Questione tagli
Lorenzo Picunio - 25-02-2011
Con tante emergenze che riempiono i giornali, questa appare "soltanto" una cosa quotidiana. Eppure modifica la vita quotidiana delle famiglie, cambia il futuro dei figli, toglie "spazio sociale" alla cultura.
Che poi la cultura si riprenda il suo spazio, con fatti di massa, come la lotta degli universitari, o con luci che emergono nell'ombra del mondo mediatico, come la lectio magistralis di Benigni sull'Unità d'Italia, è qualcosa che fa piacere.
Ma intanto le famiglie fanno i conti con i tagli alla scuola pubblica.

Quella scuola pubblica che è stata per decenni l'unico vero possibile ascensore sociale per le classi svantaggiate torna ad essere - nelle intenzioni del governo - una "scuola di classe" come denunciava a suo tempo don Lorenzo Milani. Si disapplicano, nei fatti, gli articoli 3 e 34 della Costituzione repubblicana.

Chi ci lavora, chi ci vive da studente o da genitore, se ne accorge. Ore in meno, docenti e personale non docente in meno, niente più soldi per le fotocopie, per i computer, per la didattica. Bambini a casa, ad annoiarsi davanti alla televisione. Studenti più grandi privati della possibilità che la scuola dia loro opprtunità ed aiuti.

Occorre mobilitarsi, darsi da fare, perrchè la questione non tocca solamente i soldi. Il governo tedesco, che è ugualmente di centro-destra come quello italiano, ha capito che non è bene toccare la formazione. Entro il 2020 il Trattato di Lisbona ci impone di avere l'80% di diplomati. Questo può garantire il futuro ad un Italia e ad un Europa che solo nella conoscenza, nella ricerca, nello studio e nell'innovazione hanno il loro futuro. Con queste scuole che cadono a pezzi ? Affidate soltanto al generoso volontariato degli insegnanti e degli altri operatori ? Occorre impegnarsi tutti assieme per salvare e valorizzare la scuola pubblica, che è un investimento per il futuro.

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