Spesso pochi hanno cambiato il mondo
Giuseppe Aragno - 15-04-2011
Un Paese ipnotizzato dal circo mediatico e dall'infinita querelle sulle vicende giudiziarie di Berlusconi, non presta molta attenzione alle mille, preziose notizie che la controinformazione riesce a far filtrare con intelligenza e coraggio attraverso le maglie del conformismo. Giorni fa, Iside Gjergji ci ha raccontato d'una scelta inquietante e rivelatrice del Presidente del Consiglio, che il 7 aprile "per consentire un efficace contrasto all'eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari nel territorio nazionale", ha dichiarato per decreto lo "stato di emergenza umanitaria nel territorio del Nord Africa (G.U. n. 83 del 11-4-2011)".
Tragica, nella sua essenza comica - non si capisce quale Paese sia il Nord Africa e l'Italia non può dichiarare lo stato di emergenza in un altro Stato - l'anomalia giuridica ha le mille ombre sulle quali acutamente si ferma la studiosa, ma è anche un fatto da archiviare a futura memoria. Un fatto, uno dei tanti sui quali prima o poi gli storici si affaticheranno, per tentare di leggere il tempo che viviamo. Cronaca drammatica che scandisce il senso della nostra esperienza umana, ma allo stesso momento storia, possibile chiave di lettura d'un futuro che non conosciamo e che sarà il presente di chi, dopo di noi, si troverà a pagare i nostri conti. Un fatto, la tessera d'un mosaico da comporre, di cui non vediamo il disegno complessivo, ma del quale s'intuiscono i volti enigmatici e le ombre. Fatti muti, che troveranno mille parole domani, quando lo storico potrà interrogarli. E ai fatti, non a caso, si appella da tempo, per tirarli da ogni parte, per metterli in ombra o sovraesporli, una classe dirigente decisa a chiudere i conti col futuro, manipolando il presente e mistificando il passato.
Mettiamola agli atti e cataloghiamola, la dichiarazione che segue, e teniamola in evidenza, perché anche di questo dovranno tener conto domani gli storici, quando interogheranno lo sfascio e ricostruiranno la miseria morale del tempo che viviamo: "Quello dei libri di testo è un tema che ricorre spesso; penso che, in generale, nei libri di testo non debba entrare la politica ma una visione oggettiva di fatti e soprattutto di eventi storici". Lo afferma l'avvocato Gelmini e sarebbe facile l'ironia sui sacerdoti del merito, per domandare dove siano le conoscenze teoriche, le competenze specifiche e le esperienze maturate sul campo dal "ministro", che fa sua la delirante "iniziativa della parlamentare Gabriella Carlucci che chiede una commissione parlamentare d'inchiesta per verificare l'imparzialità dei libri di testo scolastici", senza porsi il problema dell'imparzialità di un intervento parlamentare in tema di libertà d'insegnamento e ricerca. Sarebbe facile, l'ironia, se l'anomalia del decreto sullo stato d'emergenza del Nord Africa e l'attacco a storici e docenti non fossero i rovesci d'una stessa medaglia e non costituissero un tentativo di avere mano libera quando si compiono misfatti e assicurasi un'impunità che vada ben oltre la questione giudiziaria. Un'impunità che superi di gran lunga i rischi d'una innocenza strappata illegalmente in tribunale. Un'impunità "orwelliana", che privi di cittadinanza la "memoria storica" e tolga alle classi subalterne il fondamento stesso sul quale si costruisce l'intelligenza critica. Quel fondamento per cui la rabbia disperata diventa consapevolezza nella ribellione e talvolta si fa rivoluzione.
Qui non basta ricordare, come a buon diritto fa l'accademia, che la "Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea", si occupa da tempo dei problemi dell'insegnamento della storia nella scuola e nell'università. Ne fanno fede i convegni, i dossier sulla storia nelle scuole, quello su storia contemporanea e autonomia didattica e, per citarne uno, il saggio sulla Storia Contemporanea tra scuola e università. Manuali, programmi, docenti, curato da Giuseppe Bosco e Claudia Mantovani e stampato da Rubettino nel 2004.
La questione vera sono i "fatti" e la democrazia sostanziale che essi contengono nel momento in cui si fanno materia di ricerca e depositari delle mille verità della storia. Mille, non una, senza proprietari esclusivi, senza padroni, senza preclusioni, senza verità di fede. "Politica", come "politiche" sono, in senso lato, le attività del pensiero umano e con esse l'insegnamento,
Una classe dirigente, che muove guerra alla Costituzione e riduce il Canale di Sicilia a una trappola in cui annegare diritti umani e rabbia dei popoli oppressi, può provare a imbavagliare gli storici, ma non potrà cancellare la storia. Persegua, se può, il suo intento sanguinario, faccia a pezzi il diritto internazionale, perché, come scrive lucidamente la Gjergji, intende "depotenziare le rivolte e la spinta di cambiamento in Tunisia, Egitto e in tutto il Medio Oriente". Ricordi, però: sono i fatti a raccontare la storia. I fratelli Rosselli, uccisi da ferro prezzolato, Gramsci incarcerato, superarono sbarre e confino politico, sconfissero malattia e morte e nessuno poté fermarne il pensiero. Non si ingabbiano le idee e un ragazzo lucidissimo l'altra sera, in un'assemblea, me l'ha ricordato: noi siamo pochi, ma pochi spesso hanno cambiato il mondo. Noi siamo pochi e diverremo molti. Non servirà a nulla addossare a storici e docenti la responsabilità della tragedia che state costruendo.
Avevamo un patto fondante, si chiamava Costituzione ed era "borghese" come s'era voluto che fosse. Bene o male, l'avevano scritta col sangue i nostri nonni sui monti partigiani e l'avete violata. Rifiutammo la guerra e voi la fate. Ci facemmo democrazia parlamentare e voi ci impedite di scegliere i deputati. Volemmo una scuola statale e l'avete distrutta. Fondammo la pace sociale sul lavoro e voi ce lo negate. Vi accettammo giudici, a patto che la vostra legge valesse per tutti nei vostri tribunali, e voi legate le mani ai vostri stessi giudici e negate persino la giustizia borghese. Raccontatela voi, fin quando potrete, la vostra storia, nei termini di una legalità che cambia di momento in momento col mutare dei vostri interessi. Noi interroghiamo i fatti e ci guida un'idea di giustizia, quella che vi fa dire che siamo comunisti: la giustizia sociale.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Emanuela Cerutti    - 16-04-2011
Raccontatela voi, certo, purchè qualcuno sia disposto ad ascoltare. Non è sempre detto. Qualcuno potrebbe stancarsi, qualcuno forse protetto dalla lontananza, o semplicemente qualcuno senza lenti affumicate, qualcuno a Berlino, per esempio. E va a finire che la storia, così, non la racconti più.

 Maria Antonia Stefanina    - 18-04-2011
Caro Geppino ho letto, credo giovedì su Repubblica, un breve scritto di Lucio Caracciolo che riportava una pratica insegnata ai soldati ai tempi di Bush e dell'invenzione delle armi di distruzione di massa Saddamiane. Quella della narrazione. Alle obiezioni di uno storico così fu risposto: "Noi siamo quelli che facciamo i fatti che voi poi studierete, e mentre voi studiate noi produciamo altri fatti". E' una sintesi perfetta dell'arroganza di un potere da DEMOCRATURA, essa della democrazia conserva solo riti vuoti (le elezioni, il voto in parlamento) ma in sostanza ogni giorno si connota sempre più come tirannia. Questo scritto mi ha evocato una frase nel film "Schindler's list". Alle selezioni delle persone da inviare chi in fabbrica, chi nei campi di concentramento, la differenza la faceva il lavoro svolto.
Giunto il turno di un professore di filosofia, egli fu cosi schernito, "A cosa serve la filosofia? a nulla. "Ciò forse segnò la sua sorte ma egli ebbe ben a rispondere: Barbari quei tempi in cui non serve la storia, la filosofia". Oggi si discetta anche all'interno, purtroppo, del mondo della scuola dell'inutilità o inattualità del liceo classico, (vedi Mastrocola o come cavolo si chiama). LA DEMOCRATURA al Potere quando non pensa a se stessa, pensa a demolire la storia, la memoria, NEGARE LA FILOSOFIA, cianciare di merito, rappresentarsi come la POLITICA DEI FATTI, della NECESSITA' di una SELEZIONE, della narrazione proprio come insegnato a quei soldati in guerra, DEI VALORI DELLA FAMIGLIA.
Ed in soccorso a costoro spesso si muovono insospettabili pulsioni, proviamo a restare umani come diceva il giovane VIC, ma continuiamo a resistere restando LUCIDI O ALMENO PROVANDOCI. Grazie del tuo tenace impegno.