Alfano: il confine dell'indecenza
Giuseppe Aragno - 04-10-2011
A quanto pare, è una delle ultime occasioni e va colta al volo, prima che sia tardi, sperando che la legge poi non abbia anche valore retroattivo. Ormai è evidente: questione di giorni, poi, con tutta probabilità, ci tapperanno la bocca e, per dirla con Arfè, bisognerà tornare al ciclostile. Wikipedia s'è autocensurata e chi non seguirà la sua via rischia davvero molto. Troppo, se la penna e la testa non danno conto a padroni.
Alla pag. 24 lettera a) il Disegno di legge sulle norme in materia di intercettazioni telefoniche che la Camera dei Fasci e delle Corporazioni si accinge a votare recita testualmente: "Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono".

Non è noto se il ministro Gelmini ne sia a conoscenza, se sia persa nel tunnel dei neutrini o, com'è più probabile, non sappia di che si parli, ma è un dato di cultura, sta tra l'apprendimento e il massacro della formazione che in tre anni ha saputo realizzare: Wikipedia è pensiero libero, come liberi sono i blog e la maggior parte dei siti che si occupano di scuola, storia, costume e di tutto quello che è informazione alternativa sulla rete. Non è chiaro se lo sappia l'ineffabile Alfano, oggetto misterioso della degradata politica italiana e principe dei "nominati" - nominato deputato, nominato ministro, nominato segretario - che oggi delirava in Parlamento, come in tanti nella piazza perugina, e gridava vergogna per una normale sentenza penale. "La sentenza di assoluzione per Amanda Knox e Raffaele Sollecito", farfugliava eccitato, "fa pensare che in Italia per gli errori giudiziari nessuno paga [...]; se la detenzione di Amanda è stata ingiusta, chi la risarcirà? Chi pagherà mai per una detenzione ingiusta sua e di Raffaele Sollecito?".

Il Paese affonda, l'Europa delle banche pretende licenziamenti e riduzioni di stipendi e che fa l'uomo di Berlusconi? Si occupa dell'andamento di un processo penale e rilascia dichiarazioni che non stanno né in cielo, né in terra: "Io mi attengo all'esito del giudizio della Corte, che ha dichiarato innocenti i due, con ciò affermando implicitamente che la detenzione non doveva esserci. In Italia il tema è che per gli errori giudiziari nessuno paga".
E per quelli politici? Per gli errori suoi e dei suoi compagni di merende chi paga? Chi paga per il Paese che fallisce, per i giovani senza futuro, per la barbarie che dilaga, per tutto quello che ha combinato alla scuola il ministro Gelmini? Chi risarcisce la povera gente per il disastro che deve affrontare? Lo sa Angelino Alfano che dal 2008 al 2011, a dar retta alla Flc, nelle scuole della sua Sicilia ci sono stati qualcosa come 25.217 alunni in meno e una decimazione di 1.500 docenti? Lo sa che la riforma Gelmini ha cancellato 10.113 cattedre e 5.017 posti di Ata? Che i fondi, che nel 2007 ammontavano a 129 milioni si sono ridotti poi a 49 milioni nel 2011? Non ha altro a cui pensare, il sig. Alfano, che all'innocenza di Amanda Nox e ai siti internet da silenziare? Non si rende conto di aver ampiamente superato il confine dell'indecenza?
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Redazione    - 06-10-2011
Contro l'ennesimo tentativo di imbavagliare l'informazione, si raccorgono firme. Val la pena di segnararlo: www.avaaz.org

 Giuliano Cianfrocca    - 09-10-2011
Condivido in pieno lo spirito dell'articolo. Ma mi pare necessaria una precisazione: Wikipedia non si è "autocensurata" come dice Aragno e come titola la pagina di Giornalettismo.it a cui rinvia il link. Abbiamo deciso di attuare 48 ore di oscuramento e di "sciopero dalla Rete" come forma di protesta contro la legge-bavaglio. Non abbiamo, come sembra credere Aragno, anticipato i comportamenti che il ddl vorrebbe imporre, dato che «chi non seguirà la sua via rischia davvero molto». Sarebbe come dire che quando io e Aragno scioperiamo, "usciamo dal posto di lavoro" e diventiamo disoccupati come vorrebbero i nostri datori di lavoro...