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L'uomo della monnezza
Gianfranco Pignatelli - 24-09-2010
C'è aria di campagna elettorale. Lo si capisce dal puzzo acre, dai cassonetti traboccanti, dai compattatori bloccati apposta dalle braccia ammanettate da scioperi ricattatori. Non c'è due senza tre. In gioco, stavolta, c'è il comune di Napoli. E forse anche un'altra legislatura. Il sistema è collaudato. La propaganda fatta con cataste di monnezza in putrefazione ha già sedimentato nuove maggioranze in provincia e regione. Ma non solo. Tutti ricorderanno, tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008, i caroselli diurni e i roghi notturni organizzati da squadracce di fascistoidi e guagliunera della camorra intorno alle colline di rifiuti sparsi in tutta la Campania. Non a caso tra i cumuli di rifiuti cercarono gloria i ratti della politica nazionale, piombati puntualmente in città, senza uno straccio di proposta, per cavalcare la protesta e pretendere lo scalpo degli avversari. Città, provincia e regione impiccate al cappio perverso ottenuto intrecciando politica e camorra. Su quelle colline si è aggrappato colui che più ne ha beneficiato per la nuova scalata al potere, quello col quale protegge il suo capoclan campano dallo stato di diritto.

Anche per questo, tra i suoi, da queste parti, si fa chiamare uomo della provvidenza. In realtà, è solo specializzato in spazzatura. Quella che fa sversare per far soldi e quella che distribuisce in strada per far voti. Quella con la quale s'accompagna per far maggioranze e, quando non gli garba, scarica per far ciò che gli pare. Quella che stocca come infoballe nei cassetti segreti dei suoi giornali da cassonetto e, quando serve, tira fuori per far fuori i compari di partito scomodi o gli oppositori ostinati. Quella che percola nei calamai avvelenati dove i suoi scagnozzi dell'informazione intingono le penne a serramanico per smaltire chi gli rimprovera di essere specializzato in ciò che più gli rassomiglia.


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