Sull'Istruzione Professionale
Nina Pascarella - 07-11-2002
I presenti al Convegno ”Quale futuro per l’Istruzione Professionale” tenutosi il giorno 25 ottobre 2002 presso “La Fabbrica multimediale” di Isola del Liri ed organizzato dall’IPSIA “Nicolucci” di Isola del Liri: dirigenti scolastici, docenti e personale ATA dell’Istruzione Professionale della provincia di Frosinone, rivendicano, con forza intellettuale, uno spazio per chiarire, a quanti dovranno gestire l’istruzione, che cosa è l’Istruzione e, in particolare che cosa è l’Istruzione Professionale e il ruolo educativo e formativo che essa svolge.
Alla scuola spetta il compito di accogliere, ascoltare, inserire ogni ragazza e ogni ragazzo e, sui bisogni e sugli stili di apprendimento di ciascuno, di mettere in atto strategie e percorsi formativi adeguati e rispondenti.
L’Istituto Professionale, cogliendo la sfida insita nell’Autonomia e nel pieno rispetto della Costituzione, è divenuta, con maggior determinazione negli ultimi anni, la scuola di tutti e di ciascuno perché a tutti spettano le stesse opportunità, lo stesso diritto: “Il diritto allo studio”.
A leggere con attenzione il testo di Riforma in discussione in Parlamento questo diritto appare diventare prerogativa di pochi, mentre per gli altri, gli alunni dei professionali, diviene un “dovere”, un imparare un mestiere, un mero addestramento che viene chiamato “Saper fare”.
L’Istruzione Professionale anche sul “Saper fare” ha molto da chiarire, forse da insegnare, in quanto l’Istruzione Professionale si è fortemente impegnata a coniugare Saperi teorici e Saperi pratici.
Gli Istituti Professionali rivendicano il proprio ruolo centrale e prioritario nel campo formativo in quanto essi prestano attenzione ai bisogni degli utenti, ai bisogni del territorio ed ai processi di innovazione, ma soprattutto perché pongono al centro dell’ intervento educativo e formativo la “Persona” coinvolta nel processo di apprendimento e per essa dialogano, si confrontano, concertano e programmano percorsi formativi integrati con il mondo del lavoro e della formazione professionale.
Pertanto chi opera nell’Istruzione Professionale nutre serie preoccupazioni sul futuro scenario e si chiede come possa essere possibile che chi avvia una “RIFORMA” non senta il bisogno di mettere in discussione le proprie certezze e rimane ancorato a convinzioni che altri, i lavoratori della scuola, hanno difficoltà a capire, in quanto la scuola “a due gambe” che si intende costruire, non risponde al ruolo e alla funzione che la scuola deve assolvere in un paese democratico, dove a tutti e ad ognuno devono essere garantiti stesse opportunità e pari diritti.
Nel 1948, quando il Costituente legiferava nella realtà del dopoguerra, con un analfabetismo molto diffuso, aveva dell’istruzione una visione rispondente ai tempi e per quei tempi pensava la scuola “a due gambe”: una finalizzata alla formazione dell’uomo e del cittadino; l’altra, per i più deboli, volta a garantire un mestiere. Oggi, nonostante le conquiste di ieri (Legge 754/68 e C.M. 12/2/’71 n° 281; Progetto ’92) finalizzate a garantire a tutti il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione, il progetto di Riforma, nuovamente, prevede “due canali formativi” e non risponde ai bisogni molteplici e multiformi che la società odierna richiede ed alle sfide che riguardano gli apprendimenti fondamentali: imparare a conoscere; imparare a fare; imparare ad essere (Jacques Delors).
Chi opera nella scuola, e soprattutto nell’Istruzione Professionale, sa che non è la prima volta che la scuola è sottoposta a cambiamenti così come sa che non tutti i cambiamenti sono stati accettati serenamente, ma in nessuno dei casi precedenti sono state sollevate le contestazioni di merito e di metodo che ora vengono rivolte alla Riforma Moratti.
La forza delle scelte, quando si parla di scuola e di istruzione, quindi delle persone e del futuro di ognuno, non sta nei numeri di chi le condivide, ma nel buon senso e nella capacità, nel leggere l’oggi, di progettare il futuro investendo sulla scuola e restituendo ad essa il ruolo e la funzione che per diritto le spetta.
Chi opera nell’Istruzione Professionale più degli altri è convinto che la scuola necessita di una riforma che possa offrire a tutti i giovani quelle conoscenze e competenze indispensabili sia per vivere appieno la propria cittadinanza (non più ricollegabile e circoscrivibile nei confini della propria nazione) sia per saper fronteggiare i cambiamenti sociali, tecnologici e produttivi.
Pertanto noi che lavoriamo nell’Istruzione Professionale siamo convinti che, considerata la necessità di:
· leggere i cambiamenti e quanto la società cognitiva richiede;
· tener conto di come le nuove tecnologie stanno modificando le condizioni strutturali della trasmissione del patrimonio culturale e professionale da una generazione all’altra;
· porre attenzione ai bisogni emergenti dal territorio, in termini di lavoro richiesto e di sviluppo ed innovazione, che richiede conoscenze e competenze sempre maggiori e diversificate per fronteggiare con successo il cambiamento.
la scuola in genere e l’Istruzione Professionale in particolare devono inserire nei propri curricoli percorsi formativi centrati sui nuovi alfabeti, sulle competenze complesse e sull’integrazione dei saperi.
La Formazione Professionale non può essere un’alternativa all’istruzione così come non può essere la risposta giusta al problema della dispersione. Riteniamo invece che, per chi, dopo aver assolto l’obbligo o durante l’assolvimento dello stesso, mostra di essere a rischio, si debbano attivare percorsi formativi e pratiche didattiche, in concerto con gli altri attori presenti sul territorio. I percorsi integrati tra Formazione, Istruzione e Lavoro possono, a nostro avviso, essere la vera risorsa su cui investire sia per far realizzare ad ogni ragazza e ad ogni ragazzo, il proprio progetto di vita, sia per fornire a tutti e ad ognuno gli strumenti indispensabili ad “apprendere” per tutto l’arco della vita.
Pensare ad un percorso diverso da quello dell’Istruzione per quei ragazzi che disertano le aule scolastiche è non solo una soluzione dal sapore antico e classista, ma soprattutto una soluzione che urta con quanti sostengono che la conoscenza è alla base della crescita di un paese civile e democratico.
La scuola e soprattutto l’Istruzione Professionale ha il diritto/dovere di prestare attenzione ai bisogni dei giovani e ai ritmi di apprendimento di ognuno e su questi mettere in atto pratiche didattiche.
Soprattutto riteniamo ingiusto che:
- una Riforma così importante per il futuro del Paese possa essere messa in atto senza il coinvolgimento di chi nella scuola e per la scuola opera e investe in essa il proprio impegno;
- una Riforma possa parlare di crescita culturale e “attenzione al giovane che apprende” riducendo le risorse impegnate quando al recupero di chi è a rischio dispersione sono invece necessarie risorse professionali ad essa specificamente indirizzate.
Nella piena consapevolezza dell’importante funzione sociale e culturale che l’Istruzione professionale svolge ci si augura che le perplessità e le preoccupazioni emerse durante il convegno possano divenire momento di riflessione per tutti e sollecitino chi è responsabile di scelte decisive per il futuro dei cittadini e del paese ad avviare un confronto vero e costruttivo.

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