Tremonti e compagni: il suicidio è di massa
Giuseppe Aragno - 19-05-2011
Quando lo capiranno sarà tardi. E' un territorio vasto e incontrollato. Naufragano tra gli scogli di Lampedusa, il Canal di Sicilia e le aule delle scuole e delle università di tutto il Paese. Li batte la cultura e non lo sanno. E' la storia già scritta che decide, i fatti già avvenuti e i crimini consumati, contro i quali non c'è forza che tenga. Berlusconi, Bossi, La Russa, Gasparri, Tremonti, D'Alema, Veltroni, Casini. Non si tratta solo della paccottiglia plastificata del berlusconismo. E' un suicidio di massa. Muore di leggi razziali l'abbozzo di genocidio tentato da Maroni, si spegne per rigetto il segregazionismo di Fini, Turco e Napolitano. Cede di schianto la pretesa che una banda di mercanti formi un Parlamento, che la libera coscienza dei popoli si sottometta agli interessi di un potere che pretende di decidere persino sulla vita e sulla morte.

Se ne sono sentite tante in questi giorni, che non ci sono dubbi. La partita contro la cultura e la formazione, aperta dai tagli di Gelmini e Tremonti è stata la Waterloo di un regime fondato sull'ignoranza. Carlo Galli, politologo e "opinionista" di quelli che vanno per la maggiore, ha sputato, nel consenziente silenzio degli "intellettuali" presenti la storica sentenza: "è il vento del Nord che si leva a Milano, là dove cominciò la Resistenza"! Una bestialità che fa il pari solo con la miseria morale e l'ignoranza mostrate in Emilia dal prof. Tremonti: "Quando sono venuto a Bologna tempo fa mi hanno detto che c'erano state le primarie e che aveva vinto Merola. Pensavo di essere a Napoli e invece ero a Bologna. Se continua così, a Bologna, il prossimo sindaco si chiamerà Alì. E i Babà se li porterà via Merola".

Ovunque nel Paese, tra scuola e università, l'attacco alla cultura urta contro focolai di resistenza e in cattedra ci sono ancora professori antifascisti che, per nulla intimoriti da Bossi, Garagnani e i minacciati provvedimenti fascio-leghisti, ricordano ai giovani il valore della libertà conquistata sui monti partigiani. A Napoli, che ha così risposto a Tremonti, alle amministrative hanno perso assieme Berlusconi e Bersani e, comunque vada, emerge la dignità della gente libera. Fu un napoletano di cui Tremonti ignora persino l'esistenza, Armando Diaz, a decretare la fine degli Asburgo: "I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo - affermò dopo Vittorio Veneto - risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Era ed è antica e immutabile legge: quando un potere non ha più funzione storica, non c'è forza che tenga. E' per questo che la vittoria del "napoletano" Merola, a Bologna, fa di Tremonti il simbolo d'un regime che implode. E così lo consegna alla storia: tragicomica marionetta dai fili spezzati.

In Spagna, intanto, a Madrid, i "giovani indignati" occupano la Puerta del Sol e la rivoluzione del Nord Africa sbarca in Europa. Ciclamini, minimizzano pennivendoli e burattini, ma sono terrorizzati. Potrebbe essere una nuova primavera della storia. Fosse così, e tutto induce a sperare, c'è da giurarci: presto i giovani vorranno saldare i conti.

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 Luigi Marangoni    - 22-05-2011
Tremonti e compagni si sono ormai discreditati molto agli occhi della gente. Bossi non lo sopportano più nemmeno i rari leghisti che non sono mossi solo da egoismi personali, Insomma sono al capolinea, ma io ne temo ancora i colpi di coda. Sono uomini mediocri, ma pericolosi.

 Oliver    - 28-05-2011
Cancellerei il commento di Marangoni pieno di errori.

Vorrei chiedere all'illustre articolista quali sono i politici "buoni" in un mondo dove regna confusione. Beato chi ha certezze avrà la destra di nostro "signore". Stiamo aspettando un libretto d'istruzione.