breve di cronaca
Una proposta alternativa
L'Unità - 24-10-2002
Chi vive nella scuola e nell'università in questi mesi sa che si preparano
tempi ancora peggiori di quelli attuali. La legge finanziaria ha sottratto
750 miliardi derivanti dagli aumenti stipendiali del personale al fondo di
funzionamento delle università pubbliche e per la prima volta negli ultimi
cinquant'anni tutti i rettori degli atenei hanno annunciato le proprie
dimissioni se il governo non cambierà idea su questa sottrazione di risorse
proprio nel momento in cui i nuovi ordinamenti didattici si applicano e a
tutti si richiede uno sforzo particolare per rispondere a studenti che non
possono conoscere le novità che gli si preparano.
Nelle scuole, per effetto della Finanziaria ma anche di precedenti
provvedimenti della Moratti, è saltato il limite dei venticinque allievi per
classe, non ci sono sufficienti insegnanti di sostegno per gli handicappati
e i caratteriali, sono già incominciati i tagli dei posti che diventeranno
quasi quarantamila in tre anni.
Mancano, inoltre, le risorse per quella modernizzazione degli istituti di
cui ha parlato per anni il centrodestra, salvo dimenticarsene appena
arrivato al potere. L'applicazione dei buoni scuola ha prodotto effetti
inaccettabili, come ad esempio nella Lombardia di Formigoni nel 2001 il
buono scuola è stato attribuito a 43mila studenti delle scuole confessionali
e private con redditi familiari fino ai 240 milioni mentre ai novecentomila
studenti delle scuole pubbliche lombarde sono arrivate soltanto le briciole
del finanziamento regionale.
Le epurazioni cervellotiche, con la scusa dello spoils system incautamente
approvato dal centrosinistra, proseguono a pieno ritmo e non riguardano più
soltanto i direttori generali ma scendono ai livelli più bassi e toccano i
presidi, i direttori didattici, gli istituti regionali per la didattica,
persino, a quanto pare, le società di storia patria nelle maggiori città.
Quel che colpisce è il fatto che subentrano assai spesso persone
incompetenti a funzionari che lavorano bene e in maniera imparziale soltanto
perché gli incompetenti sono legati alla coalizione di governo e hanno
diritto a riscuotere una promessa che è stata fatta loro uno o più anni fa.
Di fronte a una situazione di crisi così estesa, di malcontento così
diffuso, di difficoltà così palesi all'opposizione si chiede da parte di una
larga opinione pubblica e dal movimento non soltanto la battaglia
parlamentare, finora condotta assai bene, contro la legge delega per i cicli
in discussione ancora al Senato, ma anche un passo più avanti: la
presentazione di una proposta di legge alternativa a quella della Moratti
che sia in grado di stare in campo nelle scuole e davanti agli italiani e
che faccia vedere a tutti un'idea di scuola diversa da quella che Berlusconi
e il suo ministro stanno cercando di impormi.
Ma è alle viste una proposta di questo genere.

Confesso che fino a ieri non
ne avevo notizia e una visita accurata ai siti telematici dei maggiori
partiti del centro-sinistra non aveva prodotto frutti in questa direzione.
Ma qualche giorno fa ho potuto leggere la proposta di legge che uno dei
partiti più piccoli della coalizione, i comunisti italiani, hanno già
scritto e inviato a tutte le altre forze dell'opposizione.
La proposta che potrebbe costituire la prima base di un progetto di legge
parlamentare si fonda su alcuni principi chiari e coerenti con il dettato
costituzionale: obbligo scolastico da elevare progressivamente fino ai
diciotto anni, generalizzazione del tempo pieno nella scuola di base
(destinato con la delega a finire), gratuità della scuola dell'obbligo,
massimo di venticinque alunni per classe, venti se ci sono portatori di
handicap, organico funzionale nelle scuole e anno sabbatico per gli
insegnanti di ruolo, autogoverno democratico del sistema scolastico, diritto
all'assemblea e applicazione dello statuto degli studenti e così via.
Nel complesso (non potendo scendere in questa sede a un esame dell'
articolato legislativo così come è presente nella proposta) si può dire che
si vuol ritornare a una valorizzazione della scuola pubblica e laica, a un'
attenzione maggiore per la formazione e l'aggiornamento degli insegnanti, a
conservare i diritti acquisiti dagli studenti in decenni di discussioni e
lotte, alla creazione di istituti che aiutino davvero le famiglie composte
assai spesso di madri lavoratrici.
Ma, ci si chiederà, dove si troveranno le risorse per destinare all'
istruzione scolastica, e a quella universitaria, quel di cui c'è bisogno per
assicurare alle nuove generazioni una formazione moderna e complessa come è
necessaria nel mondo in cui viviamo?
La risposta che c'è in una simile proposta da cui chi scrive spera possa
nascere un progetto di tutto il centrosinistra (ma in tempi rapidi, si
intende) può apparire provocatoria per il governo ma a me sembra saggia e
attuabile: si chiede in sostanza di abrogare la legge vigente che ha tolto
ogni tassazione ai patrimoni superiori ai trecentocinquanta milioni e di
ritornare alla legge precedente approvata prima del 2001 che prevede di
detassare le piccole eredità ma di far pagare a chi deve lasciare i grandi
patrimoni. Sarebbe, io credo, un'ottima destinazione per il denaro
accumulato in grandi quantità di contribuire alla formazione dei giovani,
dotando le scuole di ogni ordine e grado delle risorse necessarie per
funzionare in un paese che è tra i primi dieci del mondo industrializzato.
I maggiori economisti del mondo anglosassone (e non solo il Nobel Stigliz
spesso citato) sono convinti della centralità del sistema dell'istruzione
per lo sviluppo economico-sociale del mondo sviluppato e soltanto i
sostenitori di uno strano populismo liberista come quello espresso da questo
governo possono pensare che una scuola pubblica di qualità più bassa e un'
università in grave difficoltà rappresentano una conquista per l'Italia

Nicola Tranfaglia
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