Esposito e Pittone: il nuovo modo è antico
Giuseppe Aragno - 03-06-2011
Stefano Esposito e Mario Pittoni sono stati "nominati" rispettivamente deputato e senatore nell'aprile del 2008. Il primo l'ha imposto agli italiani il segretario del Partito Democratico, il secondo ce l'ha regalato il padre padrone della Lega Padana. Negli anni vituperati della "prima repubblica" non sarebbero mai entrati alle Camere, in quelli nostri, che politologi, pennivendoli e velinari definiscono della "transizione", godono di laute prebende, vasti privilegi e conseguenti onori. Accomunati dalla fede liberista, Esposito è pagato per far l'opposizione al governo, Pittoni, per sostenerlo, ma la fatica che fanno per dimostrare le contrapposte appartenenze ricorda Sisifo e il suo impossibile macigno. Entrambi federalisti, entrambi liberali e liberisti, più spesso d'accordo che divisi, s'occupano tutt'e due, nessuno sa bene in nome di quali titoli conquistati sul campo, di questioni legate alla scuola e anche qui, dietro le differenze sbandierate, dietro gli scontri sanguinosi recitati nell'aula sorda e grigia e le diverse linee ufficiali dei partiti, le vicinanze spurie sono ben più marcate delle distanze ostentate.

Lo sanno tutti. In tema di politica ormai vige il principio antico della regia marina: ciò che dici stasera non vale domattina. Non fa meraviglia, perciò, se oggi, mentre sul dramma dei precari della scuola Bersani punta il dito sul Governo e la Lega s'attesta a difesa, il democratico Esposito s'incontri a Torino col leghista Pittoni per un'intesa sulla questione delle graduatorie a pettine e sulla proposta di emendamenti legata al "bonus di permanenza". Qui non conta entrare nel merito della proposta. Il trattamento ricevuto dai precari della scuola dalle due destre che in Parlamento recitano a turno i ruoli di maggioranza e opposizione basta da solo a giustificare centomila piazze italiane occupate e una rivolta ben più che nordafricana. Importa notare due cose: tra divergenze sbandierate e convergenze realizzate, questa maggioranza e questa opposizione hanno smantellato assieme scuola, università e ricerca. Non importa se alla fine la spunteranno Pittone e la Lega, sicché gli insegnanti che non hanno lasciato la propria provincia riceveranno un punteggio aggiuntivo, o se le cose rimarranno com'erano e ogni docente otterrà in graduatoria la posizione che gli spettava in base al punteggio maturato. Pettine o no, l'oltraggio sanguinoso al lavoro e ai diritti, l'attacco micidiale alla scuola, il disprezzo delle regole e della funzione decisiva del sistema formativo è tale, che non saranno Esposito e Pittone a migliorare o peggiorare il quadro. Conta invece, questo sì, nel clima euforico delle vittorie elettorali e nei legittimi sogni legati ai referendum, la consapevolezza che la via elettorale non produce automaticamente la soluzione della crisi, che fortissimo, anzi, è il rischio che tutto si riduca all'ennesima trucco dei gattopardi.

Abbiamo di fronte due destre consorziate per il potere contro i diritti. Due bande che si spalleggiano da anni, sceneggiando lo scontro nel palazzo e soffocando la rabbia nelle piazze. Abilmente Esposito e Pittone segnano confini inesistenti per ingannare i polli, ma in Parlamento siede gente che, da Genova 2001, copre sistematicamente le spalle a ogni prepotenza dell'ordine costituito, gente che ha lasciato passare ogni vergogna e in dieci anni, destra o sinistra è stato lo stesso, non ha voluto mettere insieme una Commissione d'inchiesta sulla macelleria cilena, sulle guerre incostituzionali condotte con armi proibite, sui bilanci di scuola e sanità criminalmente dissestati per incrementare la spesa militare. Gente che s'è assunta in solido la responsabilità del dissesto idrogeologico e delle sue tragiche conseguenze. Si può anche credere, è legittimo e la speranza è l'ultima a morire, che una marea di voti antisistema produca un pacifico terremoto, sicché finalmente poi si volti pagina. Si può e si deve crederlo. Dopo il 14 dicembre del 2010, tuttavia, con i giovani in piazza come a Tunisi e i deputati barricati nel palazzo per vendere e comprare voti, quel "golpe bianco" procede strisciante. Bene sarebbe, perciò, se Esposito e Pittone potessero sentire che non è più tempo di trucchi, che l'unità alla base s'è saldata: precari, lavoratori ancora "garantiti", disoccupati e cassintegrati. Si parla da giorni di "un nuovo modo di fare politica"; sembra riguardi leader e partiti e non è vero. Il "nuovo modo" è antico e riguarda noi: dietro i gentili "Cahiers de Doléances ", c'è la rabbia che incendiò la Bastiglia.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Oliver    - 05-06-2011
Penso che fare delle considerazioni in cui si mettano assieme le "due destre" sapendo che le differenze sono nette non mi meraviglia, sono anni che leggiamo le tue analisi sempre piene di certezze, prova a metterti dalla parte di chi non "sogna". La prossima volta ti eleggeremo per farti vivere la sensazione dei privilegiati e cercare di farti stare tranquillo. Buona serata

 Francesca Macry    - 06-06-2011
Una cosa certa c’è, Oliver: Le analisi di Aragno si sono dimostrate lucide e indovinate. Tu non ne hai mai indovinata una. E’ indiscutibile che le politiche per la formazione di Berlnguer e Fioroni hanno agevolato le scuole private e aperto la via alla Gelmini. Si deve essere ciechi o in malafede per non vedere che solo di Pietro ha raccolto le firme contro il nucleare, che D’Alema ha regalato la bicamerale a Berlusconi, che il partito democratico è stato sempre favorevole come il partito di Berlusconi al nucleare, alla guerra e alla privatizzazione dell’acqua, non ha fatto una legge sul conflitto d’interesse e nemmeno ha cambiato la legge elettorale .I tuoi commenti sono sempre inutilmente ironici e pesanti. Ma di che parli? E come fanno a pubblicarli i tuoi commenti questi della redazione?


 Fuoriregistro    - 06-06-2011
Li pubblicano nonostante i toni così spesso offensivi e poco disposti al dialogo perchè alla fine il dialogo nasce, e la verità dei fatti, nuda e cruda, ineccepibile, pure. Come ben sottolinei tu, Francesca. Ma li pubblicano anche per dire, denunciare se vogliamo, che questo c'è, in paese. Chiusura nei propri recinti, paura ad ammettere i propri cambiamenti, non capacità, o non volontà, di dire pane al pane sulle proprie scelte, asprezza e cecità ideologica, zero voglia di autocritica. Con questo a sinistra dobbiamo certamente fare i conti - la sinistra se n'è accorta da tempo - ed è giusto lo sappiamo. Noi speriamo sempre che l'affondo non sia personale, ma di contenuto, che delle cose si possa discutere, senza puntare il dito con altrettanta violenza di un manganello. Perciò pubblichiamo, a volte nemmeno convinti, spesso dopo accese discussioni anche tra noi. Ma, poichè a tutto c'è un limite, e alle provocazioni in particolare, se le condizioni resteranno uguali, non accadrà più.

 Maria Antonia Stefanino    - 08-06-2011
Ciò che Geppino Aragno scrive è talmente patrimonio comune, che come sempre tale agire e scenario politico ha determinato un neologismo o ossimoro che dir si voglia, coniato da Barbara Spinelli, che indica "l'opposizione" di questo paese come " I DIVERSAMENTE CONCORDI". Consiglio vivamente la lettura del "Ritorno del Principe" di Saverio Lodato che ben disvela e analizza l'in scena ed il fuori scena del potere. Per chi avesse ancora qualche dubbio, il botta e risposta fra Andrea Ichino e Ciccarelli, (-IL MANIFESTO- 25 maggio -5 giugno), sulla proposta condivisa e controfirmata da deputati e senatori del PD, formulata dall'osservatorio sull'università del gruppo 2003, che prevede per redditi al netto dell'evasione fiscale oltre i 30.000 euro,TASSE UNIVERSITARIE fino a 10.000 euro all'anno e per i meno abbienti prestiti anticipati, leggasi indebitamento, fino a 40.000 euro per l'intero corso di Laurea è ulteriormente DISVELATRICE. Più DIVERSAMENTE CONCORDI di così si muore. Se non si pensa a sé, ma come Geppino Aragno ci si sente venuti al mondo si è capaci d'interpretarlo e forse cambiarlo.