Scelte chiare e barzellette serie
Francesco Di Lorenzo - 16-10-2010
Dallo Speciale Notizie dal fronte


Le scuole paritarie e/o religiose, mentre si parla di altro, sferrano il loro attacco in modo massiccio. Tra associazioni di genitori di scuole cattoliche, Confindustria e governo, l'accerchiamento alla scuola statale è a tutto campo. Appena chiamata in causa, il ministro della Pubblica istruzione ha risposto subito. Non è come con i precari - fannulloni, buoni a nulla e di sinistra - che quando chiesero il suo intervento, giustamente dal suo punto di vista, non li degnò neanche di uno sguardo.
Il fatto è che lei si è diplomata presso il liceo classico privato 'Arici' di Brescia. Lì trovò il suo rifugio, dopo aver provato le scuole statali che non le piacquero. Evidentemente trovò anche altro, certo in termini di riconoscimenti, tanto che oggi lei può permettersi di pronunciare una frase come questa: "Si devono riconoscere i valori che hanno dato all'istruzione le scuole gestite dagli ordini religiosi". Che denoterebbe una grande apertura culturale se fosse riferita anche alle scuole talmudiche o coraniche, che qui da noi oggettivamente non esistono. La verità è che detta così la frase, da tutti i punti di vista, denota una chiusura molto deprimente e paurosa (paurosa come chiusura, s'intende).
La Confindustria ha prontamente auspicato che in questo momento di congiuntura sfavorevole per tutti, i fondi erogati per le paritarie possano raddoppiare. E se non è proprio possibile il doppio, ci si aggiunga almeno un 30% in più. Lo stesso ministro ha continuato dicendo che le scuole paritarie sono 13.823 e interessano un milione di alunni. Ha aggiunto che tra pubbliche e private non esiste contrapposizione ma complementarità, che tali scuole portano qualità (?) al sistema e che bisogna agevolare fiscalmente le famiglie che non scelgono di iscrivere i figli alla scuola statale.
Qualche domanda sorge spontanea: ma il ministro è informato in modo così preciso anche sulla scuola statale? E come mai non le viene in mente che le agevolazioni potrebbero andar bene anche per i genitori che iscrivono i figli alla scuola statale, e che magari in questo periodo sono in cassa integrazione o hanno per caso perso il lavoro?
Fin troppo facile la battuta: ma è stata informata che è in atto una crisi? Purtroppo, però, non fa ridere.

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