Prove Invalsi, perché sì, nonostante...
Maurizio Tiriticco - 11-03-2011
A fronte della marea montante anti Invalsi vorrei articolare [...] il mio pensiero [...]

1. Il quadro normativo - Con la legge delega 53/03 e successivo decreto legislativo 286/04 è stata attribuita all'Invalsi il compito di effettuare, tra l'altro, "verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti". Si tratta di verifiche finalizzate al "progressivo miglioramento e armonizzazione della qualità del sistema d'istruzione". Si tratta, comunque, di operazioni valutative nettamente distinte dalle verifiche finalizzate alla "valutazione periodica e annuale degli apprendimenti e del comportamento degli studenti", attribuite alla competenza dei docenti. Con tale norma si è ritenuto opportuno avviare anche nel nostro Paese quella valutazione del sistema nazionale di istruzione che è già in atto, e da anni, in quasi tutti i Paesi dell'Unione europea e in quelli ad alto sviluppo. Se alle istituzioni scolastiche, in virtù della loro autonomia, è affidata la competenza di progettare e realizzare interventi di educazione, istruzione e formazione finalizzati a realizzare gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione (dpr 275/99, art. 1), ne consegue che spetta al potere centrale verificare se tali obiettivi sono di anno in anno raggiunti e quali correttivi, eventualmente, occorra apportare. Si è trattato di una svolta non indifferente, avviata in seguito al conferimento di poteri e attribuzioni dal potere centrale agli organi periferici (alle Regioni, agli Enti locali e alle scuole), di cui alla legge delega 59/97 e al novellato Titolo V della Costituzione (legge Cost. 3/01). Se non si avverte questo profondo cambiamento di prospettiva, risulterà anche difficile comprendere le ragioni dell'intervento dell'Invalsi sulle istituzioni scolastiche autonome: autonome, sì, autoreferenziali non più!

2. Il test - Il test è uno strumento di indagine finalizzato a rilevare dati oggettivi, quindi, in effetti sono strumenti "poveri" rispetto ad altri strumenti di rilevazione degli apprendimenti: i reattivi, ad esempio, o certe tipologie di questionari, o conversazione mirate o elaborati scritti, i cui esiti sono tutti diversi gli uni dagli altri e richiedono criteri valutativi assolutamente diversi rispetto a quelli dei test: chiedere quanto fa due più due è un quesito test (la risposta è solo una); chiedere di riferire sull'etica nicomachea o sull'ultimo film di Almodòvar o sul 150° anniversario dell'Unità nazionale, con tutti gli argomenti pro e contro che sono oggi sotto gli occhi di tutti, non sono quesiti test . Ed è ovvio che, se la valutazione esercitata da un insegnante consistesse solo nella somministrazione di test, avrei qualche dubbio sulla sua competenza valutativa. I test Invalsi hanno una finalità limitata e precisa: verificare se finalità, obiettivi, competenze, se si vuole, di cui alle Indicazioni nazionali e alla Linee guida che il Miur ha pubblicato per i diversi ordini di scuola, in quanto deputato dalla stessa Costituzione ad emanare le "norme generali sull'istruzione", sono di volta in volta raggiunti o meno e in quale misura. E' questa un'invasione di campo? Assolutamente no! Ripeto: alle singole istituzioni scolastiche spetta di valutare gli apprendimenti, giorno dopo giorno, periodicamente, annualmente; all'Invalsi - o comunque a qualsiasi ente terzo valutativo - spetta di valutare la tenuta e l'andamento del sistema. Si tratta di ambiti di indagine diversi e complementari.

3. L'attendibilità delle prove - I test Invalsi sono stati prodotti, e sono costantemente prodotti, nel corso degli anni sulla base di prove che in effetti provengono dalle stesse scuole. Non c'è nulla di inventato negli uffici di Villa Falconieri! Per quanto riguarda i test che verranno proposti alle seconde classi dell'istruzione secondaria di secondo grado, sono stati effettuati i relativi tryout, per cui la garanzia della loro adeguatezza, affidabilità e attendibilità è molto elevata. La corrispondenza del test con gli insegnamenti effettuati nelle singole scuole e classi non va ricercata sui singoli contenuti, ma sulla corretta utilizzazione, da parte degli alunni, di "quei" contenuti appresi in classe, per risolvere i "quesiti" e i "casi" che i test - o meglio, le prove - proporranno. Non ci sarà nessuna sovrapposizione né alcuna prevaricazione da parte dell'Invalsi nei confronti delle singole scuole e dei singoli insegnanti. Ripeto: si tratta di piani diversi di indagine e di rilevazione.

4. La valutazione degli insegnanti - L'esito dei test Invalsi non ha nulla a che vedere con la valutazione degli insegnanti ed è provocatorio accreditare una tesi del genere. Gli esiti delle prove saranno consegnati alle singole scuole e il liceo "Mamiani" non saprà nulla di quanto è avvenuto all'istituto tecnico "Einstein". La valutazione degli insegnanti è altra cosa né le prove Invalsi possono costituirne un precedente, in quanto è la natura stessa della rilevazione che nulla ha a che vedere con la valutazione degli insegnanti, discorso tutto da impiantare e sul quale abbiamo, a tutt'oggi, ancora scarsi elementi, anche a livello di ricerca.

5. L'obbligatorietà - Le prove Invalsi sono obbligatorie per legge. Il fatto che la nota ministeriale la richiami è puramente indicativo: è la norma che fa testo: si vedano, oltre alle norme citate al punto 1, la direttiva triennale n. 74 del 15 settembre 2008 e la direttiva n. 67 del 30 luglio 2010. Quegli insegnanti che non ottempereranno a tale adempimento si assumeranno una responsabilità, di fronte ai loro alunni e alle famiglie, prima che di fronte all'amministrazione.

6. E ora vengo al nonostante!!! - Sottolineo con forza il fatto che il Miur avrebbe dovuto adoperarsi in modo più mirato per preparare scuole ed insegnanti alle prove Invalsi. Da un lato c'è indubbiamente il fatto che molti insegnanti - ed anche molti dirigenti, purtroppo - non sono solleciti ad aggiornarsi costantemente sulla normativa e su ciò che Miur e Invalsi pubblicano sui rispettivi siti. L'autonomia non significa il "faidate"! Significa responsabilizzarsi in prima persona per accedere a quelle "norme generali sull'istruzione" di cui il Miur ha competenza e responsabilità. Se sui test c'è l'ignoranza di cui sono testimoni le veline che molte scuole stanno producendo, c'è anche una responsabilità dell'amministrazione che sulla valutazione da oltre dieci anni a questa parte non ha attivato nulla! Anzi, il ritorno ai voti e l'enfasi sul cinque in condotta - pardon, comportamento - non ha fatto altro che sferrare un duro colpo a quella "cultura della valutazione" che fin dagli anni Ottanta, con altre amministrazioni, abbiamo avviato, anche se con tanta fatica! E ancora: quale carico di lavoro spetterà alle segreterie e ai docenti per la somministrazione delle prove? Al limite potremmo anche dire: se della valutazione degli insegnamenti sono responsabili gli insegnanti nelle loro classi, perché della valutazione di sistema non si fa carico direttamente l'Invalsi, con la sua organizzazione e con il suo budget? Ovviamente è un discorso che lascia il tempo che trova! E che, comunque, si sarebbe dovuto avviare da quando l'Invalsi è stato istituito! Siamo alle solite: l'amministrazione assegna compiti, anche impegnativi, ma non assegna risorse! E innesta la guerra tra poveri! Avremo Dsga contro Ds, insegnanti contro ricercatori Invalsi e a pagare sono sempre i nostri ragazzi!

7. Conclusione - La cosa che più mi addolora di tutta questa vicenda è la grande approssimazione culturale e docimologica che leggo nelle veline che di scuola in scuola i nostri docenti si stanno passando! Mi chiedo: dove sono quegli insegnanti che una volta si battevano perché la scuola migliorasse i suoi strumenti? Che esigevano un'amministrazione più sollecita? Che studiavano per conto loro come e perché migliorare le loro attività! Che senso ha oggi rifiutarsi di fronte ad un adempimento il cui fine è solo quello di verificare insieme che cosa stiamo facendo nelle aule, dov'è che facciamo bene, dov'è che sbagliamo... Un intervento Invalsi, con tutta la sua limitatezza - possiamo anche ammetterlo: è la prima volta che l'Invalsi entra nella secondaria superiore - ci sollecita, però, a riflettere, a confrontarci, al limite anche a dire che tutti gli item sono sbagliati... Ebbene, non è una occasione per discutere, per crescere? E' forse meglio che ciascuno nel chiuso della propria aula faccia muro contro muro, mentre i ragazzi sempre meno credono alla scuola e il mondo intorno a noi sta impazzendo? Oggi è il 10 marzo: abbiamo due mesi per riflettere e per decidere al meglio! E lo dice uno che per la Gelmini e per la Mastrocola non ha alcuna simpatia!!! Ma per la Nussbaum tantissima! E non dite: chi è questa donna?

Roma, 10 marzo 2011
Maurizio Tiriticco


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Claudio Berretta    - 13-03-2011
Ringrazio Maurizio Tiriticco per questo articolo che mi aiuterà nel dibattito con quei colleghi che vedono le prove Invalsi come "l'arma del ministero discriminatore".
Una corretta valutazione serve a migliorarci. Non possiamo buttare via lo strumento se qualcuno lo vuole usare male, eventualmente dovremmo cercare di non farglielo usare male.
Per quanto riguarda la domanda: "Dove sono quegli insegnanti che una volta si battevano perché la scuola migliorasse i suoi strumenti? Che esigevano un'amministrazione più sollecita? Che studiavano per conto loro come e perché migliorare le loro attività!"
Ci sono ancora questi insegnanti!
Ad esempio: cfr in www.apprendimentocooperativo.it le pagine relative al GIS-CESEDI (Gruppo per l'Innovazione della Scuola - Centro Servizi Didattici) Provincia di Torino.

 Giuseppe Comune    - 13-03-2011
Pubblicamente e onestamente Letta junior ha recentemente riconosciuto che Il “novellato Titolo V” cui fa riferimento Maurizio Tirittico, è stato non solo un gravissimo errore, ma una forzatura rovinosa per il funzionamento delle Istituzioni di cui paghiamo tutti il prezzo. Se Tirittico non lo avverte, non comprenderà mai le ragioni per cui la stragrande maggioranza degli insegnanti è ostile non alla verifica in quanto tale, come vuol far credere, ma a verifiche come quelle che difende.
Miur, se non se n’è accorto, sta per Ministero dell’Università, dell’Insegnamento e della Ricerca e volutamente cancella il carattere “pubblico” di una delle funzioni vitali della vita repubblicana. Se Tirittico vuole assumerne la difesa, padronissimo. Non chieda agli insegnanti di associarsi.
Le direttive del Ministro non hanno forza di legge e non cancellano le leggi vigenti. La legge delega 53/03 e il successivo decreto legislativo 286/04 non autorizzano l’Invalsi a utilizzare in alcun modo i docenti per qualsivoglia attività. L’amministrazione perciò non può chiedere conto ai Collegi Docenti delle scelte che fanno e Tirittico farebbe bene a evitar di fare richiami a una legge che non esiste per fare propaganda filogovernativa.
Come docente, bado ai rapporti con alunni e famiglie, conosco bene quali sono i miei doveri e ne rispondo anzitutto alla coscienza. Non riconosco a Tirittico alcun titolo per darmi lezioni o consigli non chiesti e sono ogoglioso di essere un insegnante in questo momento. Piuttosto, Tirittico, legga, piuttosto, la riflessione di Aragno qui, su questa rivista, intitolata “Gatti e topi”, così capirà quali sono le posizioni della maggioranza degli insegnanti, e la finirà di fare la retorica sui bei tempi andati.

 Stefano De Stefano    - 13-03-2011
Non mi pare affatto che la Direttiva 74 affermi l’obbligatorietà delle prove Invalsi per tutti i singoli docenti. Da lì evinco che sono obbligatorie per:
1) l’Invalsi che le deve produrre; 2) per quelle classi che affrontano l’esame di terza media; 3) per quegli studenti ai quali sono somministrate.
La Direttiva 67 poi non fa altro che confermare quanto asserito nella 74 intervenendo in maniera più dettagliata sull’articolazione degli interventi di valutazione nei confronti delle scuole.
Inoltre è sempre consultabile il vademecum, redatto dai cobas – scuola (www.cobas-scuola.it ), che fornisce molte e dettagliate informazioni anche a carattere giuridico sul valore degli atti amministrativi. Capisco che parlare di cobas può far venire l’allergia al dott. Tiriticco, però, a mio modesto avviso, se riuscisse a farsi un po’ di coraggio…
Infine, non intervengo sul valore didattico delle prove ( a mo’ di epochè scettica), pur avendo avuto modo di visionarle, perché voglio sottolineare un “particolare”, questo sì ben individuato dal dott. Tiriticco, che riguarda il lavoro gratuito, pardon di collaborazione, degli insegnanti.
Signori! Non c’è una lira! Ci hanno tolto gli scatti, bloccato il contratto, diminuito il Fis, aumentato il numero degli alunni per classe ………………. e noi dovremmo imbarcarci in ore di correzione per le prove Invalsi?
Caro dott. Tiriticco, questo discorso non può “lasciare il tempo che trova”, non oggi!

 Claudia Fanti    - 13-03-2011
Su questa vicenda dell’opposizione ai test Invalsi, e sulla non accettazione entusiastica degli stessi da parte di tanti non si dovrebbero dare giudizi affrettati quasi come se si rifiutasse un sistema di oro colato su una rosea situazione scolastica nazionale, bensì si dovrebbe leggere la cosa tenendo presente il contesto in cui si calano le proposte di valutazione di chicchessia. Sarebbe l’ora di serrare le fila per affermare quanto si combatte ogni giorno contro le carenze di tutto e di smetterla con lo stigmatizzare insegnanti e Collegi che si esprimono a sfavore di qualsivoglia prova.

Se dovessero arrivare tempi di vacche grasse nei termini di rispetto per la professione, attenzione all’handicap e all’integrazione, risorse economiche di ogni tipo, strumenti, tempi decorosi per la didattica e la ricerca, assunzioni, tecnici di laboratorio di informatica, edilizia scolastica adeguata, ecc., allora forse ci si potrebbe aprire al confronto su ogni ambito e settore della professionalità, anche su quello della valutazione. Quanto si è lavorato sulla valutazione! E ogni anno (quasi) si fa e si rifà a seconda del Ministro di turno.
Ora è soltanto il tempo di affermare, come Vecchioni in piazza, che in Italia ci sono migliaia di docenti che fanno il loro lavoro meravigliosamente, nonostante il niente a disposizione. Anzi, gentile Claudio, di insegnanti bravi ce ne sono anche più di prima. Essi cercano di migliorare il proprio lavoro in base al terreno sul quale operano. Essi hanno un’estrema necessità di non perdere tempo prezioso, perché la didattica e la vita delle classi incalzano per affrontare i problemi pulsanti della quotidianità che non offre mai sicurezze standard, bensì incertezze e imprevisti continui e che presuppone adeguamenti creativi e fulminei.

 Cosimo De Nitto    - 13-03-2011
Prove Invalsi, perché no, nonostante…

Poco interessanti sono le giustificazioni giuridiche che richiama Tiriticco del tipo: visto… visto… visto…, se non nell’ottica che queste si “devono” fare e basta, “a prescindere” come amava dire Totò.
Che le prove Invalsi abbiano pezze di appoggio per giustificarne l’obbligatorietà non mi sembra particolarmente rilevante, se non dal punto di vista sindacale.
Che l’obbligatorietà sia automatica e conseguente prova della bontà dei test, questo resta tutto da dimostrare.
Certo che non si devono perdere di vista le differenze e confondere strumenti, piani, contenuti di: a) valutazione di sistema; b) valutazione degli apprendimenti; c) valutazione degli insegnanti.
Mi sembra ormai una leggenda metropolitana la cosiddetta mancanza di “una cultura della valutazione” degli insegnanti; la classica foglia di fico che dovrebbe coprire le vergogne di chi a) non perde occasione quotidiana per insultare gli insegnanti; b) chi ogni giorno lavora per mettere loro il bavaglio per meglio “addomesticarli” al governo/regime; c) chi lavora giorno e notte per impoverire la scuola e mortificare il suo ruolo democratico e sociale; d) chi vuole “inculcare” la cultura del sospetto e della sfiducia verso la scuola pubblica della Costituzione; e) chi sottrae strumenti e risorse pretendendo di migliorare la “qualità”; f)…; g) …ecc
Non si può ammettere che paladini e artefici della cosiddetta “valutazione di sistema” siano gli stessi che quotidianamente discreditano il “sistema”, lo additano al pubblico vituperio, lo morticano con tagli lineari che colpiscono tutto e tutti come un bombardamento a tappeto, senza distinguere la qualità dal basso livello, le efficienze dalle inefficienze, la gestione virtuosa dagli sprechi.
Insomma, il problema non è docimologico, o non lo è soltanto. Chi vuol capire, capisca. E gli insegnanti che si ribellano in massima parte mi pare che lo abbiano capito.