Noi la crisi non la paghiamo, anzi sì, come sempre
Francesco Masala - 12-07-2011
All'inizio di marzo del 2009 avevo scritto proprio qui quello che trovate poche righe sotto.
Temo che le cose siano solo peggiorate.
Purtroppo si pensa questi giorni a fare manovre che permettano incassi con cartolarizzazioni e vendite di pezzi di Stato, cose che io vedo come un attentato ai beni comuni.
Da un sacco di tempo ci raccontano che il debito pubblico italiano è altissimo, ma c'è una grandissima ricchezza privata a garanzia. Il punto è: si deve abbattere il debito pubblico toccando le ricchezze private? Subito dopo il nodo è: imposta patrimoniale regressiva, o progressiva da uno stock di ricchezza in su?
Questi giorni c'è lo psicodramma dei soldi che Mediaset deve a De Benedetti, soldi rubati molti anni fa attraverso la corruzione di un giudice. Qualche giornale che piange per questo risarcimento, piange per chi non paga le rate del mutuo e gli portano via la casa, piange per chi perde il lavoro, per i giovani senza futuro? - Dopo tanti anni di redistribuzione dai poveri ai ricchi, qualcuno vorrà invertire la tendenza? - Esiste una sinistra ancora in questo paese, anche solo una socialdemocrazia per la quale la parola redistribuzione non è una parolaccia?


"Vista l'enormità del debito pubblico italiano occorre prendere atto che una variazione di 1-2 punti della tassazione e/o imposizione fiscale dei redditi sono pannicelli caldi. Il debito non scenderà mai, e il fatto che non scenda sarà sempre un'arma di ricatto contro qualsiasi ipotesi vera, e non finta, di miglioramento della situazione economica della maggior parte dei cittadini.
E la scuola e tutta la spesa pubblica sarà sempre oggetto del ricatto delle compatibilità di bilancio.
Ecco la mia piccola proposta: una enorme riduzione del debito pubblico al 60%, come Germania e Francia. Chi fornisce le risorse? Una straordinaria imposizione sui patrimoni e non sui redditi. Nel 1979 il rapporto debito pubblico/PIL era il 62%, oggi circa il 110%. Da allora la distribuzione del reddito si è spostata continuamente e impietosamente a favore di rendite e profitti e in sfavore del lavoro dipendente; per questo motivo si può rigettare come priva di fondamento la teoria secondo la quale la crescita del debito pubblico produca miglioramenti per le classi meno agiate, se vediamo che gli effetti finali sono spostamenti dei redditi verso profitti e rendite e concentrazioni di ricchezze sempre più estreme.
I soggetti colpiti saranno quelli che negli ultimi 30 anni hanno potuto accrescere i patrimoni, grazie al fatto che i redditi da lavoro dipendente e precario sono stati tenuti bassi e sono stati spesi comunque in modo tale da aumentare in modo crescente e a livello da quarto mondo rendite e profitti.
Manca la risposta alla domanda principale, chi ha il coraggio di fare questo?
Prima che l'uscita dall'euro sia irreparabile e l'Ucraina e la Bielorussia, senza offesa per loro, diventino i nostri riferimenti?"

( http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=12661)

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