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La politica dei computer
Punto informatico - 28-10-2002
Si parla ancora di Palladium che altro non è, però, che il
pronipote delle licenze d'uso sui software. Il problema non è il software
proprietario ma l'oro di certuni appoggiato sopra le libertà degli altri


Roma - Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di
Palladium, il nuovo prossimo ambiente hardware-software ideato da Microsoft
e da alcuni grandi produttori, per rendere sicuri i contenuti che transitano
nei nostri PC. Lo si è fatto sull'onda di un lungo articolo di The Palladium Paradox.

Sono contento che si discuta di queste cose: David Farber qualche mese fa,
accettando alcune affermazioni tranquillizzanti di Microsoft sulla non
intrusività del suo prossimo software e sul fatto che le funzioni di
Palladium sarebbero state tutte sotto il controllo dell'utente, disse una
frase molto significativa che suonava più o meno così: " Attenti perchè se
non sarà come dite, urlerò come un maiale sgozzato".

Oggi le urla si vanno opportunamente moltiplicando e se Richard Stallman è
da tutti - anche da se stesso - considerato un "integralista del software",
un puntiglioso che manda indietro a tutti coloro gli accludono un allegato
in formato.doc un breve trattato nel quale spiega perchè tale formato
male"
, David Weinberger, certamente non assomiglia a nulla del genere.
Eppure i timori espressi dall'autore di Arcipelago Web (Sperling e Kupfer,
2002) sono sostanzialmente i medesimi di quelli del fondatore del Progetto
Gnu.

Il problema fondamentale che Palladium scatena, al di là di distinguo
tecnologici che lasciamo da parte, è quello di una rivoluzione ideologica
dell'architettura dei PC. Con Palladium i PC non saranno più le stesse
macchine di prima, diventeranno qualcosa d'altro. Ora si può capire come mai
se ne discute tanto. Ma il punto è: che cosa diventeranno? Stallman, già nel
titolo del suo commento, si chiede se potremo continuare a fidarci di loro.
La sua risposta è semplice, lineare e chiara: non potremo. Non potremo
perchè il controllo verrà tolto all'utente e fatto scivolare nelle mani di
qualcun altro, per banalissime ragioni di soldi. È importante oggi chiederci
chi sarà questa autorità, se sarà credibile, se avrà la nostra approvazione,
se sarà giusta e comprensiva con noi? Evidentemente no. Se esistesse una
politica dei computer sarebbe ciò di cui stiamo discutendo oggi.

Così, per banalissime ragioni di soldi si sceglie di buttare via il bambino
con l'acqua sporca
, aprendo di fatto la strada a problemi ben più seri di
quelli legati alla pirateria musicale o cinematografica. Alludo a quisquilie
come quelle del controllo politico, di quello aziendale, del possibile
indirizzo del consenso e della libera espressione delle opinioni
individuali. Ma, di tutto ciò, all'industria dei contenuti non interessa un
fico secco. Come dicono a Hollywood: who cares?

Sarà tutto nuovo insomma. Weinberger con l'ironia che lo contraddistingue
scrive: "apparentemente non avremo bisogno di un nuovo tappetino per il
mouse"
. Ma per il resto tutto cambierà.

Se ci pensiamo bene questo processo di scivolamento del controllo sul
software ha origini non recenti. L'idea stessa di licenza d'uso può essere
considerata una specie di prozia di Palladium. E nella stessa maniera vanno
visti le sempre più frequenti pretese di aggiornamento che software grandi o
piccoli tentano a nostre spese. Quella che fino a pochi anni fa era
considerata a tutti gli effetti una intrusione - i tentativi di autoupdate
attraverso Internet di programmi residenti nel nostro PC - oggi non
infrequentemente viene imposta d'autorità e chiaramente citata nei contratti
di utilizzo come pratica buona e giusta. Ragioni di sicurezza? Macchè.
Semplici divergenze fra utente e software house su chi sia il proprietario
della baracca. E questo molto prima della nascita delle DRM, le cosiddette
tecnologie di controllo dei diritti.

Il Grande Fratello incombe - scrive Stallman - e lo fa con argomenti ormai
noti e in gran parte condivisibili anche da semplici utenti che non siano
posseduti da deliri di persecuzione o di controllo. Anche da utenti medi
come me, che non vedono nella programmazione lo scopo di una vita o che
talvolta, per non dire spesso, utilizzano vergognosamente anche documenti in
formati proprietari. Proprio per questa ragione, proprio perchè per una
volta il discorso sembra toccarci proprio tutti - utenti di indole, idee e
sistemi operativi differenti - è necessario oggi tentare una strada di
compromesso fra chi vorrebbe marciare su Redmond per raderla al suolo e chi
invece solleva le spalle in un salomonico "cheppalle".

Esiste un folto gruppo di commentatori e analisti che minimizza l'impatto
prossimo venturo di Palladium e ne limita sostanzialmente l'intrusività alle
pratiche commerciali in rete, come la distribuzione di musica e film. Con il
nuovo ambiente di Microsoft esse potranno finalmente uscire dalla assoluta
anarchia di distribuzione alla quale la Internet attuale le ha costrette. Se
anche solo così fosse si aprirebbe ugualmente un nuovo, non trascurabile,
problema. Il giorno in cui - come scrive Weinberger - Hollywood iniziasse a
distribuire film in formati adatti solo a Palladium e quindi non
riproducibili da mac, linux ecc. si creerebbe un sostanziale monopolio
distributivo fra Redmond e Hollywood che è poi uno dei grandi desideri,
mille volte espressi dalla software house di Bill Gates. Ed ancora una
volta - magari senza andare a toccare troppo argomenti sacri quali la libera
espressione del pensiero - il giochetto sarà comunque facilmente
riassumibile: più soldi (per pochi) e meno libertà (per tutti gli altri).

Massimo Mantellini

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