Carità o giustizia: la scelta si impone
Emanuela e Rolando - 18-10-2002
La IV Conferenza nazionale del Volontariato tenutasi ad Arezzo tra l’11 ed il 13 ottobre scorsi si è chiusa con le dichiarazioni del Ministro peri il Welfare, Roberto Maroni, che ha espresso una doppia preoccupazione.

La prima, in sala, nasce dal timore di di perdere un “confronto con la base, quella vera”, che fa volontariato:

"Potremmo fissare annualmente un appuntamento... per definire le priorità e sentire le proposte del mondo vero del Volontariato. E soprattutto riflettere su come investire le risorse l'anno successivo…Come sapete, nella Finanziaria, è prevista una radicale trasformazione del Fondo delle politiche sociali. So che su questo argomento ci sono state numerose preoccupazioni e vorrei rassicurarvi: questa trasformazione serve per spendere meglio tali risorse … lavoreremo mantenendo il confronto con le Regioni e gli Enti locali, cui trasferiamo annualmente le risorse del fondo sociale, e creando un confronto con il Volontariato, che giustamente deve rientrare nella gestione delle politiche sociali. L'Osservatorio nazionale del Volontariato, i vertici dei vertici delle grandi associazioni, ma anche un confronto con il vero Volontariato che ogni giorno presta il proprio servizio".



La seconda, davanti ai microfoni dei giornalisti, ha origine dalla ferma volontà di non privilegiare quei pochi portavoce di molti, troppi altri silenziosi:

«Il popolo del terzo settore non merita di essere catalogato, sfugge ad ogni etichetta. Verrà data pari dignità e pari voce a tutti, senza discriminare in base alle dimensioni dell´attività svolta. Non ha senso mantenere la linea del "doppio" tavolo, quella che mette da una parte, le grandi sigle del non profit e, dall´altra, le decine di miglia di piccole associazioni.
Bisogna capire meglio la realtà per distribuire le risorse in modo più adeguato. Non voglio polemizzare, però va minor peso a quanti ritengono, a torto, di esprimere l´intero arcipelago. Inoltre, entro la fine dell´anno, dovremmo spostare da Roma a Milano (dove ha già sede l´agenzia dell´Onlus) la direzione generale sul volontariato del ministero del Welfare. Vanno coordinate meglio le politiche di intervento. Il lavoro comune tra governo e associazioni è la giusta soluzione. L’agenzia delle Onlusoggi è un organismo dell´esecutivo. Credo debba avere un futuro da autorità autonoma di autogoverno e di autocontrollo del volontariato. Per quanto riguarda l´Osservatorio, verrà allargata la rappresentanza di vertice. Presto, in un paio di mesi, presenteremo il libro bianco sul welfare, una fotografia dello stato sociale più articolata e complicata di quella sul lavoro».



Intenti d’apertura a salvaguardia di una presunta rappresentanza democratica, che fanno subito a pugni con la scelta solitaria dei padroni di casa (lo stesso presidente del Senato Marcello Pera è entrato nella querelle del programmato mancato invito dell'opposizione ai lavori della conferenza sul volontariato di Arezzo, già sollevata da Casini, con una sua lettera autografa), con il vuoto di promesse non definite e con l’inevitabile sospetto del “divide et impera” da più parti sottolineato.
Il Volontariato non ha tardato a far sentire la sua voce e la sua preoccupazione, come alcune tracce raccolte ci testimoniano.

Noi abbiamo cercato ulteriori risposte spaziando in un mondo che nasce da una ricerca di significati culturali e poitici dell'azione volontaria, del suo rapporto con il pubblico, della dialettica tra privato e sociale, come il percorso normativo che lo riguarda ( Legge 11 agosto 1991, n.266; ; Decreto legislativo 4 dicembre 1997, n.460; Legge 8 novembre 2000, n. 328°) indica, ponendosi a costruzione di modelli operativi in grado di rispondere nella maniera migliore alle esigenze del territorio, secondo logiche di pari opportunità, ma non di deleghe, di giustizia, e non di carità fine se stessa.

Proponiamo alcune di queste risposte alla vostra riflessione e ai vostri commenti.






Superabile ha chiesto a Marco Revelli, sociologo, economista, docente universitario, studioso dei 'flussi' sociali della partecipazione
civile e democratica dei cittadini alla vita del Paese, una critica ragionata.


Non profit e Stato… Separati in casa?


Che conclusioni ha tratto dai lavori della IV Conferenza nazionale sul volontariato?

Ho provato un forte senso di disagio. Vedere gli stati generali del non profit lasciarsi sommergere dai discorsi ministeriali, dalla retorica di potere e dalle interminabili parate governative, mi ha fatto sentire a disagio. Era evidente il tacito senso di inferiorità di alcuni rappresentati del mondo del volontariato nei confronti dello Stato ; eppure tra Governo e non profit, la gerarchia dovrebbe essere rovesciata, in quanto al secondo spetta il diritto etico di rivendicare una sorta di primazia sociale.


La Conferenza è iniziata e si è conclusa tra le polemiche. Molte organizzazioni sociali hanno disertato i lavori rilevando come sia stata limitata la rappresentanza reale del volontariato italiano e come si sia data voce ai ministri piuttosto che a tutti coloro che ogni giorno stanno in trincea, a lottare contro l'emarginazione e il disagio.

Chi ha disertato la Conferenza, secondo me, ha fatto bene. È la forma di protesta più evidente ed efficace. Ma devo anche dire che dietro la cattiva organizzazione dell'evento, c'è anche la scarsa percezione da parte del non profit del proprio valore. Voglio dire che una parte di questo mondo forse si è adagiata troppo in questi ultimi anni sui risultati ottenuti, e dunque ha appannato un po' la propria identità, ha indebolito le proprie radici. Perché sia accaduto questo, può dipendere da tanti motivi: difficoltà economiche, necessità di sostegno per continuare ad esistere, ma anche un legame troppo disinvolto ed equivoco con il mondo del profit. Le imprese sociali sono il segno di questa trasformazione, che in sé non ha nulla di male, a patto che non si regali troppo spazio alle logiche meramente aziendali.


Il Forum del Terzo Settore rivendica continuamente il carattere 'politico' che deve avere il volontariato in Italia, ossia la capacità e il diritto di interagire nella realizzazione del Welfare del futuro e di partecipare alle scelte di politica sociale. Che cosa ne pensa?

Sul termine 'politico' si è sempre equivocato. Ormai questa parola è diventata sinonimo di lotta per il potere, adesione partitica, partecipazione al governo. E invece, come sappiamo, il significato del termine 'politico' è un altro ed è a questa sua vera accezione che il non profit deve legarsi. Anzi, posso dire che il mondo della solidarietà abbia qualcosa in più della politica e la critica implicita che accompagna quasi sempre le scelte del non profit deve essere vista come uno stimolo irrinunciabile e non significa affatto una limitazione dell'impegno civile. Il 'privato sociale' è una delle più grandi risorse del nostro secolo, ma non si può ignorare il fatto che politica e d economia lo attaccano continuamente, lo destabilizzano, applicando logiche di mercato e di appartenenza che sono lontane dai suoi scopi e dalle sue azioni. È una colonizzazione da cui stare in guardia.


Alla Commissione Affari Costituzionali del Senato è in discussione un disegno di legge che permetterebbe a cinque grandi associazioni italiane di essere riconosciute come enti di interesse nazionale. Cosa pensa di questa proposta?

È un po' la conferma di quello che si diceva prima, ossia l'acquiescenza di parte del non profit italiano su posizioni di potere e la volontà di diventare un'appendice dello Stato. Il rovescio della medaglia è invece il tentativo da parte dello Stato di mettere le mani su una sfera importante e delicata della società. Insomma, si sta agendo secondo una logica perversa che non tiene conto invece di un principio importante: la forza del non profit sta tutta nelle micro-organizzazioni, nel suo carattere molecolare. Ora, va bene trovare un a sintesi, a patto che questa operazione avvenga dall'interno di questo mondo, attraverso le strutture di autogoverno, e che tutto sia sorretto da un'impostazione normativa chiara e rispettosa dell'autonomia del non profit.






Concludiamo questa raccolta di opinioni con un documento particolarmente significativo: una lettera aperta scritta da Don Vinicio Albanesi, che, in quanto presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, ha dato forfait all’incontro di Arezzo, criticandone lo stesso logo.
La lettera è del 17 0ttobre ed è per Edo Patriarca.
Il titolo potrebbe essere “Un Governo senza politica sociale”.
La provocazione non lascia indifferenti.

Caro Edo,
ho letto e mi hanno riferito le parole del Ministro Maroni ad Arezzo,
con le quali ha voluto screditarti.

La mia solidarietà nei tuoi confronti è piena e senza riserve.
Anche perché, conoscendoti, so bene che agisci
Ispirandoti a quanto dice la Lettera di Giacomo.
“La sapienza che viene dall’alto invece è anzitutto pura;
poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia
e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia.” (Gc, 3,17).

D’altra parte non è la prima volta che il metodo infido del dubbio
e dello screditamento è usato recentemente in politica.
La vittima illustre è stato Biagi:
sembra che il già Ministro Scajola abbia avuto il torto di dirlo pubblicamente,
ma altri erano gli ispiratori di quel giudizio malevolo e crudele;
non solo: continuamente l’ala cattolica e moderata del governo
viene sottoposta alla doccia fredda del “ladri/onesti”.
Come si faccia a rimanere in tale governo è un grande mistero:
forse hanno impropriamente assunto
lo slogan di borrelliana memoria “resistere, resistere, resistere”.

Ma questo doloroso incidente, mi permette di chiarire, politicamente,
le posizioni del terzo settore di fronte alle recenti politiche sociali in Italia.
Ricordi il breve incontro avuto a Nuoro, qualche mese fa,
durante il quale ti dissi espressamente che l’atteggiamento del dialogo
con l’attuale politica governativa era inutile e dannoso?

A distanza di tempo confermo quel giudizio.
Nulla di personale e tanto meno di mancanza di carità.
Trattandosi di politica, di potere cioè, credo infatti
che gli unici criteri di giudizio siano la verità e la giustizia,
tenendo presente gli “interessi” dei più deboli e svantaggiati.

Questo governo non ha politica sociale.
Avrai letto la
difesa del sottosegretario Sestini

per la politica del governo di destra:
mi ricorda le antiche tribune elettorali degli anni ’60 quando i Ministri dell’epoca rispondevano:
“stiamo facendo, faremo…”.

I risvolti sociali delle iniziative governative non sono
né attente ai deboli, né tanto meno sociali.
I pochi provvedimenti sono populisti,
mirati ad accaparrare consenso.
Prendi il milione garantito agli anziani.
Chi aveva la pensione sociale come le casalinghe oltre i 65 anni,
gli oltre due milioni di disabili con l’elemosina della prefettura,
si è ritrovato esattamente come era.
Altro esempio: le difficoltà in sanità sono evidenti a tutti:
mi dici a che servono le dentiere di plastica promesse dal Ministro della salute?
Forse per la dignità di morire poveri, ma con falsi denti in bocca.

Nonostante questo quadro tu dici che bisogna dialogare:
in questa convinzione sei in buona compagnia.
Altri organismi di rappresentanza civile
di ispirazione del cristianesimo-sociale la pensano come te.
Probabilmente perché facendo azione “sindacale”
sperate che qualcosa comunque si può ottenere.

Credo che voi sbagliate, anche se riconosco nella vostra posizione
Ragioni politiche trasparenti e ragionevoli.

Si può dialogare se manca l’oggetto della discussione?
Non solo: lecosiddette organizzazioni “non amiche” secondo l’attuale esecutivo
– l’ha confermato anche Maroni – non sono da ascoltare e tanto meno da seguire.
Credo sia stato l’allora Ministro Previti a dire, nel 1994, che non avrebbero fatto prigionieri.

I toni oggi sembrano smussati, ma la sostanza rimane la stessa:
chi non è di destra non esiste, al di là dei numeri e delle rappresentanze.
Questo il senso della dichiarazione del Ministro,
quando afferma testualmente di voler “dare pari dignità e pari voce a tutti,
senza discriminare in base alle dimensioni dell’attività svolta”.
L’associazione sotto casa, purché amica, diventa interlocutrice quanto il Forum.

Guarda i vari tavoli di discussione: congelati o scomparsi.
Se ti fanno partecipare sei circondato da sigle sconosciute
e amiche dell’area governativa, così da rimanere sempre e comunque in minoranza.

Al di là della discussione, confermo la stima a te e al Forum:
nei prossimi mesi sii attento, anche perché, non essendo di Varese o di Arezzo, la partita è comunque pesante.

Ci risentiremo con più calma.
A presto. Un abbraccio

don Vinicio

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