Gli errori nel test per il concorso DS? Lo sapevo!
Maurizio Tiriticco - 05-09-2011
Gli errori nel test predisposto dagli esperti del Miur per il concorso DS non mi hanno assolutamente sorpreso! Era assolutamente nel conto, e ne evidenzio le ragioni. In primo luogo va sottolineato il numero eccessivo di item da produrre, anche se da parte di un congruo numero di esperti disciplinari, rispetto ai tempi; in secondo luogo l'assenza di un pretest, sempre necessario in quanto anche lo specialista più agguerrito in materia di test può sempre cadere in errore; in terzo luogo - ed è la carenza più pesante - la palese sine cura per quanto riguarda la confezione dei singoli item: di fatto, sotto il profilo della fattura docimologica, gli item non solo sono molto disomogenei, ma molti di essi sembrano tirati via... alla carlona ed è difficile riconoscervi la dignità di una prova.
Il fatto è che la produzione di un solo item su un determinato contenuto disciplinare rimanda ad una preparazione metodologica che in effetti nella nostra cultura - o incultura - valutativa abbiamo sempre preso sottogamba. Le ragioni di tale sottovalutazione sono molteplici: l'item di un test non è altro che un quiz; un test non è mai una prova attendibile, perché o è troppo facile o troppo povero di contenuti; richiede solo una buona memoria, non promuove ragionamenti, non propone contenuti di rilievo; lascia sempre il tempo che trova; le crocette si mettono a caso o si copiano... e così via! Insomma, non è mai una cosa seria! Secondo i più!
Se a monte della cultura del test ci sono remore di questo tipo, è più che ovvio che poi si incorra in una serie di errori! E' dagli anni Settanta che alcuni pedagogisti (ricordo Aldo Visalberghi, Mario Gattullo, Luigi Calonghi) ci proposero una nuova cultura della valutazione, che la facesse finita con i voti e aprisse la strada a strategie diverse per misurare e valutare le prestazioni degli alunni, e non solo! Cominciammo a parlare anche di analisi del comportamento insegnante (Graziella Ballanti), di valutazione di sistema (Giovanni Gozzer)! E su questa scia giungemmo anche ad abolire voti e pagelle nella scuola dell'obbligo: era il 77! E poi? Una lenta china in discesa: una nuova cultura della valutazione? Troppo impegnativa! Tutte cose che vengono d'oltreoceano e d'oltralpe! Guilford, Gagné, i De Landshere, che ci possono dire? La nostra scuola va bene così! Non abbiamo nulla da imparare! E' si avviò il lento declino che infine ci ha condotto a reintrodurre i voti nella scuola dell'obbligo! Anni e anni di ricerche buttate al vento!
D'altra parte, però, e per altre strade, i test cominciavano a entrare nell'uso comune, nei concorsi, nelle università. Il numero degli aspiranti a promuovere il loro status è andato crescendo e il test ha permesso di falcidiare senza troppi complimenti! Quindi, si è adottato un uso residuale del test, spogliato di tutte le connotazioni misurative e valutative, e promozionali anche, che in effetti, invece, ha! Così si è giunti ad un vero e proprio scollamento tra ciò che il test è e consente e un suo uso sempre più deteriore. Che cosa sia, a che cosa serva, quando e come debba essere adottato, quali finalità valutative persegue, quali limiti e quali vantaggi consenta nessuno degli "esperti" che lo usano ormai a dismisura lo sa! E nemmeno se lo chiede! Né posso essere io a dirglielo, perché in questa sede posso solo limitarmi a rinviare alla letteratura in materia.
Un'altra considerazione riguarda l'opportunità o meno dell'uso del test per la prova preselettiva per il concorso DS. Red Rom sul numero di novembre 2010 di "Riforma della Scuola", rivista telematica diretta da Franco Frabboni e Davide Ferrari, afferma: "Abbiamo seri dubbi sulla procedura adottata, che prevede un testing iniziale di scrematura dei candidati, che si presenta assai impegnativo: 100 quesiti da risolvere in un'ora.... Il rischio è che questo vero e proprio 'quizzone' nazionale alla fin fine sia tutto imperniato solo sul dato amministrativo, sul conformismo normativo, su una minuta conoscenza della nomenclatura giuridica... Ma non c'erano alternative?... Si dia un'occhiata ai cugini francesi, che hanno 'inventato' il pubblico concorso fin dall'ottocento. Lì i concorsi a dirigente scolastico si fanno ogni anno, sono abbordabili, investono sui giovani docenti motivati e con buon curricolo, consistono in analisi di dossier, in scritture professionali, in capacità progettuali e in vision... Tutte cose che non stanno certamente dentro un test".
Penso che Red Rom sia rimasto allibito nella lettura dei cinquemila e più item: le sue previsioni per certi versi fiduciose sono state tutte sconfessate. Non entro nel merito della opportunità o meno di proporre certi item (saranno altri a farlo) né mi soffermo ad evidenziare i numerosi errori che, con un opportuno pretest si sarebbero sanati. Mi interessa sottolineare la disomogeneità degli item. Mi limito a rinviare a Ragioni e strumenti della valutazione, di Gaetano Domenici, Tecnodid, Napoli 2009, in cui si indicano con estrema chiarezza quali sono le procedure culturali e metodologiche che occorre adottare per elaborare un item. Insomma, oggi che si parla tanto di competenze, posso affermare che non è sufficiente essere un competente disciplinare per produrre un test! Occorre anche una competenza docimologica che riguarda non solo la valutazione in senso lato, ma anche le modalità con cui si producono gli strumenti valutativi, di cui i test fanno parte... e con tutta la loro dignità.
E' inutile ora piangere sul latte versato! Il Miur correrà ai ripari a correggere gli errori più marchiani, ma chi restituirà ai singoli item la dignità che ciascuno di essi deve avere? Insomma, l'esperienza così superficialmente avviata non avrà affatto una buona ricaduta sulla credibilità delle nostre istituzioni e - ciò che più peserà - sugli atteggiamenti che i nostri aspiranti DS assumeranno nei confronti di una prova tanto attesa, ma anche tanto criticata! Insomma un altro incidente di percorso... ed anche dopo il cancan che si è provocato con le prove Invalsi! Quand'è che riprenderemo sul serio un discorso altrettanto serio sulla valutazione? Affidiamo l'incarico ai nuovi DS... nonostante la brutta prova che il Miur ha loro proposto?

Roma, 5 settembre 2011
Maurizio Tiriticco


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 Maurizio Tiriticco    - 08-09-2011
Ancora sui test: ma quanti li usano senza saperlo?

Mi chiedo: dopo quello che è successo con le prove Invalsi, il Miur ci avrebbe dovuto pensare mille volte prima di riprovarci con il test per i DS! Ma al Miur vanno avanti così, come i muli sempre sulla cresta di una montagna… però il mulo non cade mai, semmai è il conduttore che non sa guidarlo che lo fa precipitare! Magari il Miur avesse il cervello di un mulo! Invece ha quello di un conduttore, purtroppo!
Non voglio divagare e vengo al dunque. Alcuni miei interlocutori hanno apprezzato il pezzo sui test, altri meno, altri mi chiedono ulteriori esplicitazioni. Ribadisco: non sono un esperto, per cui rinvio alla letteratura… basta cliccare su google… “prove oggettive” ed ogni curiosità sarà risolta, almeno come primo approccio. Ciò che mi interessa dire in questo approfondimento è assai semplice, cioè che tutti usiamo quotidianamente dei test – proprio così – senza però rendercene conto, anche se dei test diciamo peste e corna! Mi spiego meglio.
Un test, o meglio l’item di un test, o meglio ancora una proposizione, può essere vera o falsa nella misura in cui corrisponda o meno ad un contesto assunto come vero. Tre per tre eguale nove, il sole è una stella, Manzoni ha scritto i Promessi Sposi, sono asserzioni vere in quanto i tre contesti a cui si riferiscono sono altrettanto veri. Tre per tre eguale dieci, il sole è un pianeta, Manzoni ha scritto le Odi Barbare, sono asserzioni false in quanti i tre contesti, largamente noti, ci dicono il contrario.
Nel quotidiano quante asserzioni facciamo nell’arco di una giornata? Quante sono vere? Quante sono false? Poi, nel linguaggio comune, un’affermazione falsa viene considerata molto semplicemente… una bugia! Ma questa è altra cosa! Due amici vanno a vedere l’ultimo film di Olmi, il Villaggio di cartone: è una circostanza oggettiva, per cui l’affermazione di ciascuno dei due ‘ho visto il Villaggio di Cartone’ è vera. Però, uno dei due dirà: ‘mi è piaciuto’! L’altro dirà: ‘non mi è piaciuto’! Si tratta di due affermazioni soggettive che non sono né vere né false, si tratta di due “reazioni” personali a fronte di un ipotetico quesito: ‘ti è piaciuto l’ultimo film di Olmi?’ Concludendo, al quesito: ‘quale film hai visto?’ si può rispondere il vero o il falso: ‘ho visto l’ultimo film di Olmi’ (vero); ‘ho visto Terraferma’ (falso). E’ il caso della bugia. Al quesito ‘ti è piaciuto il film?’ non si danno risposte - o meglio, non si producono proposizioni – né vere né false: semplicemente si esprimono giudizi largamente soggettivi. Ed ancora: ‘cosa avete mangiato al ristorante giapponese’?’ ‘Il sushi’! ‘Vi è piaciuto’? ‘A me si! Ottimo’! ‘A me no! Che schifezza’! La nostra vita quotidiana è fatta di proposizioni vere/false, che rientrano nel criterio test, e di proposizioni reattive, che rientrano nel criterio, appunto, reattivo, che cioè riguarda la persona nel suo sentire soggettino.
Nella pratica didattica, quando proponiamo un’equazione, una verifica di geografia, o di storia, scritta od orale che sia, ci muoviamo in zona test, se vogliamo sapere se lo studente ha acquisito date conoscenze; 42 + 32 = x; dove nasce il Po? In quale anno è scoppiata la seconda guerra mondiale? Le risposte sono queste e non altre: 25; dal Monviso; 1939. Ed ancora; Dante è un poeta italiano: affermazione vera. Però: Dante è un grande poeta italiano: l’affermazione non è né vera né falsa, in quanto contiene un giudizio di valore, grande. E’ noto come per tanti secoli Dante sia stato un poeta oscuro; il grande e l’oscuro sono giudizi di valore che nulla hanno a che vedere con il vero/falso, rientrano nel mi piace/non mi piace, nell’ok/non ok (per usare un’espressione dell’analisi transazionale), quindi sono reazioni soggettive. E ancora: quando è nato Dante Alighieri? è un quesito test; che cosa pensi della Vita nuova? è un quesito reattivo. Mi piace sottolineare che nella pratica psicologica molti strumenti che sono chiamati test, sono in effetti dei reattivi: si pensi, ad esempio, al test della famiglia o a quello dell’albero: ciascun soggetto darà una risposta diversa a seconda di come vive il suo milieu famigliare o il suo sviluppo/crescita. Ed è così per tutti i test proiettivi e per quelli di appercezione tematica.
Concludendo, non solo il nostro quotidiano è un continuo alternarsi di proposizioni test e di proposizioni reattive. Sono uscito con Francesca, splendida donna! E’ una proposizione test seguita da una proposizione reattiva. La stessa cosa avviene nelle aule scolastiche! Quante proposizioni orali e scritte devono comporre i nostri studenti? Quante di esse rientrano nella zona test? Quante nella zona reattiva? Nella stessa interrogazione e nello stesso compito scritto! Ma è normale che sia così! E, per quanto riguarda gli insegnanti, quante affermazioni test si fanno in una lezione?
E per finire! Sono stato commissario di esami per almeno un quarantennio: da quanti insegnanti, nemici giurati dei test, ho sentito proporre domande a tappeto del tipo: chi ha scritto l’Ettore Fieramosca? In quale canto del Paradiso troviamo Cacciaguida? Qual è la formula dell’acido solforico? Dove scorre l’Uebi Scebeli? In quale anno la defenestrazione di Praga? Anche oggi negli esami di Stato, in cui il colloquio dovrebbe dare ampio spazio alle proposizioni reattive più che a quelle test, è l’area test che la fa da padrona. Il fatto è che condurre un colloquio veramente pluridisciplinare non è affatto cosa semplice, ed è molto più facile e sbrigativo far passare il candidato da una materia a un’altra! Così ciascun commissario tiene ben saldo il suo territorio che può anche… marcare con un pezzetto di voto… pardon, di punteggio! E allora! Nemici giurati dei test, riflettete su che cosa fate in classe minuto dopo minuto: se fosse possibile un microteaching – pare che con la privacy non siano più possibili – vi accorgereste quanti minuti della vostra ora di lezione sono stati impiegati in zona test e quanto pochi in zona reattiva.
E allora, non sparate sul… testista!

 Sergio    - 11-09-2011
Carissimi....è da tanto tempo che la gente sta spendendo fior di quattrini per la preparazione a questo concorso ma è anche pur vero che una preselezione doveva pur esserci... immaginiamoci 40000 Mila docenti....che moltiplicato per 2 sarebbero stati 80 mila testi da correggere!... assurdo!... una scrematura iniziale è pur necessaria ma è anche vero che nella precedente selezione e come me molti altri soprattutto giovani d'età siamo stati esclusi perchè con pochi punti e la conclusione è stata che lo Stato ha investito soldi su dirigenti già anziani e prossimi alla pensione!....in bocca al lupo a tutti e che vincano i migliori!....studiamo anche a memoria tutti i test!.....il resto sarà storia!....e non facciamo come sempre che abbiamo sempre da criticare ma piuttosto se qualcuno ha da proporre qualcosa di meno costoso e che non penalizzi nessuno lo faccia.... Un abbraccio a tutti.