Esami da outlet
Gianfranco Pignatelli - 01-07-2011
La certezza del dritto è essere più uguale degli altri. Agire con destrezza, trovare escamotage, lucrare vantaggi dalle smagliature normative. È il modus operandi italico. È, per l'appunto, l'etica del dritto. Uno stile di vita dilagante ed imperante al quale educare i giovani fino a piegare alla bisogna le istituzioni scolastiche, specie se private. Così accade che un notissimo liceo parificato sia associato a uno statale. A scorgere l'elenco dei candidati già si potrebbe malignare: 34 del parificato contro i 9 dello statale. Ma il mercato, si sa, è il mercato. Al suo imperio non ci si può sottrarre.

Poi scorgi la squadra dei commissari e capisci il resto. Gli interni sono di italiano, greco e storia. Gli esterni di latino, filosofia e scienze. In pratica un paio di membri interni sono doppioni degli esterni. In tal modo sottraggono due discipline agli esterni, e fin qui sarebbe il minimo. L'effetto peggiore sta nel fatto che, in questo modo, ai loro candidati sono "risparmiate" quattro discipline: educazione fisica, storia dell'arte, matematica e fisica. Delle 10 materie ne sostengono solo 6; e di queste, 3 sono affidate agli esterni e 3 agli interni. Invece, negli altri licei classici si sostengono 9 materie, di cui 5 competono agli esterni e 4 agli interni.

Finché alla certezza del diritto si sovrapporrà l'etica del dritto, il privato non sarà mai riconosciuto come paritario e men che mai sarà apprezzato. La discriminante non è dettata dall'altrui furore ideologico, come asseriscono i gestori privati, ma dalla loro pretesa di considerare i propri iscritti clienti da privilegiare, prima che studenti da pareggiare a tutti gli altri. Quando i neoliberisti alla Gelmini caldeggiano un sistema misto pubblico-privato, con sempre meno Stato, pensano a una leale e paritaria competizione o ad una partita persa tra meritocrazia e lestofantocrazia?

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