E l' Europa si allontana
Francesco Di Lorenzo - 22-01-2011
Dallo Speciale Notizie dal fronte



La situazione č quella che č. Ambigua perlomeno. La ribellione ad un governo francamente insostenibile non trova un coagulo, una forza, un sistema per diventare evidente e spazzare via il resto.
Intanto, possiamo consolarci con i dati dell'annuale rapporto Istat riguardanti la scuola. Bene. Al di lā di quello che vorrebbe propinarci il ministero, la veritā č che la nostra spesa per istruzione e formazione č inferiore alla media UE. Non solo. Appena il 46% della popolazione italiana - tra i 15 e i 64 anni - ha un titolo di studio che supera la licenza media. E anche questo dato č distante dalla media europea. Giā a sapere questo, verrebbe da porre la domanda, ma vogliamo starci in Europa o vogliamo andare verso altri lidi? Verso derive di sogno, verso le beatitudini dell'ignoranza, con satrapi e prepotenti che ci governano...e con il popolo adorante?
Ma non č finita qui.
Siamo al di sotto della media UE - nella fascia di etā tra 18 e 24 anni - sia per gli abbandoni scolastici, sia, di conseguenza, per la mancanza di un diploma.
E siamo solo al 19% dei 30-34enni che hanno conseguito un diploma universitario. L'obiettivo fissato da Europa 2020 č del 40%. Ce la faremo? Il dubbio viene. La certezza č che converrebbe lavorare per avvicinarsi a percentuali che altri paesi possono raggiungere, meno che il nostro.
Da questo punto di vista non si vedono spiragli e luci. Anzi, il rapporto rincara la dose e ci dice che, "Gli adulti impegnati in attivitā formative, un elemento considerato cruciale nella lotta contro l'esclusione sociale, sono il 6% del totale nel 2009, meno della metā rispetto al livello obiettivo da perseguire entro il 2010 secondo la strategia di Lisbona (12,5%)". Insomma, č solo per decenza che non si considera tutto il sistema una catastrofe. Una catastrofe del resto annunciata dagli eventi, dagli avvenimenti, dai personaggi che ci circondano.

Sul fronte dei precari, intanto, la Cgil fa sapere che lo Stato risparmierebbe molti milioni di euro se invece di mantenere in piedi il precariato scolastico, assumesse stabilmente da subito 100mila persone. Insomma, non c'č nessun risparmio, come si vorrebbe far credere, ad assumere il 1 settembre e a licenziare il 30 giugno. Nel frattempo sono in atto migliaia di ricorsi contro la reiterazione dei contratti a termine. Ha iniziato il Codacons, hanno ripreso la questione anche altre sigle. In base ad una direttiva comunitaria, giā da qualche anno, si impone di introdurre norme che impediscano l'abuso dei contratti di lavoro a tempo determinato.
Un tribunale italiano ha stabilito l'applicazione del contratto a tempo indeterminato ad un docente che per ben sei volte era stato assunto e licenziato.
Si spera vivamente che anche le migliaia di persone che hanno presentato lo stesso tipo di ricorso, e che scade oggi, possano avere una sentenza di questo tipo.

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