Passioni e passioncine
Francesco Di Lorenzo - 16-03-2011
Dallo Speciale Notizie dal fronte



Il problema del ministro Gelmini, come si evince dalle interviste che rilascia, non è il suo mancato appassionarsi al dibattito tra scuola pubblica e scuola privata. Il problema, forse, è proprio nella sua endemica mancanza di passione. In tutto. E i risultati si percepiscono. Non la appassionano i disabili e la loro esclusione dalle finali dei giochi sportivi studenteschi, né le ragioni di chi protesta nelle piazze. Non è appassionata neanche alle relazioni tra i numeri. Ha detto che in Italia ci sono più bidelli che carabinieri. E vorrei vedere. Ci sono 42mila scuole e 4600 caserme. Speriamo che non si metta in testa di pareggiare il conto. Immaginate un collaboratore scolastico che si sposta su dieci scuole. E tutte nella stessa mattina, naturalmente.

Con tutta probabilità, non si appassiona nemmeno alle parole di Barroso, il presidente della commissione Ue, il quale ha dichiarato: "Non è intelligente tagliare la scienza, l'istruzione e la cultura". E francamente, seppure da un altro punto di vista, queste dichiarazioni, se ripetute inutilmente, finiranno per non appassionare più nessuno.
Tante volte sono state pronunciate e tante volte sono restate flatus vocis, lettere morte, foglie al vento. Speriamo che non finiscano per diventare un'abitudine a cui non si fa più caso.
Il ministro, invece, coltiva la passioncina di piegare le cifre a proprio uso e consumo, aiutata, diciamo, da qualcuno che la guida.
Continua a dire che abbiamo troppi insegnanti mentre invece, si sa, siamo nella media europea, se si escludono gli insegnanti di sostegno e di religione che in altre nazioni gravano sul bilancio di altri ministeri. E non farebbe un'azione indegna, se avesse, inoltre, il buon senso di considerare da quali condizioni siamo partiti noi italiani con la scuola appena 150 anni fa, e da quali strutture, leggi e condizioni scolastiche partivano le altre nazioni a cui lei fa tanto riferimento.
Ma si sa, le precisazioni non la interessano. Pardon, non l'appassionano.

Appassiona noi, invece, sentire i numeri, positivi, della 'scuola in ospedale'. Istituita negli anni cinquanta nei reparti pediatrici di alcuni ospedali, consolidata nel 1986 con una circolare ministeriale che l'aveva resa una sezione staccata delle scuole del territorio e, finalmente, nel 1998 inserita nella cornice più ampia delle azioni volte a prevenire la dispersione scolastica, può vantate numeri da record. Tra gli alunni a breve (1-7 giorni), media (7-15 giorni) e lunga (oltre i 15 giorni) degenza e alunni seguiti a casa, lo scorso anno sono stati seguiti circa 80mila studenti, di cui 5.000 disabili e 7.000 stranieri. Beh, non male. E con tutta la passione possibile.

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