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Le guerre preventive non servono
Rai news 24 - 25-10-2002
"Le guerre preventive non servono. LibertÓ a rischio in India e in Italia"

La scrittrice indiana Arundhati Roy, autrice del romanzo culto, "Il dio delle piccole cose" , tradotto in venti lingue, Ŕ a Roma per presentare una serie di documentari sull'India prodotti dal Festival Cinemambiente di Torino. Durante l'incontro con i giornalisti dice no ai conflitti, sottolinea l'assurditÓ del concetto di guerra giusta e invita i movimenti non-violenti a riorganizzarsi.



Cosa pensa della "guerra preventiva" teorizzata da Bush?

Non servono a nulla le guerre preventive, soprattutto in Iraq dove la guerra non ha mai avuto fine dal 1990.

PerchŔ pensa che siano inutili?

L'idea che gli Stati Uniti o qualsiasi altro governo possano organizzare una guerra preventiva sulla base del sospetto che ci siano armi nucleari, quando magari sono stati quegli stessi paesi che vogliono il conflitto a fornirle, Ŕ incredibile solo da immaginare. E poi in Iraq la guerra non ha mai avuto fine, dal settembre 1990 i bombardamenti non si sono mai fermati.

Un altro concetto discusso Ŕ quello di "guerra giusta"...

Se lo accettiamo allora la guerra giusta Ŕ quella dei poveri contro i ricchi, dei 40 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le loro case in India per la costruzione delle dighe. Sono contraria alla globalizzazione delle grandi corporazioni perchŔ aumenta la distanza tra chi decide e chi soffre per le decisioni prese. E' giunto il momento di non essere pi¨ ragionevoli. Le manifestazioni di piazza non bastano pi¨. Bisogna arrivare alla disobbedienza civile, al punto in cui lo Stato non funziona pi¨. Le modalitÓ non spetta a me dirle.

Per˛ ha qualcosa da dire sulle battaglie compiute con gli attivisti del movimento contro la costruzione delle dighe (oltre 300) sul fiume Narmada, e con le centinaia di migliaia di contadini sfollati...

Noi combattiamo per mantenere quello che abbiamo, voi dovete combattere per quello che avete perso.

Per aver dato vita a questa protesta e alla lotta per la democrazia in India, lei in febbraio Ŕ stata imprigionata...

Sono stata condannata per vilipendio alla Suprema Corte ad un anno e al pagamento di una multa, ma ho fatto un solo giorno perchŔ, mi hanno detto, sono una donna. Se fossi rimasta di pi¨ in carcere sarei diventata una martire e questo a loro non sarebbe piaciuto. In India nessuno pu˛ contrastare i dettami della Suprema Corte che decide su tutto, sulle industrie da privatizzare, sulle dighe, sui libri e sui film da censurare.

Cosa pensa della situazione italiana?

La vostra situazione Ŕ paragonabile a quella di un manicomio. Berlusconi non Ŕ l'Italia, ma qui qualcuno sta giocando con le vostre menti che diventano la vostra prigione. I giovani vengono indottrinati, la gente non si accorge di essere oggetto di manipolazioni.

Cosa pensa dunque del ruolo dei media in questo particolare momento storico?

Il terrorismo Ŕ una risposta non democratica a comportamenti non democratici dei governi. Bisogna cercare di rompere questo circolo vizioso attraverso il dissenso ragionato e qui devono intervenire i media. Date meno clamore agli attentati.

E come vede la situazione in India?

La situazione in India Ŕ certamente molto difficile, ma mi sembra che voi per quanto riguarda la democrazia state ancora peggio. Noi abbiamo un nemico chiaro, un governo fascista e violento, voi avete la prigione in testa, vi hanno colonizzato i sogni e l'anima.

Governo fascista?

Noi abbiamo un governo di destra che censura i nostri film, che mette in galera chi vi si oppone, stampa compresa, voi avete al governo un presidente che gestisce sei canali nazionali televisivi su sei, un'industria automobilistica che si occupa anche delle olimpiadi sulla neve e che si permette di bucare una montagna per farvi atterrare gli sciatori che scendono dal trampolino, come ho visto a Pragelato.

Qual'Ŕ, in conclusione, il pi¨ grosso problema del mondo, e qual'Ŕ la sua cura?

Il problema Ŕ che i poveri della terra, e da noi ce ne sono tanti, non hanno neppure accesso al dissenso e alla consapevolezza perchŔ non hanno internet e sono fuori dal "sistema". Su di loro il governo ha molta presa, perchŔ riesce a indottrinarli facendo loro credere che il processo distruttivo sul mondo porterÓ loro benefici. In molti paesi il terrorismo nasce e si sviluppa proprio lý. Il terrorismo Ŕ solo un altro tipo di guerra contro il quale dobbiamo lottare, promuovendo la nostra battaglia per la pace e la vera democrazia, quella che riconosce alla gente la libertÓ di esprimersi e vivere la propria vita nei propri territori.
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