Il nostro futuro
Lorenzo Picunio - 11-10-2011
Le istituzioni scolastiche in Italia sono circa 9 mila, con una media di 80 insegnanti e 20 unità di personale A.T.A. per ciascuna. Cinque anni fa la media era maggiore di circa 5 e 3 unità rispettivamente, mancano cioè all'appello 45 mila insegnanti e 30 mila A.T.A., per un totale di 75 mila lavoratori. Questo è l'effetto di 20 mila pensionamenti all'anno, circa 30 mila assunzioni, ma queste ultime soltanto quest'anno, e soprattutto di un fenomeno ben più corposo.
Per ogni scuola 10 lavoratori che facevano supplenze annuali sono diventati supplenti occasionali, e altrettanti supplenti occasionali sono diventati disoccupati. Sono circa 150 mila i lavoratori in meno, quindi, ben più dei 30 mila dipendenti pubblici tagliati in Grecia. E questo solo nella scuola, mentre sappiamo che in altri servizi sociali (sanità, trasporto pubblico) esistono fenomeni analoghi.
C'è - evidentemente - un desiderio di tagliare l'istruzione e gli altri servizi pubblici. Alla faccia dell'obiettivo di Lisbona, dell' 80% di diplomati nel 2020. Se si guarda al futuro in modo lungimirante, l'istruzione è una risorsa, un valore aggiunto, non un costo.
La vecchia Europa perde la produzione manifatturiera, e quindi deve volgersi sempre di più verso la ricerca, l'innovazione, le attività culturali. Questo è il nostro futuro. Occorre che nei programmi della prossima stagione politica sia chiaro qual è il ruolo della scuola e dell'istruzione.

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