Il merito e la vera emergenza educativa
Linda - 10-07-2010
Negli ultimi giorni, forse a causa del caldo, devo dire che gli onorevoli ci stanno dispensando perle di saggezza come fossero acqua.
Vorrei riflettere insieme a voi, su quelle che riguardano il settore della scuola.
Il Presidente Fini ha dichiarato: in Italia è in emergenza educativa!
Autorevolissimo, tra l'altro detto da un dottore in pedagogia.
Ha affermato anche che "il servizio nel campo dell'istruzione rappresenta un primario interesse per l'intera comunita' nazionale''.
Tradotto dal politichese al cittadinese vuol dire soldi cash!
Ma se d' "investimenti" si parla, il problema è che non sono per scuola pubblica, alla quale sono rivolti solo tagli, ma riguardano esclusivamente la scuola privata.
Afferma inoltre l'onorevole Fini che ovviamente, essa dovrebbe essere oggetto di valutazioni, ma mi chiedo: quando, quali, da chi?
I dati ocse, che hanno certificato l'inadeguatezza dell'istruzione italiana, principalmente delle scuole secondarie, hanno valutato una buona percentuale di alunni provenienti dalle scuole private, ma non mi pare le abbia promosse, eppure i finanziamenti arrivano a pioggia.
Inoltre il fenomeno "diplomifici", recentemente denunciato dalla trasmissione Reporter, che si protrae da anni, e tutti ne sono a conoscenza, mi sembra tutt'altro che esaurito, o vigilato.
I finanziamenti però continuano ad essere dispensati, e addirittura aumentati anche nell'attuale regima di ristrettezze.
In barba a quanto è scritto nella Costituzione, che sarà inadeguata e antiquata, come vuole far intendere la terza carica dello stato, ma ancora vigente, fino a prova contraria.
E ignorare una legge, non vuol dire che essa non esista: la scuola privata, per legge, ad oggi dovrebbe funzionare SENZA ONERI PER LO STATO.
A queste si aggiungono le affermazioni del Ministro Gelmini: la scuola privata fa risparmiare lo stato.
Se i genitori che ne hanno la possibilità pagano ciò che dovrebbe pagare lo stato, e quest'ultimo partecipa con un "contributo", è normale che risparmia, ma rimane il fatto che non puoi farsi garante del diritto all'istruzione, e soprattutto non puoi garantire uguali opportunità!
A maggior ragione se regala soldi senza controlli, che evidentemente mancano, dato che permangono tali storture.
Secondo il principio di economicità se lo stato decidesse di chiudere completamente le scuole pubbliche, non si facesse più carico delle rogne della scuola, con genitori che pretendono, insegnanti stipendiati che manifestano dissenso, e alunni che non rendono, certo sarebbe un bel risparmio!
Per iperbole se decidesse di non occuparsi più di sanità o sicurezza: UN RISPARMIO ENORME, ma non sarebbe più uno stato di diritto.
Sarebbe una dittatura autocelebrativa, finalizzata semplicemente a garantire pochi privileggiati.
Ma le affermazioni che mi hanno sconvolto di più sono quelle dell'onorevole ECCHER, un insegnante, fatto che rende più gravi le sue parole, oltre che totalmente incomprensibili.
Egli sostiene che ci sono giovani meritevoli che non possono insegnare, perchè nell'attuale sistema d'istruzione si va avanti solo per anzianità.
Credo che la prima risposta logica per smontare questa tesi è che le posizioni all'interno di una graduatoria ad esaurimento non sono determinae dall'anzianità, intesa come età.
Conosco docenti di oltre 20 anni più giovani di altri, che sono collocate in posizione migliore, perchè fino a prova contraria, le graduatorie sono stipulate secondo criteri meritocratici.
A questo punto è doveroso riflettere sul significato, a mio avviso molto confuso, sul termine MERITO, a oggi usato e abusato spesso a sproposito.
Io ritengo che se il merito fosse determinato solo dagli studi, una volta terminato il percorso scolastico previsto per accedere ad una qualunque professione, saremmo in presenza di tanti luminari.
A questo punto chiedo all'onorevole, e chi sostiene le sue tesi: se avesse bisogno di un intervento salvavita a chi lo farebbe svolgere: a un giovane dottore appena laureato, che non ne ha mai svolti, o si rivolgerebbe a un medico un po' più adulto, che ha continuato i suoi studi con gli aggiornamenti, e soprattutto con molta esperienza per quel tipo d'intervento?
Se fosse stato accusato di omicidio ingiustamente, a chi si rivolgerebbe ad un praticante o ad un esperto principe del foro?
Insegno da molti anni, e senza dubbio posso affermare che i miei primi alunni mi devono avere ritenuto meno brava dei miei ultimi.
Credo che in tutti i settori l'esperienza lavorativa sia indice di merito, tranne che nella scuola e in politica!
Ma poi si parte dal presupposto errato, che chi insegna alla primaria e scuola dell'infanzia, si sia diplomato anni e anni orsono e non abbia mai più toccato un libro.
Ma così non è, perchè ci sono moltissimi plurilaureati e con master (credetemi parlo con cognizione di causa), e anche chi non possiede tali titoli, è un vincitore di uno o più concorsi, e ha i titoli che lo stato ha richiesto loro e che fino ad oggi ha ritenuti idonei per utilizzarli nelle sue aule.
Inoltre possiedono tanti anni di corsi di aggiornamento, e soprattutto hanno sopperito alla mancanza di laurea con l'esperienza maturata sul campo.
Come campagna sembra curiosa se portata avanti da chi pensa di eliminare il titolo legale.
Infine faccio notare che se questi fossero veramente i criteri per valutare il merito, il principio varrebbe, a maggior ragione, per i docenti di ruolo che sarebbero in grande numero inidonei e quindi da licenziare.
Infine, faccio notare che le ultime rilevazioni sul precariato scolastico hanno evidenziato che l'età media dei docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento è di 38 anni, che mi sembra un'età in cui si possa offrire ancora moltissimo all'istruzione e in qualunque altro settore lavorativo.
Queste considerazioni , sul fatto che siamo troppo vecchi, sembrano curiose fatte da un uomo di 60 anni, che non credo manchi di lucidità.
Infine desidero ricordare all'onorevole, che se crede che il problema del precariato scolastico possa essere risolto con l'affermazione che l'assorbimento delle graduatorie è IMPRATICABILE, chiudendo la partita con una parola che ha l'aspetto di una lapide, sia in errore.
I precari della scuola, arruolati dallo stato, da anni lo servono garantendo il buon funzionamento della scuola pubblica.
Lo stato ha delle responsabilità verso queste 247000 famiglie, molti più degli operai di Termini Imerese, e di Pomigliano messe insieme, per i quali si è adoperato in mediazioni.
Se si vedessero inoltre bene le graduatorie si scoprirebbe che molti docenti sono presenti in più graduatorie, avendone i titoli, anche in 4 graduatorie diverse.
Inoltre sono presenti docenti in possesso di contratti a tempo indeterminato in altre strutture, infine sono presenti docenti, soprattutto al sud, vincitori di concorso, che semplicemente giacciono nelle graduatorie senza avere mai svolto un solo giorno di lezione, per i quali ritengo che lo stato non abbia grossi doveri.
Con i giusti controlli, si scoprirebbero che i numeri sono lontani da quelli esposti, e quindi molto meno le persone per le quali il governo, artefice o meno del problema, in quanto in carica deve trovare delle soluzioni reali e non fittizzie come il salvaprecari.
Sia perchè è la stessa Corte Europea ad averglielo ricordato recentemente: l'abuso dei contratti a tempo determinato è illegale per lo stato come per le ditte private.
Sia perchè il problema non è che non ci sono posti o risorse, garantiti dal turn over, ma che si vorrebbe dire ai precari che non ci sono posti SOLO PER LORO!
Pensare un sistema di reclutamento, senza i precari della scuola, non è solo scorretto, ma abbastanza pericoloso da parte dello Stato.
Chiudere il dialogo non serve a risolvere il problema, aiuta solo a amplificarlo e renderlo insopportabile per chi lo vive.
Se fino ad adesso i precari della scuola, persone di lettera e cultura hanno sempre ricercato soluzioni pacifiche, e il confronto, è perchè l'esistenza della greduatatorie AD ESAURIMENTO è sempre stata una garanzia del loro stesso assorbimento.
Ma lasciare le graduatorie aperte come specchietto per le allodole, continuare a lanciare segnali, pensare subdolamente di raggirarle con altri sistemi dii reclutamento, e fingere di trovare soluzioni come il salvaprecari, con il solo fine di cacciarli più in fretta possibile, o nell'attesa che si stanchino e si rassegnino (a non mangiare), può essere un gioco veramente pericoloso.
Chiediamo dunque garanzie reali, e i sindacati, soprattutto alcuni, devono decidere da che parte stare,la pacchia è finita, i precari hanno capito certi giochetti, continuare a percorrere certe strade scriteriate equivale ad innescare una bomba ad orologeria.


da Professione Insegnante
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