Felice di non piacervi
Gianfranco Pignatelli - 28-02-2011
Gratificato ed onorato.
Le ingiurie che i guitti della vita politica ed istituzionale rivolgono alla scuola pubblica sono, per un docente orgoglioso e valoroso, un premio, una lusinga. Se m'avessero individuato come uno di loro mi sarei sentito diffamato.
Questa feccia non a caso dileggia la scuola pubblica ed esalta quella privata nella quale si è formata. E, infatti, i riscontri non mancano. Come? Nel dispregio per il bene comune e nella insofferenza per la legge uguale per tutti che ne fanno esseri socialmente disturbati e politicamente depravati.
Però è opportuno che chi ha giurato sulla Costituzione sappia un paio di cose.
Prima, la scuola statale è la sola autenticamente pubblica, ossia di tutti e per tutti. Tutelarla ed amministrarla è un dovere. Denigrarla e devastarla è un crimine.
Seconda, i suoi insegnanti, nonostante tutto, non sono demotivati e disorientati ma, con la loro quotidiana funzione docente, rappresentano la sola resistenza attiva, professionale e morale, contro l'etica del bunga-bunga.
Loro partecipano, si aggiornano, studiano, progettano, programmano, motivano, trasmettono, educano. In due parole: ci credono.
Per i gheddafiani nostrani questo è impensabile e insopportabile. Per chi si serve dello Stato, pensare che ci sia chi serve lo Stato è un attentato alle proprie perversioni.
Poveracci...

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