Imbrogli e tribunali
La Redazione - 30-03-2011
"Disabili, centinaia di sentenze condannano i tagli della Gelmini", titola "Repubblica". In soli sette mesi il Miur ha collezionato 4 mila sentenze di condanna in ogni parte del Paese e la Gelmini è costata all'amministrazione quattro milioni di spese legali.
Nessun Paese al mondo terrebbe ancora dov'è il duo Gelmini-Tremonti. Ha devastato la scuola - i giudici lo dicono chiaro - ma il "no" che non ammette repliche, che sfida e dice apertamente basta, per orgoglio se non per altro, il rifiuto che le gazzette di regime definirebbero "sovversivo", il no come obiezione di coscienza, questa pacifica. sacrosanta e benedetta rivolta morale purtroppo non viene.
La Gelmini non cade nel mercato parlamentare, non va a casa spedita per raccomandata dalla casta dei "nominati, ma è andata gambe all'aria più volte in Tribunale. Di queste ripetute sentenze si parla molto poco, si predilige il terreno dello scandalo pruriginoso e il "no" non viene. Le scuole smantellate sono aperte, qualche genitore animoso dà battaglia, qualche docente si oppone come può alla marea montante d'uno sfascio che non ha precedenti, ma i partiti d'opposizione fanno melina, le organizzazioni sindacali non dichiarano sciopero ad oltranza, la maggior parte dei docenti tace e tutto va avanti come nulla fosse.
"Repubblica" è chiarissima: "Alunni disabili privati del sostegno per mesi, classi che ne ospitano "troppi" e, come se non bastasse, sovraffollate. Per far quadrare i conti nella scuola pubblica, il governo Berlusconi ha di fatto tagliato il sostegno agli allievi più deboli: i portatori di handicap". Segue l'elenco delle condanne, l'azione delle associazioni che difendono i diritti dei disabili e denunciano lo scempio, ma la protesta vera, il rifiuto fermo e deciso, quello che blocca tutto e dice e basta, quello non viene e, pare, non verrà.
I "tagli indiscriminati alla spesa per l'istruzione statale, con conseguente sovraffollamento delle classi", le preoccupanti "forme di concentrazione di soli alunni con disabilità in totale violazione della normativa apparentemente integra sull'inclusione scolastica", la vergognosa campagna contro la scuola pubblica, nulla pare più muovere il pantano nel quale affondiamo.
In gioco non è la sorte della scuola, ma il futuro dei figli. Cosa occorre che accada perché la gente della scuola si unisca in un sol blocco e dichiari coi i fatti che la misura è colma?
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 Giorgio Dellepiane Garabello    - 03-04-2011
Eh cosa occorre... è una parola? No sono migliaia!
Ma ne voglio dire almeno qualcuna:
occorre che ogni elemento vitale della scuola assuma su di sè la propria responsabilità e smetta di delegare.
Ad esempio la riforma Moratti quanti l'hanno letta?
Piuttosto quanti hanno delegato ad altri le conclusioni da trarre in merito?
E il boicottaggio effettivo, strisciante, delle varie proposte di riforma non porta da nessuna parte!
Occorre esporsi, dichiarare prospettive e proposte, non solo opporsi in modo palese o meno.
Occorre dire che una scuola di qualità, specificandone bene il profilo funzionale e le finalità, ha un costo, e che si deve premiare chi lavora bene.
Di questo passo ecco cosa succede: subiamo tagli e non abbiamo prospettive.