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Brevetti e sviluppo sostenibile
Fiorello Cortiana - 22-10-2002
PROPRIETA' DELLA CONOSCENZA, UNA PROPOSTA APERTA

Lo scorso 12 settembre la Commissione sui Diritti della Proprietà
Intellettuale del Dipartimento Britannico per lo Sviluppo Internazionale ha
risposto alla richiesta della Università di Stanford, relativa a come il
sistema dei brevetti poteva essere utile ai paesi poveri del mondo. Nel
rapporto finale la Commissione ha messo in guardia i paesi poveri
dall'impegnarsi nel sistema di brevettazione del mondo-ricco, che spesso
con logica di biopirateria, brevetta conoscenze tradizionali locali
secolari, legate a rimedi naturali e suggerisce ai paesi in via di sviluppo
di permettere agli utilizzatori di aggirare le barriere tecniche per
accedere alle potenzialità di internet.Il rapporto, infine, afferma che i
paesi ricchi, che a Johannesburg hanno recentemente riconfermato il loro
interesse per lo "sviluppo sostenibile", non dovrebbero spingere per
ulteriori rafforzamenti dei brevetti. I problemi e le indicazioni sollevati
dal rapporto della Commissione non hanno suscitato l'entusiasmo delle
multinazionali della f
armaceutica e del software e hanno messo in luce i problemi derivanti ai
paesi poveri dal conformarsi, entro il 2006, all'accordo TRIPS (aspetti dei
diritti di proprietà intellettuale relativi al commercio) siglato
nell'ambito del WTO. E' curioso vedere come prendono corpo, in questo
contesto, nuove alleanze tra diversi settori come quello informatico e
quello biotecnologico "Così come l'invenzione della stampa (1450) ha svolto
un ruolo fondamentale nella riforma protestante e, duecento anni dopo,
nella rivoluzione industriale, così nel XX secolo il computer diventa il
nuovo strumento utilizzato per decifrare i geni, memorizzarli,
organizzarli, sfruttarli (lo dimostrano le alleanze strategiche con le
grandi società che operano nel campo delle biotecnologie già messe in campo
da Microsoft)" (Gianni Tamino, Fabrizia Pratesi "Ladri di geni") Lo
specifico interesse industriale legato alla brevettabilità ha causato
l'abbandono di molte varietà tradizionali. Nel 1949 esistevano 10000
varietà di riso, nel 1970 1000
, oggi circa 150 milioni di ettari sono coltivati con sole due varietà,
naturalmente brevettate. Come ha denunciato Vandana Shiva secondo questa
logica in India "le varietà indigene raccolte direttamente sono sostituite
da semi ibridi più vulnerabili, che per lo più devono essere riacquistati
ogni anno." (V.Shiva su Carta n 2 dic.'99) Gli eccessi del copyright non
conoscono limiti espressivi, tant'è che i familiari di John Cage, nel nome
del diritto d'autore, hanno intentato causa ad un musicista colpevole di
aver inserito in un album 60 secondi di silenzio totale: viene da chiedersi
cosa sarebbe dell'arte senza le citazioni, le contaminazioni e le
combinazioni. Come abbiamo visto la terra e la rete sono due ambiti dove
agiscono le logiche di controllo esclusivo della conoscenza, ma un terzo
luogo è costituito dai nostri corpi, ancora Rifkin"anche molte usanze
secolari, riguardanti sessualità, riproduzione, nascita, maternità e
paternità, potrebbero essere accantonate.", come nota Alberto Melucci "Il
corpo
può essere "normalizzato" attraverso interventi esterni, come i farmaci, la
modificazione chimica del cervello, la manipolazione dei ritmi biologici, o
invece diventare il campo di una esperienza autonoma e dotata di senso che
permette di utilizzare i molti potenziali della specie umana al di là del
semplice potere delle facoltà corticali" (A.Melucci"Culture in gioco").
Qui non ci interessa solo mettere in luce il sistema internazionale della
brevettazione come elemento indispensabile per il marketing commerciale di
imprese multinazionali che, nel settore dell'agricoltura o in quello
informatico, tendono a definire condizioni monopolistiche. Né solo
denunciare come queste imprese "fidelizzano" il cliente attraverso
relazioni di tale dipendenza da risultare un vero e proprio asservimento.
Contro questa logica cresce una consapevolezza planetaria, ovunque nel
mondo si muovono dagli agricoltori agli utilizzatori di software e, oltre
ai conflitti sociali, si aprono anche contenziosi giuridici tra istituzioni
e questi monopoli. Tuttavia c'è qualcosa che va oltre la natura di un
modello commerciale e chiama in causa, in modo irripetibile, la politica e
la politica pubblica: queste realtà monopolistiche tentano di scambiare
come prodotti, da tutelare tramite brevetti, gli alfabeti utilizzati per
produrli. Siano alfabeti appartenenti alla sfera biologica, come i codici
genetici, o
appartenenti alla sfera antropologica come gli algoritmi o le sequenze di
accordi musicali. Con la riduzione degli alfabeti ad una disponibilità
proprietaria è a rischio la libertà di narrazione, di comunicazione,
naturale o culturale, quindi di conoscenza: la libertà di espressione e di
creazione culturale e colturale avverrà entro i limiti consentiti dagli
standard proprietari pre-definiti.Un esponente di una importante industria
biotecnologia in una intervista a Liberation è stato molto chiaro "La
rivoluzione delle biotecnologie è paragonabile a quella di Internet. In
entrambi i casi si tratta di entrare per primi in possesso
dell'informazione. Occorre dunque diventare l'Intel dell'agricoltura,
essere in una posizione di dominio per costringere il mercato a usare una
sequenza codificante protetta da brevetto." Replica Rifkin"se si permette
ad un certo numero di aziende impegnate nel settore delle scienze della
vita di controllare il patrimonio genetico della nostra evoluzione, dai
micorganismi fino ad ar
rivare agli esseri umani, ci risveglieremo, nel XXI secolo, in un mondo in
cui alcune aziende monopolizzeranno il mercato dei processi biologici della
vita stessa."(J.Rifkin"Il secolo biotech). In gioco è quindi lo statuto
della proprietà della conoscenza: cioè se essa costituisce un bene
universale, cioè delle attuali e future generazioni, e per questo
inalienabile o se la sua condizione e la sua natura devono essere definite
da chi, con le buone e con le cattive, riesce a metterle sotto chiave. Dice
ancora Melucci"Evidentemente è un potere che si colloca oltre il controllo
sul contenuto dell'informazione, ma anche oltre i codici che organizzano le
fonti e la costruzione dell'informazione. Il potere non ha più a che fare
con quello che viene detto, ma con la possibilità di creare e percepire il
senso di ciò che viene comunicato: quando tutti diventano potenzialmente
produttori e consumatori di informazione si esercita potere solo se si
controlla il modo in cui si produce e si riceve il senso della comunicaz
ione stessa". Periodicamente veniamo informati e stupiti dalle singolari
proprietà sviluppate dall'up grade del software della grande multinazionale
informatica o dalla nuova applicazione transgenica della multinazionale del
biotech, questo approccio semplificato e riduzionista ignora i contesti e
le conseguenze indesiderate, nello spazio e nel tempo "d'altra parte la
vita è un costante flusso di molecole e di energia, in cui risultano
importanti, da un punto di vista informativo, la struttura del contesto, la
forma, le dimensioni, la composizione qualitativa e quantitativa della
rete, piuttosto che la singola molecola." (Pier Mario Biava"Complessità e
biologia. Il cancro come patologia della comunicazione"). Sulla questione
della libertà e della disponibilità degli alfabeti e sulla condivisione
della conoscenza deve prendere corpo l'alleanza politica tra sfera
biologica e sfera antropologica nelle loro articolazioni culturali,
economiche e sociali. Come rileva Carlo Formenti ci sono argomentazioni
diverse m
a convergenti per nuove eresie economiche "Conoscenza e creatività, a
differenza delle materie prime, non possono essere consumate ma hanno la
prerogativa di aumentare quanto più circolano e quanto più vengono
condivise e distribuite fra un vasto numero di soggetti" e ancora "si
sottolinea come la Rete consenta di fare circolare una quantità illimitata
di copie di qualsiasi bene immateriale a eccezionale velocità, una
possibilità che, oltre ad abbassare il valore delle singole copie, fa sì
che il valore complessivo del bene immateriale in questione aumenti
vertiginosamente in relazione della quantità delle relazioni attivate dalla
circolazione delle copie" (C.Formenti "Mercanti di futuro"). E' in gioco la
sovranità pubblica e con essa la nostra libertà, per questo se, come notano
Di Corinto e Tozzi"Uno dei principali obbiettivi dei movimenti è stato
quello di far condividere le risorse disponibili nel mondo al maggior
numero di persone possibile."(A.Di Corinto, T.Tozzi"Hacktivism") occorre
che questo diventi
un obbiettivo politico e programmatico della coalizione democratica. Per
questo vorremmo porre in modo aperto, per nulla precostituito,
all'attenzione dei membri della Convenzione Europea che deve avanzare una
proposta di Carta Costituzionale, la questione della proprietà della
conoscenza, della disponibilità degli alfabeti, del controllo dei processi
delle filiere produttive o della medicina rispetto ai nostri corpi. La
sensibilità e la disponibilità del Teatro Franco Parenti di Milano ci
consente di usare i suoi molteplici spazi affinché esperienze legate alla
terra, alle reti e ai corpi, si confrontino intorno a questa questione che
già oggi costituisce uno dei problemi della globalizzazzione in atto, sono
attese, gradite, le proposte più svariate attraverso i diversi linguaggi
espressivi.


Sen. Fiorello Cortiana ( Verdi-l'Ulivo )
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