Questione di cellule
Francesco Di Lorenzo - 07-10-2010
Dallo Speciale Notizie dal fronte


Praticamente siamo gli unici. Tutta l'Europa, in tema di istruzione e formazione, va in una direzione 'ostinata e contraria' alla nostra.
Loro, i maggiori paesi europei, pensano erroneamente che bisogna rafforzare il sistema pubblico di istruzione, dotandolo di una più elevata qualità in fatto di conoscenze. E si affannano stupidamente a redigere una carta Europea della scuola con l'intenzione che diventi duratura nel tempo e che dia a tutti il diritto all'ingresso e al successo nel sistema formativo.
Noi no. Non facciamo queste cose. Noi da un decennio almeno abbiamo cambiato passo. Facciamo, o vogliamo, una scuola di tipo aziendalistico (ricordando che le tre I sono le iniziali di inglese, internet e impresa). Soprattutto facciamo una scuola di questo tipo senza capirne il perché e senza, pensate un po', averne i mezzi.
Noi diciamo di sostenere il merito e la concorrenza ma con la nostra solita indeterminata confusione, alla fine ci troviamo ad essere antidemocratici e competitivi. (La competizione, dicono, aiuta a crescere forti. Chi lo abbia detto non si sa. Forse un ministro in vena di follie, ma non è sicuro).
Noi, unici e solitari, possiamo vantare una riforma epocale che guarda con grande acume al passato. Noi siamo il paese dove parole come innovazione, cultura, scienze, modernizzazione dell'obbligo e del post-obbligo sono solamente termini astrusi ed inconcepibili. Con l'aggravante che a qualcuno fanno venire l'orticaria. Ma il bello è che, contraddicendo la contraddizione, ci poniamo da soli fuori mercato, proprio per quello che stiamo facendo alla nostra scuola. E' come inventare un gioco idiota, vogliamo un'impresa, o meglio vogliono un'impresa, ma la collochiamo fuori dal mercato europeo. Misteri della mente o questione di cellule. Comunque, enigmi irrisolti. Fate voi.

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