al ristorante «il Lorenzaccio» di Brescia: il vicepresidente del Consiglio regionale vuole favorire la formazione di un cartello di tre imprese che avrebbero dovuto spartirsi una grossa fetta del mercato dei rifiuti in Lombardia.
Nei piani dei tre, secondo gli inquirenti, a Papa sarebbero toccate le provincie di Brescia e Bergamo, a Locatelli quelle di Cremona e Pavia, Faustini invece si sarebbe occupato di un non meglio illustrato «lato commerciale» dell'impresa.
Di certo, come si evince dalle intercettazioni, Nicoli Cristiani dà per scontato che Faustini sia disponibile a prendere parte al cartello.
Sebbene Nicoli Cristiani abbia appena ricevuto da Locatelli una tangente di 100mila euro, mostra di avere una confidenza molto maggiore con Mauro Papa: prima dell'incontro del 14 ottobre chiede a Papa di poter definire solo con lui alcuni dettagli dell'operazione, prima di incontrare Locatelli: «Non è il caso che ci vediamo venti minuti, mezz'ora prima?» gli chiede Nicoli Cristiani.
Poco dopo, riferendosi all'affidabilità di Papa, Locatelli chiederà al politico del Pdl: «Da uno a dieci, quanto posso fidarmi?», Il vicepresidente gli risponderà: «di Mauro? Fino a dieci! È un grande e vaccinato».
Mauro Papa è veramente un imprenditore vaccinato nel business dei rifiuti: amministratore unico dell'«Ecoeternit», che ha in gestione una discarica di amianto da 510mila metri cubi a Montichiari, è anche presidente e amministratore delegato della «Faeco Ambiente», che si occupa del trattamento delle scorie di acciaieria inquinate dalle temibili diossine, il cosiddetto fluff. Durante il sequestro dei cantieri dell'autostrada «Brebemi», i carabinieri hanno scoperto proprio la presenza di scorie d'acciaieria non trattate, miste a plastiche e gomme fuse.
Nonostante nel territorio di Montichiari vi siano già almeno quindici discariche tra quelle in corso di autorizzazione, quelle attive e quelle cessate, la discarica di amianto dell'«Ecoeternit» è stata autorizzata dalla Regione nel luglio del 2010.
Una delle discariche in attesa del via libera del Pirellone è legata a doppio filo al «gruppo Faustini». È una nuova discarica di amianto della società «Padana Green», che confina con quella «Ecoeternit» di Mauro Papa.
Alessandro Faustini, che per Nicoli Cristiani doveva essere il terzo imprenditore del cartello, è erede di un impero costruito sull'«oro grigio», la ghiaia che serviva per la ricostruzione nel dopoguerra. Negli anni '90 è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti per la costruzione della terza corsia della Milano-Venezia, l'autostrada «Serenissima». La sua famiglia ha fatto buche per mezzo secolo e ora non sa più come riempirle.
Un'idea gli è venuta però, ad esempio a Brescia, nel velenoso quartiere di San Polo, ha pensato di riempirne una di 80mila metri cubi con l'amianto, in un terreno a pochi metri dalle case e da un istituto scolastico. È la discarica di amianto di via Brocchi, l'unica in pieno centro abitato.
Contro questa discarica si sono creati dei comitati di cittadini, che hanno presentato ricorso al Tar, riuscendo a fermare i lavori per diversi mesi: è di questo che parla Nicoli Cristiani con Papa e Locatelli: «Ieri il Consiglio di Stato ha dato ragione a Faustini», si legge nelle intercettazioni.
In realtà il Consiglio di Stato aveva rigettato il ricorso contro la discarica per motivi formali, senza pronunciarsi nel merito. Anzi, proprio una sentenza del Tar aveva stabilito che la distanza dalle prime case e da una scuola era inferiore ai limiti di legge. E che la distanza del piano cava dalla falda acquifera non era sufficiente per scongiurare l'inondazione dell'amianto.
La stessa preoccupazione che animava i comitati contro la discarica di Cappella Cantone, nel cremonese. Ma a procurarsi l'autorizzazione regionale, in quel caso, ci ha pensato Locatelli con una tangente da 100mila euro.

Andrea Tornago

Il servizio è andato in onda il 06-12-11 in «Cose che succedono in Lombardia» sulle frequenze di Radio Popolare di Milano

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