Un pericoloso futuro nucleare
Francesco Di Lorenzo - 11-06-2011
Dallo Speciale Notizie dal fronte



Siamo giunti a tanto.
Ormai le critiche al ministro Gelmini, astro non più nascente del PDL, arrivano dalla sua stessa parte politica. E da ciò si capisce che ormai gli argini reggono a stento. Se si escludono alcune forti polemiche fatte all'inizio del suo mandato da Bossi e sodali, che pensavano di piazzare al ministero dell'istruzione qualcuno della lega, alla Gelmini, la sua parte politica, non aveva mai fatto contestazioni. Almeno non apertamente. Ora invece, ad aprire le danze contro il ministro, è Elena Donazzan (Pdl), assessore regionale all'Istruzione del Veneto. Che ha detto: "non ce la facciamo perché la scuola veneta è al collasso e noi pretendiamo rispetto e attenzione". Poi ha accusato il ministro di non rispondere alle sue lettere. Eppure, dice sempre l'assessore, era stato assicurato che "a settembre avremo lo stesso organico di quest'anno ma ogni richiesta di una presa di posizione nero su bianco è rimasta finora lettera morta: il ministro Gelmini è lontano". Non risponde, "neppure con due righe di cortesia". Immaginiamoci un po', se non risponde neanche ai suoi, che speranza hanno gli altri? Ne sanno qualcosa i precari, che proprio quando erano nel pieno della protesta, lei non ha mai voluto ricevere, né tantomeno rispose alle loro richieste.
Assessore, si consoli. La Gelmini ha un carattere così, non lo fa apposta. Ha le sue idee e poi non vuole essere disturbata. Però, sappia, che la situazione che lamenta sulla qualità della scuola del suo Veneto, è la situazione di tutte le regioni italiane.
Specialmente di quelle regioni meno agiate della sua. Pensi un po' che danno.

I sindacati di base hanno annunciato scioperi nelle ore dedicate agli scrutini di fine anno. Successe in alcuni casi anche lo scorso anno. In questo modo pensano di ottenere più attenzione e cassa di risonanza contro tutta la linea scelta e imposta dal ministro Gelmini.
La lotta è condotta contro quella che i sindacati di base chiamano la scuola delle 3 D: Disuguaglianza, Diseducazione e Disoccupazione. Che è una sintesi perfetta dell'avvenuto passaggio dalla scuola delle 3 'i', che i governi di Berlusconi avevano propagandato appena 10 anni fa. Per dire quanto sono bravi a preparare il futuro. Un futuro, quello da loro prospettato, che non vogliamo. Un futuro un po' pericoloso, quasi come quello nucleare.


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