Fora d'i ball, ringhia la bestia
Giuseppe Aragno - 07-04-2011
Un branco di australopitechi si sarebbe ribellato. Una tribù di trogloditi l'avrebbe cacciato via d'istinto e una comunità d'ominidi l'avrebbe punito, il ringhio vile: "fora d'i ball" sarebbe costato caro per sempre, ovunque e comunque, dal miocene all'età della pietra, dalla preistoria alla storia. L'istinto della bestia o l'onore del guerriero si sarebbero rivoltati e le femmine ne avrebbero fatto un punto d'onore: nessun genere di rapporto. Nulla, dalle necessità del sesso, alla carità d'una spidocchiata. Persino le pulci sarebbero saltate vie, nauseate dal sangue velenoso, e l'intero pianeta si sarebbe trovato unito in un universale e memorabile diluvio. Nulla sarebbe rimasto com'era.
L'evoluzione della specie, invece, qui da noi, oggi, s'è prima fermata, incerta e sospesa, poi ha scelto d'invertire il suo corso.

Duecentocinquanta esseri umani e, tra essi, numerosi cuccioli d'uomo, sono stati uccisi dal civilissimo Mediterraneo, inorridito di sé stesso, ma Nettuno chiama a testimone il fato e si discolpa: non è stato per sua scelta che l'onda mortale ha sommerso gli sventurati in cerca di scampo. E' l'ordine delle cose che s'è sovvertito: gli dei non han colpe e non c'entrano nemmeno i diavoli e l'inferno. Tutto nasce da una disumana ferocia nel cuore d'un evo nuovo. L'ultimo, forse, che la storia consente.
"Fora d'i ball" è la compiuta sintesi storica della civiltà dei consumi, nel trionfo della globalizzazione. L'ha scritta il degenerato discendente d'un innocente scimpanzé, capo d'una tribù di gorilla svergognati che, a disonore dei nobili antenati babbuini, non si rivoltano per istinto, non si indignano in nome d'un antico genoma, non si vergognano di se stessi e del genere che si dice umano.

C'è un'onda verde biliosa che avvelena la terra, appesta l'aria, ammorba l'acqua. Le femmine, contagiate, non inorridiscono per il seme del loro ventre ucciso; fanno sesso e spidocchiano, indifferenti, e i maschi si sottomettono a capi senza onore. Se non si leva subito, di villaggio in villaggio, un urlo di guerra, se il naturale amore per se stessi e la solidarietà che da sempre ci lega nella sventura non ci induce all'immediata rivolta, non c'è più futuro. Ci sono momenti della storia in cui la pace prende le armi e va in guerra, senza patria o bandiere. E' la sola guerra umanitaria che si combatte in natura: quella senza quartiere della dignità negata.

"il Manifesto", 9 aprile 2011
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Orazio    - 09-04-2011
Il razzismo leghista si sfoga contro gli extracomunitari, ma presto si scatenerà contro i meridionali quando passerà a sancire la secessione che un debole e ricattabile berlusconi le concederà senza esitare. Mala tempora currunt e correranno in Italia ormai vicina a tornare ad essere un'espressione geografica.

 da Sel Firenze    - 09-04-2011
250 dispersi. Dichiariamo il lutto nazionale
di Marisa Nicchi
8 Aprile, 2011



Dispersi nel mare uomini, donne, bambini che hanno avuto la sventura di nascere in Eritrea, Somalia, terre di violenza. Non saranno più un problema per il Governo italiano. Non si discuterà di come distribuirli tra le regioni, non usufruiranno della protezione internazionale, non dovranno chiedere ed attendere mesi per ottenere lo status di rifugiati. Sono vite senza nome, non saranno nemmeno un numero preciso.

Sono partiti secondo la guardia costiera italiana, da Zuwarah, sulla costa libica, con un barcone di 13 metri che si è ribaltato tra le onde. Quei profughi eritrei e somali fino a qualche mese fa venivano respinti grazie agli accordi con il dittatore Gheddafi che ora bombardiamo in una guerra che sta riproducendo altri profughi. E’ molto probabile che quelli del barcone affondato siano stati torturati, poi venduti come merce di scambio tra trafficanti e polizia libica ad uso della minaccia di invasione pronunciata dal dittatore. Di invasioni apocalittiche ancora non se ne vedono, vediamo tanta umanità sofferente proveniente da terre devastate dalle guerre, dagli stenti come quella somala-eritrea. A causa di tali disperate condizioni la fuga non si ferma, solo la morte può farlo definitivamente.

Così è accaduto ieri, in mare, di fronte alla Guardia Costiera, in acque SAR di competenza maltese. Sono affogati con il dubbio che si poteva far di più e meglio. E’ inaccettabile. Pensiamo per un attimo se in quel mare ci fosse caduto un nostro affetto. L’immedesimazione è un buon esercizio per curare quel distacco dalla realtà che produce cinismo. Meritavano di vivere in pace, di non dover fuggire, di lavorare, andare a scuola, di poter tornare a sorridere, di non veder spezzati i propri legami. Meritavano soccorso e accoglienza umana. Ora possiamo solo dichiarare il lutto nazionale, dare loro un funerale simbolico portando pane e rose in quel canale di Sicilia che sommerge tanta morte disperata senza nome.