breve di cronaca
Parlamentari contro l'attacco all'Iraq
Il Manifesto - 19-10-2002
Noi, deputati e senatori contrari ad un attacco armato all'Iraq, rivolgiamo
un appello a tutti i rappresentanti del popolo che siedono in parlamento:
fermiamo la macchina di questa guerra. Noi non vediamo il collegamento con
la indispensabile lotta al terrorismo internazionale, che costituisce una
minaccia per l'umanità. Noi temiamo piuttosto il piano inclinato di uno
scontro tra civiltà, destinato ad alimentare il fondamentalismo islamico e
a rendere sempre più ingovernabile il mondo. Noi avvertiamo i rischi
immanenti per la sicurezza del nostro e di ogni altro paese, in particolare
quelli dell'area del Mediterraneo.

Ora molte contrarietà e dubbi, tra gli stati membri delle Nazioni unite e
dello stesso consiglio di sicurezza, sembrano contrastare le certezze di un
conflitto inevitabile. Siamo convinti che le Nazioni unite debbano agire in
piena autonomia e non subire l'imposizione di una risoluzione che accolga
il principio della «guerra preventiva», contrastante con la loro Carta
fondativa.

- perché un tale deliberato di autorizzazione alla guerra non potrebbe
trasformare una scelta sbagliata in una scelta giusta;

- perché, lungi dal rafforzare il ruolo delle Nazioni unite potrebbe essere
causa della loro delegittimazione agli occhi della gran maggioranza
dell'opinione pubblica mondiale.

Per questo i nostri sforzi vogliono essere orientati:

- ad esigere dall'Iraq di accettare le ispezioni sugli armamenti e in tutti
i siti;

- ad evitare la guerra, rappresentando in questo modo gli orientamenti
maggioritari dell'opinione pubblica europea e di una parte importante di
quella degli Stati uniti;

- a proporre che l'Onu avvii un processo negoziale sul disarmo, relativo
agli armamenti nucleari e chimico-batteriologici, in tutta l'area medio
orientale, anche nel quadro della soluzione del conflitto
israeliano-palestinese.

Sono queste le posizioni che sosterremo nel parlamento e nel paese,
riaffermando il valore e l'efficacia, nell'era della globalizzazione,
dell'articolo 11 della costituzione italiana. Noi non voteremo per la
guerra all'Iraq.

seguono 131 firme

C. Acciarini, M. Agostini, E. Baio Dossi, F. Bandoli, F. Baratella, G.
Battaglia, T. Bedin, K. Bellillo, G. Bellini, F. Bertinotti, G. Bianchi, V.
Bielli, F. Bimbi, R. Bindi, S. Boco, M. Bonavita, D. Bonfietti, P. Brutti,
G. Buffo, M. Bulgarelli, G. Burtone, V. Calzolaio, F. Carboni, F. Carella,
P. Castellani, M. Cavallaro, A. Cennamo, P. Cento, M. Cialente, L. Cima, F.
Cortiana, A. Cossutta, M. Cossutta, F. Crucianelli, G. D'Andrea, N. Dalla
Chiesa, S. Dameri, S. De Franciscis, E. Deiana, F. De Martino, L. De
Petris, T. De Simone, T. De Zulueta, O. Diliberto, O. Di Serio D'Antona, P.
Di Siena, A. Donati, E. Duca, L. Duilio, A. Falomi, E. Fassone, G. Fioroni,
A. Flammia, A. Fluvi, P. Folena, G. Frigato, M. Fumagalli, A. Gaglione, P.
Gasperoni, L. Giacco, A. Gianni, P. Giaretta, F. Giordano, G. Giulietti, A.
Grandi, G. Grignaffini, F. Grillini, R. Innocenti, A. Iovene, G. Kessler,
C. Leoni, M. Lion, G. Lolli, A. Longhi, M. Magistrelli, L. Malabarba, G.
Malentacchi, R. Mantovani, L. Marcora, L. Marino, F. Martone, G. Mascia, G.
Melandri, L. Meduri, A. Monticone, G. Morgando, D. Mosella, F. Mussi, A.
Muzio, N. Nesi, A. Occhetto, G. Pagliarulo, G. Panattoni, A. Pecoraro
Scanio, L. Pennacchi, G. Petrella, R. Pinotti, S. Pisa, G. Pisapia, G.
Pistone, A. Pizzinato, E. Realacci, G. Reduzzi, N. Ripamonti, M. Rizzo, A.
Rotondo, R. Ruggeri, A. Rusconi, G. Russo Spena, S. Sabattini, C. Salvi, G.
Santagata, R. Sciacca, C. Sgobio, A. Soda, T. Sodano, A. Soliani, A. Sasso,
P. Toia, L. Trupia, S. Turroni, T. Valpiana, S. Vertone, N. Vendola, F.
Vigni, M. Villone, W. Vitali, D. Volpini, G. Zancan, L. Zanella, K. Zanotti

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