Israel e l'aria di rigore
Giuseppe Aragno - 21-05-2010
Occorre dare a Cesare, ciò che a Cesare si deve. Giorgio Israel, che non ritiene lesiva della sua dignità la collaborazione col ministro Gelmini, s'è offeso: gli hanno dato del "negazionista". E' accaduto anche a me e so che la parola può ferire profondamente. Mi auguro perciò con lui che "esistano ancora persone perbene capaci di tenersi alla larga da questo schifo", ma prendo atto: abbiamo una diversa concezione dello "schifo" e non se l'abbia a male se civilmente gli ricordo che la vera saggezza insegna la prudenza e qualche volta è vero: "Chi ha colpa del suo mal pianga se stesso".
Sia come sia, Israel non nega, e sostenerlo sarebbe mentire. Provoca, questo sì, fa il "cascatore" e, se trova lo sgambetto al limite dell'area, leva le braccia al cielo e invoca il ... calcio di rigore. Questo sperava, utilizzando quel modello di giornalismo indipendente che è Il "Foglio" di Giuliano Ferrara, il matematico con l'hobby della didattica, su questo contava, quando s'è avventurato in una requisitoria sui disturbi specifici di apprendimento che, senza negare nulla, autorizza a preoccuparsi seriamente dello stato degli studi matematici nelle università del nostro Paese: uno sgambetto e il tuffo. Se cadendo s'è fatto male, certo, non fa piacere, ma si sa: sono gli incerti del mestiere.
"Secoli fa" - scrive l'offeso professore con evidente nostalgia - "il calcolo mentale e l'arte della memoria erano considerati una virtù da coltivare intensamente. Oggi facciamo persino il conto della spesa sulla calcolatrice del cellulare e imparare le tabelline è opzionale". Per evitare gli strali del neofita della didattica, occorrerà attrezzarsi: a scuola studieremo i conti lunghissimi dei supermercati, daremo il bando alle calcolatrici e, per esser certi di non sbagliare, pretenderemo tabelline a memoria tre volte al giorno per trenta volte trenta. Non dovesse bastare, il trenta diventerà sessanta e non è detto che finisca qui. Una certezza l'abbiamo: avremo così dei matematici valenti come il celebre "settecentesco Leonhard Euler", in grado di "calcolare a mente uno sviluppo in serie fino al settimo termine" e fare, quindi, un mare di calcoli difficili, ricordando a memoria un'immensa quantità di risultati parziali. Tutto questo ci riuscirà facilmente con chiunque, quali che siano le capacità, i problemi e le difficoltà; la ricetta è sicura - garantisce Israel e bisogna credergli - bastano il conto del supermarket, l'eliminazione delle calcolatrici e le tabelline studiate a memoria. Come non bastasse, elimineremo la "discalculia", la difficoltà di calcolo, che, sostiene Israel è "la componente evanescente" di un "disturbo scientificamente inconsistente" e, quel che più conta, "quasi sempre indotta da cattivo insegnamento". Israel, quindi, non s'è mai sognato di negare decisamente, ha preferito tuffarsi in area e sperare gli andasse bene. Israel non nega nulla. Si limita a disegnare un quadro qualunquistico e grottesco degli insegnanti. Colpisce nel mucchio e, poiché non fa nomi, ripete con una punta di monotonia, che non offende nessuno. Se dico bestiario non offendo le bestie, sostiene arditamente il consulente della Gelmini, e si lascia andare alle sue acutissime descrizioni. Questa, per fare un esempio, è, per il correttissimo matematico, una indefinita "Scuola materna". Tre personaggi. Un genitore muto, un ragazzino querulo che accusa, e una maestra stupida e ignorante. Nessun nome, come fa solitamente chi ha un cuore da leone.

"Bambino: Maestra, Luca dice che 2 più 3 fa 5, io dico che fa 6. Chi ha ragione?
Maestra: Non dovete parlare di numeri !!
All'uscita dalla scuola:
Maestra al genitore: La avverto che il suo bambino parla sempre di numeri. Non si deve parlare di numeri prima della prima elementare. Assolutamente. È controproducente. In questa fase noi dobbiamo introdurre i bambini soltanto agli indicatori topologici, "davanti", "dietro", "sopra", "sotto", in modo che acquisiscano il senso della spazialità, assieme a quello della temporalità. Ma niente numeri, mi raccomando, nemmeno a casa!


E non va meglio proseguendo gli studi.

In una "Terza elementare" la maestra è demente, la botta fulminante:
"Bambino: Maestra, è questa l'altezza di un trapezio?
Maestra: Ancora non dovete sapere cos'è l'altezza
".

Israel è tutto qui, in queste sue scenette drammatiche e rivelatrici. Lui è l'alunno, lui la maestra, lui la scuola. Lui, lo scienziato convinto che la psicologia curi solo malati, il professore che pensa di conoscere il confine tra malattia biologica e malattia dell'animo.

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 Giulio Vitale    - 23-05-2010
Ho da poco comprato un libro scritto da Giorgio Israel, in collaborazione con Ana M. Gasca, su Von Neumann, che per me, ingegnere elettronico, rappresenta un punto nodale nello sviluppo della mia disciplina, per la quale non saprei più cosa e come fare per liberarla dalle calcolatrici.
L'esercizio del calcolo automatico mentale e delle regole inflitte mi aveva del tutto disamorato della matematica dai 12 ai 18 anni, facendomela odiare insieme alla sua propositrice che, a quanto ricordo, seguiva perfettamente le indicazione dell'autore dell'articolo e premiava i solerti sudenti che soddisfacevano le sue orecchie, con le cantilene da lei predisposte per una memorizzazione efficiente delle terne ordinate di numeri o delle regole meccaniche di applicazione di principi inanimati e incompresi. Solo all'università, avendo avuto la fortuna di seguire le lezioni di Carlo Ciliberto, allievo di Renato Caccioppoli e di Carlo Miranda, nel corso di Analisi Matematica da lui tenuto alla Facoltà di matematica di Napoli, dalle sue suggestioni sulla Teoria dei Numeri finalmente iniziò a sollevarsi il sipario e cominciai a intuire cosa fosse la matematica e imparai ad apprezzarla, pur rimanendo sempre e soltanto un ingegnere.
Non so se c'è da sentirsi offesi nell'essere considerati dei collaboratori di questa ministra, quello che so è che nei miei trent'anni di insegnamento è stato senz'altro il personaggio che ho sentito più estraneo a qualunque discussione sulla didattica, sia essa sulla matematica o su quant'altro, che sia apparso in corso Trastevere e che ho visto presentarsi sempre con un unico e dichiarato obiettivo, ripetituto con insistenza: tagliare risorse per smantellare la scuola pubblica e favorire lo sviluppo di quella privata. Noi che continuiamo a rimanere nella scuola pubblica lombarda abbiamo modo di vedere sistematicamente evolvere questo processo, esattamente come condotto nella sanità pubblica.
Spero che intellettuali come Giorgio Israel non mascherino queste semplici e chiare manovre, coprendole con giustificazioni culturali di qualunque genere, facendole assurgere al rango di "riforma". Sarei disposto a qualunque sforzo o sacrificio per riformare e migliorare la scuola pubblica italiana, sperando che studenti e insegnanti si impegnino sempre di più a praticare e sviluppare un'adeguata cultura matematica, scientifica e tecnologica, ma mi piacerebbe che sia fatto nella direzione delle politiche sulla scuola nord europee, invece che con l'insensato massacro a cui assisto quotidianamente.
Ho paura che lascerò decantare questa polemica prima di riavere l'animo ben disposto a riprendere in mano il libro suddetto.

 Laura mamma di un bambino dislessico    - 28-05-2010
Questa è la risposta che ho inviato al blog di Israel, il quale ci ha tacciati di "teppismo". Ma non è stata ancora pubblicata. D'altra parte non mi stupisco poichè neppure Il Giornale ha pubblicato la lettera firmata da più di 400 genitori. Forse l'opinione di 400 persone vale meno di quella del "professore"?
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"Mi spiace ma non siamo 400 “teppisti” e neanche “schifo”. Siamo semplicemente genitori che vivono ogni giorno a fianco dei propri figli con dislessia/dsa.
Non mi risulta che vi siano tabù che consiglino di non utilizzare il vocabolo negazionismo, liberamente e senza offese, nella comune accezione del termine: “atteggiamento di ferma e talora ostinata e pregiudiziale opposizione; radicale rifiuto di qualcosa”.
Il contesto in cui è inserito il vocabolo non fa alcun riferimento a situazioni o eventi storici ed anzi ne circoscrive inequivocabilmente il significato all’ambito DSA.
Ogni altra interpretazione risulta pertanto non essere altro che mera strumentalizzazione.
Ciò nonostante, semplicemente per educazione, mi spiace che si sia sentito offeso poiché non era certo questa l’intenzione dei 400 firmatari.
“Teppismo” e “schifo” invece sono termini che non necessitano di particolari interpretazioni poiché il loro significato è univoco e chiaro a tutti. Parlano da soli e qualificano la persona che li esprime, al di là dei suoi titoli, dei suoi autorevoli incarichi e delle sue abilità dialettiche. Forse le sono sfuggiti? Complimenti, Prof Israel: linguaggio specchio dell’anima…"