La crisi degli asini
Emanuela Cerutti - 15-09-2011
Ricevo da Jean Luc, pubblico dipendente francese, un'interessante metafora. Sarebbe bello, mi dice, che ci sentissimo "come una barca sbattuta dalle sue parole" e mi sfida a ritrovare la fonte della citazione. Sorrido, anche se "il cielo piange" di questi tempi: impossibile dimenticare il postino-poeta. Così, a metà tra malinconia e voglia di reagire, traduco il testo e penso che sarebbe bello portarlo a scuola e passarlo ai nostri ragazzi , piccoli e grandi, italiani e stranieri, perché ne facciano un'analisi puntuale, ne riconoscano genere e struttura, ma soprattutto mettano in campo quella "lettura consapevole" che permette di cogliere, interpretare e contestualizzare i messaggi socio-culturali sottesi, come suggerisce qualche circolare ministeriale. In altre parole, perché cerchino, tra i fili della trama, le risposte possibili alle domande nascoste.

<<< La crisi degli asini

Nel piccolo villaggio giunse un giorno un distinto signore in giacca e cravatta.
In piedi su una cassa di legno, annunciò ai passanti la sua intenzione: avrebbe acquistato a 100€ l'uno tutti gli asini che gli fossero stati proposti; un buon affare per chi gli avesse dato retta, e pagamento in contanti.
I contadini trovavano l'uomo un po' strano, ma il prezzo era interessante e chi accettò l'affare ebbe il portafogli pieno e un'espressione soddisfatta sul volto.
Quel signore si ripresentò il giorno dopo e la sua offerta salì a 150€, al che altri abitanti gli vendettero le loro bestie. Nel giorni successivi l'offerta giunse a 300€ e chi ancora non lo aveva fatto vendette anche i suoi asini. Ne rimaneva uno solo: il signore allora annunciò che sarebbe tornato di lì a una settimana e in quell'occasione avrebbe comprato l'ultimo asino per 500€.
Il giorno dopo affidò a un altro signore, suo socio, gli animali appena comprati e lo incaricò di tornare al villaggio per venderli al costo di 400€ l'uno.
Il miraggio di un vicinissimo guadagno convinse tutti gli abitanti a ricomprare i loro asini a un prezzo quattro volte superiore alla prima vendita. Per fare questo dovettero tutti ricorrere a prestiti bancari.
Come facilmente prevedibile, però, i due uomini d'affari se ne andarono a godere meritate vacanze in paradisi fiscali e i contadini si ritrovarono proprietari di bestie senza valore, indebitati fino al collo, rovinati. Tentarono infatti di rivendere gli asini per pagare i debiti, ma il loro prezzo era crollato; così il banchiere li sequestrò e li affittò ai precedenti proprietari. Nel frattempo andò a piangere miseria dal sindaco e gli spiegò che, se non fosse riuscito a sua volta a ripristinare i suoi fondi, si sarebbe trovato anche lui sul lastrico e costretto a chiedere il rimborso di tutti i prestiti precedentemente accordati al comune. Per evitare il disastro, il sindaco, invece di dare i soldi ai contadini perché potessero uscire dal debito, li diede al banchiere, che, detto per inciso, era suo amico intimo e vicesindaco.
Il banchiere riacquistò liquidità, ma non pensò minimamente di cancellare i debiti dei contadini e del comune, così il debito di tutti toccò le stelle.
Con un disavanzo a rischio di declassamento e tassi d'interesse strangolanti, il comune chiese aiuto ai comuni vicini, ma si sentì rispondere un "no" senza appello: anche loro, infatti, erano nella stessa barca perché incappati nello stesso incidente.
Seguendo il saggio e disinteressato consiglio del banchiere, allora, tutti decisero di ridurre le spese: meno soldi per le scuole, il welfare, la viabilità, la polizia municipale. Si aumentò l'età pensionabile, si ridussero i posti dei dipendenti comunali, si abbassarono i salari e, contemporaneamente, si alzarono le tasse.
Era, si diceva, inevitabile, ma una promessa aleggiava: quello scandaloso commercio di asini avrebbe avuto fine.
Questa storia è una storia triste, ma acquista un gusto tutto particolare quando si viene a sapere che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su una delle isole Bermuda, acquistata col sudore della propria fronte. Vengono chiamati i fratelli Mercato e, molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale dei sindaci uscenti.
Di questa storia noi non conosciamo il finale, perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio...>>>


Ecco. La storia si ferma qui. In calce un paio di domande, più esplicite:

E voi, che cosa avreste fatto al loro posto? Che cosa farete?

E una raccomandazione, da leggere solo dopo il brainstorming, perché nessuno, a scuola, venga accusato di manipolazione delle coscienze:

Raccontate questa storia al vostro vicino e ricordate: sabato 15 ottobre è la giornata internazionale degli indignati.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Gianni Venturelli    - 05-10-2011
Trovo l'articolo delizioso, intelligente e comunque di una grande tristezza per la condizione di noi poveri contadini. Anch'io che non ho venduto e voluto eventualmente comprare asini sono comunque uno sciocco e finanziatore dei fratelli. Tento di oppormi, per ora siamo in pochi, ho bisogno di tanti altri che mi aiutino a liberarmi. Sono quindi triste, ma non vorrei arrendermi.