Il collaborazionismo di rete
Francesco Paolo Catanzaro - 05-11-2002
Quando in ambito scolastico si cominciò a parlare di collaborazioni in rete fra le istituzioni scolastiche, molti docenti storcevano la bocca nei vari collegi e bocciavano le varie proposte che arrivavano.
C’era chi, inorridito, aveva bisogno dei sali per rianimarsi, chi balbettava, sdegnato per queste proposte estemporanee a suo dire, chi si alzava e commentava “ Ma dove andremo a finire?” mentre il Preside dell’occasione sorrideva ironicamente e portava tutti alla riflessione: “Non c’è più la scuola di una volta!”
E meno male!
Oggi tra accordi di rete, protocolli d’intesa, collaborazioni interistituzionali, progetti finanziati da regione e provincia, P.O.N., P.O.R., le scuole non sono più sole e combattono, tutte unite, qualsiasi cosa: la mafia, la dispersione scolastica, il bullismo, la violenza tra docenti… ma non tutto riesce sempre bene come le ciambelle col buco quando continuano ad esistere poca consapevolezza e inesistente predisposizione alla collaborazione.
Ma alcune scuole continuano a rimanere ancorate al tradizionalismo di antico stampo che è una delle cause della dispersione, del bullismo e dei mali che per anni hanno vessato e continuano a vessare le istituzioni scolastiche.
Ora, ai colleghi chiederei un pò più di apertura verso le proposte di collaborazione perchè non è serio fingere di accettare e poi pettegolare nei collegi su queste forme di associazionismo scolastico.
Siamo docenti del futuro e non deamicisiani maestrine con la penna rossa.

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 Manuela Casini    - 11-11-2002
Ciao collega
ho letto il tuo articolo che mi è parso un pò troppo succinto e poco esplicativo. Ma ti sei mai chiesto, anche se volessimo collaborare attraverso reti, quanti colleghi sono disponibili a fare questo lavoro extra? Forse che pensano al bene della scuola intesa come allargamento delle idee e la loro divulgazione o pensano a quanto viene pagato questo lavoro extra scolastico?