I precari della scuola e il gioco delle tre carte
Franco Buccino - 15-03-2011
Carta vince, carta perde. Al gioco delle tre carte, indovina dov'è la supplenza: a Napoli, Bologna o Milano? Molti precari subodorano il trucco ma nullafacenti nella piazza della Conoscenza, loro che vivono di punteggi e disoccupazione, si prestano pure al gioco del subdolo prestigiatore e dei suoi compari che affollano la scena. Per molti la supplenza non c'è, e l'immissione in ruolo resta un miraggio. I tagli continui di risorse e posti, il mancato (o ridotto al minimo) turn over, stanno mettendo in ginocchio le scuole, alzando in modo preoccupante l'età media degli insegnanti, portando all'implosione il sistema supplenze.
Il quale fino a non molto tempo fa ha funzionato nel modo seguente: precari con punteggi bassi andavano al nord, precari con punteggi alti, ma anche medi e bassi, rimanevano al sud (o anche al centro). I precari al nord lavoravano senza problemi, e poi molti ritornavano al sud con punteggi elevati o ormai di ruolo. I precari al sud si arrabattavano per rimanere in corsa con, in ordine cronologico: seconde lauree, titoli di sostegno, master e perfezionamenti, scuole private. Ogni tanto una legge sul precariato con una consistente immissione in ruolo sfoltiva l'elenco dei precari e lasciava in equilibrio il rapporto nord sud.
Negli ultimi anni le cose sono cambiate in seguito alle politiche scolastiche dei governi, soprattutto l'ultimo. Per via delle supplenze sempre più ridotte e delle immissioni in ruolo fatte con il contagocce, si spostano al nord precari con punteggi più alti scombinando le graduatorie lì esistenti. Al sud i punteggi derivanti da titoli e servizi non bastano più, anche perché il decreto salvaprecari dell'altr'anno ormai riconosce a quasi tutti il punteggio a prescindere dal servizio. Norme pensate a loro favore, in realtà, eliminando una sorta di selezione naturale che differenzia le posizioni di chi ha la fortuna di lavorare e di chi non lavora, stanno ingolfando le graduatorie nella parte medio alta.
Ormai al precario della scuola che non ha un punteggio stratosferico, che non ha il concorso a cattedre del 2001 (l'ultimo!), che non è tutelato dalla legge sul collocamento obbligatorio, rimane una sola strada, quella dei ricorsi. Lo sanno bene strane associazioni, pseudo sindacati e pseudo patronati, che sorgono come i funghi. D'altra parte i precari della scuola sono una riserva razziata sistematicamente, oltre che dal Ministero che se ne serve quando vuole, da enti di formazione, università pubbliche private o online, case editrici specializzate, uffici legali in proprio o appoggiati a comitati e liberi sindacati, tutti interessati a questa grossa fetta di mercato. Adesso vanno forte i ricorsi. Il più delle volte non portano da nessuna parte, ma qualche volta vanno in porto: allora vuol dire che un precario si prende il posto di un altro precario. L'Amministrazione scolastica è indifferente con i precari come la Natura con l'Islandese di leopardiana memoria.
Non c'è una soluzione migliore di un'altra: inserire chi si vuol spostare in un'altra provincia in coda o "a pettine", congelare le graduatorie, scongelarle. Gli aspetti politici delle diverse opzioni sono inventati di sana pianta, e in ogni caso sono strumentali. I precari vogliono lavorare, al nord come al sud. Per lavorare ci vogliono i posti. E ci vogliono le immissioni in ruolo per esaurire le graduatorie dette, appunto, ad esaurimento. Non la scomparsa dei precari o il loro coinvolgimento in un nuovo sistema di reclutamento. Lo vuol fare l'attuale governo? E quello che verrà? Scorrimento delle graduatorie con massicce immissioni in ruolo, una diversa organizzazione del lavoro per evitare che si riformi precariato di tali dimensioni, e poi per gli aspiranti insegnanti, per loro sì, un nuovo modo di reclutarli. Le immissioni in ruolo su posti liberi e vacanti, l'hanno dimostrato in parecchi, sono a costo zero. Costerebbe un po' favorire il pensionamento dei docenti più anziani e potenziare almeno alcuni settori dell'istruzione come l'educazione degli adulti. Ma ne varrebbe la pena.
La verità è che per la scuola non è un bel momento. Il presidente del consiglio ha preso di mira la scuola pubblica. Dopo tagli indiscriminati e pseudo riforme di copertura, da lui l'accusa infamante di traviare i giovani e la proposta indecente del "bonus" alle famiglie per iscrivere i figli alle scuole private. Per fortuna nel nostro paese sulle questioni della scuola cadono i governi. Ma la battaglia politica sulla scuola pubblica che è stata ripresa con rinnovato ardore non deve, paradossalmente, distrarre e far dimenticare che i precari ormai non reggerebbero una nuova ondata di tagli. Urge per loro una soluzione ad horas: tocca a questo parlamento, a questo governo, a questa opposizione affrontare il problema. Perché il gioco delle tre carte può avere risvolti drammatici.

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 oliver    - 28-03-2011
La tua analisi è perfetta, vorrei solo aggiungere un piccolo tassello, la disponibilità degli insegnanti di ruolo nel rastrellare le ore disponibili contribuendo alla riduzione del monte ore disponibile.
E' UNA VERGOGNA!!! con il consenso del ministero e dei presidi.