Accezioni di tempo pieno a Milano
Sottogruppo Officina - 31-05-2011
Dal tavolo tematico "Scuola e senso civico" dell'Officina per la città di Giuliano Pisapia, nuovo sindaco di Milano, stralciamo un documento che ci pare interessante per le prospettive di riqualificazione scolastico-territoriale che implica. La stesura è di Federico Niccoli. Speriamo e confidiamo che il futuro possa essere all'altezza delle speranze presenti. La Redazione.


1. Ipotesi di intervento "riparatore" del Comune per evitare la completa distruzione del tempo-pieno

Una vera e propria furia demolitrice ha investito il modello di scuola più innovativo degli ultimi 30-40 della scuola italiana. Con i tagli pesantissimi agli organici delle scuole sono state abolite le compresenze, sono aumentati gli alunni per classe fino a 27-28, non vengono nominati i supplenti per le assenze brevi, gli alunni vengono "sparpagliati" nelle classi, i disabili non trovano più il sostegno necessario allo sviluppo delle proprie potenzialità . Per mantenere ad ogni costo il monte-orario settimanale a 40 ore per gli alunni, i dirigenti scolastici sono costretti a far operare nelle ex classi a tempo-pieno da 4 a 7 insegnanti senza alcun coordinamento programmatico: un vero e proprio spezzatino pedagogico di tipo sostanzialmente assistenziale, che nega in radice gli elementi qualitativi introdotti nel modello di scuola che a Milano ha conquistato la fiducia di oltre il 90% della popolazione scolastica.
Può rendersi necessario un intervento riparatore del Comune di Milano per ripristinare, con risorse umane e materiali, i cardini qualitativi della scuola a tempo pieno, che possiamo brevemente riassumere nei seguenti termini:
a) il modello pedagogico del team teaching. Il "lavorare in gruppo" ha costituito un valore aggiunto nel panorama del nostro sistema di istruzione. A cosa altro sono dovuti i risultati di eccellenza ottenuti dalla scuola primaria rispetto ad altri ordini di scuola, secondo anche le più recenti indagini internazionali, se non a questo fattore, a questo "surplus" didattico-organizzativo?
b) un organico funzionale tale da consentire attività per gruppi classe di alunni, quindi la possibilità di ore di compresenza dei docenti. Solo questo permette forme di insegnamento individualizzate, per gruppi di alunni, attività laboratoriali, ecc. In questo senso, questa è una conditio sine qua non per una differenziazione della didattica e per offrire maggiori opportunità formative agli alunni con la pluralità delle figure educative e assoluta parità degli insegnanti con alternanza di ruoli e di orari. Solo in una giornata di 8 ore attentamente programmata i bambini hanno la possibilità di alternare momenti di massima concentrazione a momenti di libertà espressiva nel pieno rispetto dei loro ritmi di attenzione/concentrazione . Il tempo disteso assume in modo intenzionale, deliberato e controllato il significato strategico di risorsa formativa, che può riuscire ad utilizzare la diversità come risorsa e differenziare la proposta metodologico-didattica rendendola proporzionale alle difficoltà e alle esigenze di ciascuno: a tutti gli alunni deve essere offerta la possibilità di sviluppare al meglio le proprie potenzialità.
L'intervento del Comune non potrà, però, essere utilizzato come una sorta di bancomat pedagogico, al quale le scuole attingono liberamente per risolvere solo i problemi quantitativi originati dai tagli indiscriminati del duo Tremonti-Gelmini. Dato che si tratterebbe di risorse pubbliche significative, il Comune dovrà stipulare apposite convenzioni con gli Uffici Scolastici Regionali/Provinciali e con le scuole interessate per distinguere il grano dal loglio. Più esplicitamente: non è sufficiente ripristinare in tutte le classi la coppia di due insegnanti per classe per ritenere che tutti i problemi qualitativi sopraelencati siano automaticamente risolti. Bisognerà controllare che il tempo pieno non si trasformi in tempo normale lungo con il prevalere della "coppia" sul "gruppo docente", con un utilizzo delle compresenze improprio (non destinate, cioè, allo svolgimento di attività per gruppi di alunni, alla didattica laboratoriale,...) e con una programmazione debole, non unitaria e non vincolante per l'intero gruppo docente in nome di una malintesa libertà di insegnamento, pallido simulacro di una rigorosa programmazione didattica di team

2. Dalla scuola "chiusa" (area autarchica di apprendimento e cultura) alla scuola "aperta"

Negli anni '70 di forte fervore pedagogico, già la legge 517 del 1977 all'art. 12 aveva felicemente ipotizzato che gli edifici e le attrezzature scolastiche potevano essere utilizzati fuori dell'orario del servizio scolastico per attività che realizzino la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile purché si garantisse la sicurezza e l'igiene degli edifici e la salvaguardia del patrimonio.
Sembrerebbe utile per il Comune accedere ad un concetto largo di diritto allo studio, utilizzando anche le norme specifiche del DPR sull 'autonomia delle istituzioni scolastiche, per valorizzare le molteplici risorse esistenti sul territorio (genitori, enti locali, associazioni culturali e professionali, società sportive, gruppi di volontariato, ecc.) allo scopo di realizzare un progetto educativo ricco e articolato affinché l'offerta formativa della scuola non si limiti alle sole attività curricolari e assuma un più ampio ruolo di promozione culturale e sociale.

Federico Niccoli
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