breve di cronaca
«Niente extracomunitari nella nostra scuola»
Gli alunni di una classe del Cfp di Villanuova chiedono al direttore di discutere questo tema
«Via gli extracomunitari dalla scuola»
Convocati i genitori per un incontro con gli operatori dell’istituto



«Via gli extracomunitari dalla nostra scuola». Gli alunni di una classe «prima» del Centro di formazione professionale di Villanuova sul Clisi hanno chiesto di poter discutere alcune proposte da formulare al direttore della scuola nell’ambito di un’assemblea di classe. Così hanno messo nero su bianco e hanno inviato la loro richiesta al direttore Domenico Lippolis. «Chiediamo - scrivono gli studenti - di svolgere un’assemblea sul tema "proposta di esclusione degli extracomunitari"». Una provocazione? Uno scherzo? Una proposta seria? Nata sulla base di quali fatti, situazioni, vicende, atteggiamenti? Difficile dire cosa frulla per la testa di ragazzi di quattordici, quindici anni. Certo è che la richiesta ha provocato la reazione immediata dei responsabili della scuola stessa che hanno affrontato immediatamente la questione. Dalla direzione della scuola parte una lettera indirizzata ai genitori degli alunni. Datata 28 ottobre 2002, la missiva - messa a protocollo - esprime la preoccupazione di chi dirige la scuola, di fronte alla richiesta effettuata dai ragazzi di una classe della Cfp. E invita i genitori stessi ad un incontro che si svolgerà nei prossimi giorni con direttore e insegnanti. «La predetta richiesta - si legge nella lettera inviata al padre di un ragazzo che frequenta il Centro professionale di Villanuova sul Clisi - costituisce una grave riflessione degli alunni, una violazione delle norme costituzionali dello Stato italiano, una contrapposizione alla funzione educativa e formativa della scuola. La riflessione espressa nella richiesta pone l’obbligo civile e sociale, disciplinato dalle norme di legge, a mettere in atto tutte le iniziative per essere circoscritta e eliminata dai comportamenti degli alunni. La riflessione espressa può costituire un inizio di creazione di clima di tensione, di intimidazione tra gli alunni della stessa classe e tra tutti gli alunni di tutto il Centro di Formazione professionale. La riflessione quindi può sfociare in atti di rissa e lesioni alla persona». Preoccupazioni fondate? Certo legittime. Il Centro di Villanuova - gestito come gli altri Cfp dalla Provincia di Brescia - è, a detta di tanti, molto ben strutturata e organizzata. È frequentata da molti studenti extracomunitari - sia nei corsi diurni sia serali - provenienti dalla Valsabbia, dal Garda, dai Comuni della seconda cintura urbana. Nei prossimi giorni si terrà, questo incontro tra genitori e operatori della scuola. L’auspicio è che per tutti sia occasione di confronto sereno e di crescita.
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 Roalndo A. Borzetti    - 07-11-2002
Sono nodi che prima o poi, visto il clima da "caccia alle streghe", vengono al pettine. Non credo che si debba gridare allo scandalo, è bene invece che si discuta in quell'ambito del perchè della richiesta di quei ragazzi. E' bene che in quell'ambito si affrontino anche problemi inerenti l'etica. Si dirà perchè ...perchè interrogarsi sull'etica significa chiamare in causa la persona umana e la sua centralità rispetto all'organizzazione della vita sociale.
L'economia, la finanza, la medicina, la politica ecc. sono eticamente accettabili se sono finalizzate alla persona umana, ne favoriscono lo sviluppo, ne salvaguardano la dignità. Sono viceversa eticamente discutibili e inaccettabili se ostacolano, mortificano, discriminano le persone.
I problemi si fanno più complessi quando si passa dagli orientamenti generali al vissuto concreto, giacchè esistono visioni differenti di persona e di dignità della persona, di società, di civiltà. Per alcuni la dignità della persona è uguale incondizionatamente per tutti; per altri il riconoscimento di tale dignità è condizionato a una serie di variabili: l'età, lo stato della salute, l'autosufficenza, la produttività sociale, la razza, la cultura, lo stato di cittadinanza ecc.
La convergenza etica diventa ulteriormente più difficile quando i diritti di alcune persone contrastano e comunque risultano difficilmente conciliabili con quelli di altre persone. E' il caso degli immigrati.
Il loro crescente inserimento nella società italiana ha sollevato problemi non solo congiunturali- di natura culturale e organizzativa - legati alla novità di un processo immigratorio, rispetto a una lunga tradizione essenzialmente immigratoria, ma anche di armonizzazione tra diritti umani, in quanto riconoscibili a tutte le persone, e diritti di cittadinanza, attribuibili essenzialmente a chi è cittadino italiano.