Le scuole violentate
Franco Buccino - 13-05-2010
Sia che il ragazzino abbia dato volontariamente un calcio alla maestra, sia che l'abbia colpita scalciando perché trattenuto mentre voleva azzuffarsi con un compagno, l'episodio di Barra conserva tutta la sua gravità. E si inserisce in una continuità di violenze di cui le scuole sono vittime. Innanzitutto gli alunni, e poi anche gli insegnanti. Lo sa bene chi frequenta da oltre trent'anni la zona orientale e le sue scuole. Sempre vittime gli alunni, anche quando sembrano carnefici. La ragazzina che confessava candidamente nel tema il suo desiderio di sposare un camorrista. I ragazzi che, in varie occasioni, non hanno semplicemente taglieggiato i compagni, ma imposto il pizzo. I ragazzi a scuola con la pistola; più spesso con i coltelli: tanti da riempire i cesti del cardinale.
E Giovanni ammazzato sul ciclomotore nel parcheggio del supermercato ai margini della residenziale, mentre doveva essere a scuola. Cesare, camuffato da adulto, ucciso a sedici anni dopo una vita molto intensa e spericolata. Davide che guardava negli occhi i rapinatori del motorino, suoi coetanei, che secondo la logica loro inculcata non potevano non ammazzarlo. Di che cosa sono colpevoli? Cosa potranno appurare con le loro indagini i poliziotti e gli ispettori ministeriali nel 48° circolo di via Repubbliche Marinare, a due passi dall'A&O dove ammazzarono Giovanni? Violenze di cui gli insegnati sono testimoni, vittime, antagonisti. Quante storie raccolte di violenza domestica, di miseria e degrado, di aspirazioni a una vita normale. Perfino dai più duri in un momento di debolezza.
Vittime privilegiate dei violenti sono gli insegnanti, come tutte le persone per bene e che non si fanno i fatti loro nei quartieri di periferia. Ruote bucate e macchine sfregiate, nel migliore dei casi. Gli episodi peggiori non sono neanche gli schiaffi e i calci degli alunni. Ricordate il professore della Pascoli 2 [colpevole di aver rimproverato, nel 1998, il figlio di un capoclan, che per questo lo fece picchiare - ndr] ? Ma sono le spedizioni punitive di interi nuclei familiari contro insegnanti colpevoli di mettere in discussione l'onorabilità dei loro figli, la violenza maggiore nei confronti delle scuole, l'umiliazione più mortificante, la sconfitta più cocente. Nelle scuole di periferia gli insegnanti spesso non sono visti come cooperatori importanti per l'educazione dei figli, e il loro avvenire. Sono, invece, gli antagonisti; sono i portatori di una cultura alternativa a quella della malavita. Che impone modelli di arroganza, di sopraffazione, al di fuori e al di sopra di ogni legge che non sia quella della camorra, anche se in versioni edulcorate. E per capire in che considerazione sono tenute le scuole, basta rivedere le immagini della città nei giorni dei rifiuti, quando gli edifici scolastici erano irraggiungibili. O i continui raid, fatti per distruggere non certo per rubare.
Nella battaglia per la legalità le scuole sono tristemente sole. Quante scuole abbiamo visto sotto i riflettori, per qualche giorno, vivere il loro momento di celebrità, anche se per fatti poco esaltanti. E poi ripiombare nella monotona quotidianità, trascorrere i lunghi pomeriggi a rincorrere alunni nei corridoi. Quanti faraonici e finanziatissimi progetti di recupero e di lotta alla dispersione scolastica sono passati per le scuole di periferia senza lasciare alcun beneficio. E il furore restauratore, la decisione di risparmiare e tagliare nelle scuole non ha risparmiato neanche le periferie. Sembra incredibile, ma le ore di lezione tutte frontali, l'aumento del numero di alunni per classe, i tagli degli organici hanno riguardato le scuole di Barra, San Giovanni e Ponticelli allo stesso modo di quelle del Vomero e di Posillipo. Le violenze peggiori che stanno colpendo le scuole di periferia sono proprio quelle politiche, quelle che derivano dalle politiche scolastiche del governo.
È vergognoso che si possa dire e scrivere che meno tempo scuola ci porta nell'Europa più evoluta. Le scuole di Napoli come quelle di Helsinki. O che meno tempo trascorso a scuola dà ai ragazzi la possibilità di studiare di più a casa. In alcune zone degradate delle nostre periferie i ragazzi, uscendo perfino a mezzogiorno da scuola, troveranno a casa le mamme ancora in pigiama. Opteranno come sempre per la strada, dove diventano facilmente preda di datori di lavoro nero e della malavita. E dove in ogni caso non si studia e si perdono facilmente le cose apprese a scuola. E allora smettiamola una buona volta di parlare di violenza a scuola. Parliamo piuttosto di scuole violentate.

Il contributo è stato pubblicato nell'odierna edizione di Repubblica - Napoli

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Libero Tassella Professione Insegnante    - 17-05-2010
Caro Franco, a scuola io metterei sullo stesso piano ragazzi e insegnanti che non possono difendersi in alcun modo, ecco perché collocherei la nostra tra le professioni a rischio.
Dobbiamo batterci perché la nostra professione sia considerata come tale, antropologicamente è cambiata la società e sono cambiati gli alunni, ma i governi e le istituzioni hanno fatto finta di non accorgersi, in primis i ds, tra dosi di retorica e buonismo, ora è venuta l’ora di scoprire gli altarini e battersi per il riconoscimento di professione a rischio.
Che ne dici?
Libero Tassella

 Libero Tassella Professione Insegnante    - 18-05-2010
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 Franco Labella    - 18-05-2010
L'analisi di Buccino andrebbe diffusa per ogni dove, magari in posti come ilSussidiario.net.
E' una delle analisi necessarie a smantellare il mantra del "meno scuola più qualità".
Io proverei , perciò, a farlo circolare quanto più possbile anche in partibus infidelium.
Franco Labella