La cultura della pace tra i docenti
Francesco Paolo Catanzaro - 17-10-2002
Un atteggiamento, a cui bisogna dare maggiore attenzione nella scuola è il collaborazionismo fra colleghi. Capita spesso che nelle istituzioni scolastiche i colleghi non si stimino tutti allo stesso modo: alcuni si sentono frustrati perchè isolati, altri sono insoddisfatti dell'orario scolastico, che un collega, seppure incentivato, ha prodotto, non curandosi dell'esigenza didattica e di casi eccezionali di colleghi viaggiatori quotidiani, purchè per lui si rispettino le scadenze di attuazione date dalla Presidenza; altri si ammalano spesso perchè stressati o dispiaciuti che il clima non sia poi tanto salutare anche per loro non soltanto per gli alunni. Ed il clima di collaborazione che è la forza della scuola subisce dei contraccolpi decisivi. E che dire dei colleghi collaboratori che una volta data la loro disponibilità al dirigente scolastico di turno sembrano avere ottenuto il "lauro dell'onnipotenza" e cominciano a screditare altri colleghi anche ingiustamente, addossando responsabilità che non esistono purchè il sorriso risplenda sulle labbra del dirigente, dal quale si aspettano gratificazioni e belle parole e che il dirigente non informato delle strategie attuate da codesti collaboratori infidi potrebbe pur regalare.
Sono i primi a riportare disagi dei colleghi storpiandone il significato, facendoli apparire rivoluzionari che attentano all'armonia scolastica e bisognevoli del richiamo dall'alto. Razza infida di colleghi che ti sorridono in sala dei professori e ti discreditano alle spalle in Presidenza! A questi consiglio di abbandonare il loro incarico perchè non è con questo atteggiamento che si collabora con la Presidenza ma si deve adottare un "savoir faire", un atteggiamento flemmatico che possa mediare invece disagi, lamentele e malattie dei colleghi. Fortunatamente la Funzione obiettivo area 2 interviene a difesa di questi colleghi insoddisfatti ed inizia una lotta civile all'interno della scuola. Bisogna avere anche coraggio a ricoprire questo ruolo perchè anche quel collega con atteggiamenti ipocriti, imperialisti o di tipo dittatoriale, collaboratore in odor di carrierismo, accecato da un falso potere che dura un soffio di vento è bisognevole di aiuto. E la guerra si trasforma in spedizione di pace,nel tentativo di recuperare quei rapporti viziati dall'accecamento dei ruoli in nome del benessere della scuola e di quelli che la frequentano.
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 Mariella Adami    - 20-10-2002
Nella mia istituzione scolastica mai si è verificato un caso in cui un collaboratore o una F.O. abbia cercato di mettere in cattiva luce con il dirigente un altro collega.
Parlo però di scuola dell'infanzia e scuola elementare.Ricopro il ruolo di vicaria da 6 anni e mai mi sono sentita onnipotente nè ho cercato gratificazioni. Credo prima di tutto nel rapporto di
stima e fiducia tra colleghi, non mi sento affatto gratificata in questo ruolo e oltretutto, per la mole di lavoro aggiuntivo che mi è richiesta, mi sento presa in giro quando mi pagano (bontà loro!) la f.o.
Il mio lavoro principale è quello di INSEGNARE, ma ritengo importante anche la collaborazione con il Dirigente, se questi è una persona intelligente!

 Letizia Borello    - 21-10-2002
Mariella Adami,
è la classica che corrisponde alla descrizione fatta nell'articolo di Catanzaro, quella che nega l'evidenza e parla di mondi perfetti. Quante ne ho conosciute! Lecchine!

 Teresa De Salvatore    - 31-10-2002
Non ho molto da commentare: casi del genere esistono e sono frequenti. Molto dipende dalla formazione umana del Dirigente. Tuttavia anche questi potrebbe trovarsi influenzato negativamente se l'ambiente è massicciamente gretto. Esistono corsi di FORMAZIONE professionale, che è poi anche umana, che sono efficaci se non altro (ma non solo) di far sperimentare come un autentico atteggiamento d'ascolto (ma non solo) conduca a risultati comunque più vantaggiosi e sicuramente a un maggiore benessere per tutti. Ma a volte penso che si ha paura del benessere.