Parlare e razzolare
Francesco Di Lorenzo - 31-08-2010
Beh, che dire. Dietro la sbandierata era della comunicazione e nascosta dai tanti che ci hanno creduto, si affaccia sempre pi¨ prepotente l'era della solitudine e della tristezza. Che a questo punto, sul piano dei sentimenti e delle emozioni, potrebbe assumere una dimensione molto allargata. E riuscire a coinvolgere molte pi¨ persone di quanto si pensi.
Due le notizie, tra le tante, che generano tristezza e senso di solitudine in moltissime persone.

La prima. La moglie di Bossi Ŕ proprietaria di una scuola paritaria che usufruisce, grazie al marito, di contributi statali speciali. Si legge sui giornali di ottocentomila euro. Alla faccia della libera impresa, dell'essere contro l'assistenzialismo meridionale, del familismo amorale di cui si fanno paladini gli estensori del contributo. E della moralitÓ che buttano in faccia agli altri, ma si dimenticano di toccare quando si parla di loro. Qui prevale un senso di solitudine cosmica. Si pensa alla inutile stupiditÓ di chi, nonostante tutto, ci crede e alla mancanza assoluta di una semplice moralitÓ di base.

La seconda. Il fondatore di Repubblica, acerrimo nemico del potentissimo, toccato nel vivo su questioni editoriali, se ne esce che a lui quelli della sua casa editrice non hanno fatto nulla di male. Appena glielo fanno, li lascia. Ma come? Il suo editore con leggi e norme sta facendo male a tutta una serie infinita di persone e lui pensa solo a se stesso? Certo che pu˛ pensarla come vuole. Ma che tristezza!
Ecco. Per dire che gli esempi non sono affatto ideologici, vengono da ambedue gli schieramenti, ma conducono al medesimo risultato. Brutalmente: parlare bene e razzolare male. Ci resta 'l'ottimismo della volontÓ', messo sempre, si sa, a dura prova.

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